venerdì 10 aprile 2009

L'ORGOGLIO D'ESSERE COMUNISTI OGGI

Si può essere orgogliosi dei propri figli? Sicuramente si. Si può essere orgogliosi dei propri compagni? Certamente. Noi siamo orgogliosi dei nostri figli ma anche dei nostri giovani compagni. Generosi, puliti, pieni di passione civile, seri, determinati, solidali. L'orgoglio di vedere crescere una nuova generazione di giovani che credono come noi, che abbiamo vissuto in altri contesti, in altri momenti della vita della città, che la Società é possibile cambiarla. Siamo orgogliosi di quel che dicono, di quel che pensano, di quel che fanno. Oggi sono impegnati in un atto di grande generosità nei confronti delle popolazioni d'Abruzzo che stanno vivendo quel che noi abbiamo vissuto: la tragicità distruttiva di un terremoto, la perdita di familiari, la distruzione della case, delle speranze, forse del futuro. Raccolgono viveri per portarli a Tempera dove il nostro Partito ha allestito una cucina per dare mille pasti al giorno ad un pezzo di quella popolazione stremata, umiliata dalla natura che, forse, si ribella alla violenza dell'uomo che la natura e la sua forza vuole quotidianamente sfidare. Andranno a Tempera anche per dare il cambio ai nostri compagni impegnati quotidianamente a sostegno di quelle popolazioni. Quanta analogia con la nostra esperienza del passato. Il terremoto del '68 fu altrettanto distruttivo. Ci colpiì con forza. Colpì anche la nostra città seppur in modo meno violento rispetto alle popolazioni del Belice. Ma ci sconvolse, costringendoci a fuggire come animali braccati, a vivere per oltre una settimana dentro una tenda in aperta campagna e in attesa che la sua furia si attenuasse, che avesse di noi compassione. Tuttavia anche noi sentimmo forte il senso della solidarietà che colpì, distruggendo, Montevago, Gibellina, Salaparuta e devastando altri centri di quella Valle. Raccogliemmo viveri e con un mezzo procurato da Agostino la Franca, due giorni dopo il sisma, arrivammo a Montevago. Lì abbiamo visto con i nostri occhi la violenza devastatrice della natura, la disperazione, la morte. Una folla che vagava senza sosta e senza meta. Madri che piangevano i figli, figli che cercavano disperatamente sotto le macerie i genitori, vecchi senza alcun sostegno. Una confusione grande, anche se lo Stato, allora, intervenne con la mobilitazione dell'esercito. E lì abbiamo anche conosciuto la Chiesa di don Riboldi, una Chiesa generosa, diversa, militante. Vicino agli umili e contro i potenti, contro la speculazione e il connubio tra mafia-politica-affari collegati alla gestione della ricostruzione. Ritornai nel Belice due anni dopo. Nel ciclostilato "IMPEGNO" che pubblicavamo dentro il Centro di Cultura Popolare UNLA attorno a cui si era consolidato un gruppo di giovani che lottavano per una Società diversa, raccontai le delusioni, le amarezze, la rabbia di una popolazione tradita da uno Stato cinico in mano ad una classe politica che usava l'uomo, condizionava le Istituzioni, mortificava i diritti. Da allora sono trascorsi ben 40 anni. Una vita intera. Abbiamo visto crescere i figli, ora stanno per crescere i nipoti. Ma i comunisti di allora, quelli del '68 sono ancora ad oggi presenti nella società. Si sono reincarnati in una schiera di giovani, passionali, determinati, combattenti convinti che il mondo potrà cambiare. Idealisti ma concreti, impegnati e solidali. Come quelli di allora. Come quelli di domani.

Toti Costanzo

giovedì 9 aprile 2009

IN MOLDAVIA VINCONO I COMUNISTI

Domenica scorsa nella Moldavia il Partito Comunista ha conquistato il Governo con più del 50% dei voti e 62 deputati, cioé la maggioranza assoluta di seggi del Parlamento. Questo Paese dell’est Europa, e che era parte dell’ex Unione sovietica, ha una stupefacente somiglianza con la nostra Sicilia. Una forma quasi identica alla nostra isola (se la rotiamo di 90°) ed una popolazione di circa 5 milioni di abitanti. Ma le analogie con la nostra isola non finiscono qui. Il clima, influenzato dal vicino Mar Nero, ad esempio raggiunge in estate una temperatura che oscilla tra i 25 ed i 33 gradi cosa che favorisce lo sviluppo dell’agricoltura e nella fattispecie della produzione vinicola. Eccellenti, ad esempio, gli spumanti ed i liquori mentre è notevole lo sviluppo di altre coltivazioni e dell’allevamento. Anche la popolazione della capitale Chisinau, 780 mila abitanti, è sostanzialmente equivalente a quella della città di Palermo. La Moldavia, dunque, è una repubblica parlamentare, fa parte del Consiglio d’Europa e della Nato, delle Nazioni Unite, del Fondo monetario internazionale, della banca Mondiale e della banca Europea per la ricostruzione. La popolazione è in maggioranza di etnia rumena e la lingua di ceppo neo-latino, il moldavo, ne è una variante. L’industria è poco sviluppata e si concentra attorno soprattutto alla capitale mentre l’agricoltura è diffusa su di un terzo del territorio. Tuttavia il risultato elettorale che supera quello della legislatura precedente, 46% dei voti, ha scatenato proteste contro il Presidente Voronin accusato di brogli elettorali. Tale accusa viene respinta anche da una apposita commissione di osservatori internazionali mentre appare sempre più evidente che le proteste contro il Governo provengono da gruppi nazionalisti di etnia rumena che vorrebbero la ricongiunzione della Moldavia alla Romania. Il Governo ha notificato agli ambasciatori rumeni di lasciare il Paese in quanto indesiderabili. Il Partito Comunista Moldavo è filo europeo.

La Redazione

martedì 7 aprile 2009

E GIANFRANCO PER EZIO "BALLO' UNA SOLA ESTATE"

Ezio fa parte di quella schiera di giovani sostenitori di Sal in quanto eletto consigliere comunale in una delle tante liste civiche che gli fecero d'accompagnamento e con l’ausilio di un sostanzio plafond elettorale. I suoi avversari (anche quelli interni sicuramente pettegoli ed invidiosi) sostengono che i voti non sono “farina del suo sacco” e l’elezione fu per paterno impegno senza, però, tralasciare e meno che mai sottovalutare la generosità di Gianfranco che gli ebbe a lasciare il testimone come quando nella staffetta quattro per cento gli atleti in corsa allungano la mano e passano nella mano dell’altro atleta che sta davanti, il cosidetto “bastoncino”. Con quello in mano, se si tratta dell’ultimo “staffettista”, si arriva al traguardo. A questo proposito va detto, per inciso, che Sal visti gli scadenti risultati ottenuti da Nardo che continuamente si becca critiche e rampogne da parte di un insieme di consiglieri opponenti, avversari politici, cittadini ed affini, plebe mischiata con la solita schiera di "chiazzalora”, pare che lo abbia convinto a rendersi utile e a tenere, riservatamente, una lectio magistralis settimanale, proprio sulla materia dove sicuramente eccelle, e dal titolo: ”Come è possibile, se inseguiti dagli avversari, sfuggire alla presa e raggiungere per primi il traguardo? Tecniche di allenamento ad uso e consumo degli Amministratori comunali”.
Ma ritorniamo ad Ezio il quale corse (simbolicamente parlando) l’ultima frazione della staffetta in maniera eccellente conquistando il posto tra i primi “trenta” non dimenticando, ovviamente, di ringraziare Gianfranco che, come il protagonista del film del 1951 del regista Arne Mattsson, volle “ballare una sola estate” nel senso che conclusa la sua prima consiliatura cedette, appunto, il testimone al più sanguigno e determinato germano.
Ezio è sicuramente un giovane pieno di passione ed anche di entusiasmo per la politica. Ma non solo. E’ l’animatore di un’Associazione giovanile che non persegue scopi di lucro, svolge attività sociali e culturali ed è anche componente di un importante organismo universitario. Un pedigree di tutto rispetto che certamente, anche in ragione della sua giovane età, gli fa onore. E l’ingresso di Ezio in Consiglio sembrava, infatti, coronato da un successo aggiuntivo nel senso, si disse, di una sua elezione a vice di Gioacchino che rappresenta la seconda carica istituzionale del nostro Comune dopo il Sindaco. Per cui, con il suo ingresso, si pose un importante e mai prima d’allora, interrogativo: Ezio sarebbe stato terzo, rispetto a Gioacchino che è secondo al Sindaco che è primo? Oppure secondo ma ex equo con Tanino che è secondo del Sindaco ma terzo dopo Gioacchino? O, infine, Ezio sarebbe stato quarto punto e basta? Ma restava sempre l’amletico dubbio e cioè se Gioacchino era secondo dopo il Sindaco o terzo dopo Tanino. Come si vede un vero e proprio casino istituzionale al quale bisognava pur dare una immediata risposta per cui la soluzione fu affidata, come era prevedibile a Bart l’intellettuale organico della band che, a tamburo battente, organizzò un Convegno dal titolo: ”La seconda carica istituzionale del Consiglio pesa alla stessa maniera della seconda della Giunta? E se la seconda della Giunta pesa di più allora il Presidente del Consiglio non può essere la seconda carica istituzionale bensì la terza? Analisi, osservazioni, prospettive e relative considerazioni”. Un Convegno ad altissimo livello al quale partecipò non solo Antonello ma il suo autista, il suo segretario particolare, il responsabile dell’imminente campagna elettorale per la eventuale elezione al Parlamento europeo (oh Totò,Totò anche questo ulteriore affronto ti dovevano fare!), il fotografo personale, l’estetista, il curatore dell’immagine, il suo massaggiatore, un barbiere di Ballarò che lo conosceva da bambino ed infine, il fornitore di scarpe, quello dei vestiti estivi e quello degli invernali, quello della panelle e rascatura, dù purpu, l’accompagnatore nei locali notturni,l ’intrattenitore, il lettore di favole per scopo alloppio ed, ovviamente Barty che, a quanto pare, si riserva uno spazio, un ruolo personale che è ancora tutto da definire. Ma, come è noto, quell’elezione di Ezio non ci fu facendo registrare il primo dei tanti misteri che avvolgono di sempre meno misterioso alone, la sgangherata gestione di Sal and seven band. Perché Ezio non fu eletto? Perché gli si preferì uno dei tanti, soliti Totò locali? Non è dato sapere. Né, a Ezio, mai sfuggì una seppur minima recriminazione, almeno pubblica. Muto, muto come un pesce e come, giustamente, si addice ad una persona seria. La sua bocca è rimasta, però, cucita fino a qualche settimana fa cioè quando durante una seduta di Consiglio esplose e fu protagonista di un robusto intervento che, però, racconteremo in una prossima occasione.

domenica 5 aprile 2009

VINCENZONE + BART: QUATTRO BRACCIA SOTTRATTE ALL'AGRICOLTURA !

La giornata non poteva essere più favorevole. Il caldo sole di questa stentata primavera inondava, ieri mattina, l’area del capitano Polizzi, una scuola intitolata ad uno dei tanti giovani partinicesi mandati a morire in una guerra che non gli apparteneva nel senso che fu voluta dalla follia di un sadico mitomane cui fece da tromba d’accompagnamento un narcisista e fimminaru come lo zio Benito, recamaterna all’anima sua. La scuola, guidata con piglio e determinazione da Lauretta fresca di nomina dirigenziale va a gonfie vele sul piano organizzativo ed educativo. Altro che quell’altra a un tiro di schioppo, che propaganda modelli educativi del tipo ballitti adolescenziali, danze del ventre, concorsi canori (li propaganda e pubblicizza nelle tivvù locali spacciandole per le cosidette offerte formative come se fossero patate) con lo scopo di formare allieve-veline che crescono al suono del karaoke casereccio, acquisendo quale modello comportamentale quel che di peggio propinano le tivvù berlusconiane ed anche similpubbliche del tipo “come ti insegno ad assumere languidi atteggiamenti senza ancora nasciri “. Una cosa sconcia da far rizzare i capelli sulla testa senza che nessuno dei genitori di quella scuola pipitia (qualche sciagurata madre, tuttavia, ne é contenta!), e dove si presume dovrebbero finire gli alunni del “Polizzi” alla fine del ciclo delle elementari. Una scuola che apre l’anno con l’alza bandiera e l’inno di Mameli, mano sul cuore e al grido di Patria, Chiesa e Famiglia!
Al Polizzi si respira altra aria: iniziative a rumpiri e tutte di livello come questa piantumazione di alberi, in controtendenza alla opinione diffusa a Partinico e cioè che gli alberi si debbano, al contrario, sradicare. Vedasi la fine ingloriosa di un pezzo di patrimonio arboreo come quello che era sopravvissuto per decenni a Villa Margherita, per non tacere di quello del “Pino” in stato catartico e di totale abbandono. E del Parco del Castellaccio chi mi rici? In questo mare di spropositato, ai limiti della commozione generale, impegno assessoriale per il verde perché a questo compito “dedico la parte migliore di me stesso”(sue testuali parole) come quando si affida l’anima a Dio ma ‘a rrobba ‘a ccu tocca, si poté salvare soltanto l’area della terza zona PEEP, quella cioè di Raccuglia, per la spropositata devozione popolare che l’ha trasformata in un artareddu cunzatu tra finti pozzi, tettoie a spiovere, busti diffusi di padre Pio a cù nni voli nnavi, illuminazione a boccia e opere varie tutte rigorosamente abusive e ad uso e consumo degli assidui visitatori della zona. Il tutto completato da ospitali ed utili panche, panchine, panchette su cui ci si può fermare e contemplare “..ovunque il guardo giri immenso Pio ti vedo” .
Ieri un mare di bambini ed insegnanti aveva occupato il territorio del “Polizzi” e si apprestavano a realizzare una cerimonia i cui connotati sono già stati delineati. Che c’è di più educativo nel momento in cui , come dicevamo sopra gli alberi vengono sradicati, educare i bambini ad averne invece cura ed amore? E cioè che, al contrario di quel che a Partinico normalmente si fà, gli alberi vanno piantati, innaffiati, curati e seguiti nel loro naturale crescere? Noi sappiamo che si tratta di un vecchio pallino di Lauretta che già tanti anni or sono tentò, insieme ad un Assessore dell’epoca la realizzazione, proprio nell’area interna alla scuola di un “Giardino mediterraneo” perché i bambini avessero amore per la loro terra, conoscenza della storica sua vegetazione, dei suoi prodotti. Bellissima quanto romantica iniziativa e sicuramente degna di lode se fosse stata realizzata. Ma non fù e non certo per colpa della scuola e nemmeno dell’Assessore. Ma sempre per quelli di sempre, i soliti noti di ieri, di oggi e, forse, anche di domani che posero fine anticipata a quella bella esperienza amministrativa.
Ma ritorniamo al dunque, cioè ad ieri: mentre si stava dando il via alla cerimonia si catapultarono nel bel mezzo della scena con pala, picu e cazzola due personaggi insuperabili e come usciti dalla penna del mirabile Andersen. Due personaggi da favola, una specie di Gianni e Pinotto. Ma che diciamo? Stanlio ed Ollio, Gigi e Andrea, Maurizio Costanzo e Maria De Filippi, Sandra Mondaini e Raimondo Vianello. Un coppia che si formò lì, quel giorno, in quella precisa ora, indipendente dalla loro volontà. Con piglio decisivo realizzarono buche, collocarono pini silvestri vidal mescolati a fichi, limoni ed olivi. Il sudore colava dalle guancie in maniera impietosa ma loro, impavidi, come i camerati avevano insegnato a Vincenzone, bisognava andare avanti perché chi si ferma è perduto. Bart, seppur stentatamente data la visibile anche se solo apparente gracilità, gli stava dietro. Sal doveva vedere di che pasta era fatto e di che sangue!!! Altro che parole, altro che presentazioni di libri, altro che presenziare, altro che baciamani alle signore infiocchettate. Rude, rude come la nera terra, come un mare in burrasca, come la Tempesta di William Shakespeare. L’applauso dei bambini si confuse con le grida di entusiasmo di alcuni ex LSU che sono soliti battirimanu a tutti coloro che detengono, lì per lì, uno straccio di potere. Ma una voce non si riuscì a coprire. Come quando il bambino disse ”Il re è nudo” lui, uno sconosciuto, intrufolatosi in mezzo non si sà come gridò: “Peccato, peccato veramente. Guardateli come sanno lavorare. Peccato, perché sono quattro braccia sottratte all’agricoltura!”

sabato 4 aprile 2009

LA PISCINA COMUNALE NON SI TOCCA!

Quanti realmente ci conoscono sanno che non abbiamo mai avuto atteggiamenti pregiudiziali nei confronti di alcuna forza politica o personaggio che nella politica si pone in alternativa a noi comunisti. Ciascuno ha il diritto di scegliere chi e come vuole fermo restando, però, che non concediamo alcun vantaggio a quanti usando ”la politica” nè intendono trarre vantaggio per sé, per i familiari, i famigli e soprattutto per quei piccoli, miserevoli clan locali di sostegno che come i vermai pensano alla cosa pubblica come ad una cosa propria. Noi abbiamo sempre considerato la politica una cosa molto seria perché l’abbiamo ritenuta come il mezzo attraverso il quale modificare in maniera sostanziale e positiva la vita dei singoli e delle comunità. Dunque riteniamo cosa importante batterci ancora perché ogni risorsa del Comune, sia che si tratti di risorse economiche che di beni, vada utilizzata al meglio e comunque secondo precise e chiare finalità. Né è concepibile che quanti amministrano la città non abbiano chiaro il quadro di riferimento nei confronti del quale dovranno fare i conti. Sia a tutti chiaro, e lo comprendano e il Sindaco e i suoi collaboratori,che i beni pubblici non possono essere usati e trattati come cose personali e dunque non si toccano.
In quest’anno circa di amministrazione anche se politicamente ambigua di Salvo Lo Biundo, abbiamo cercato di "capire" seppur in presenza di forti perplessità rispetto ad azioni amministrative alcune delle quali abbiamo denunciato. E a volte abbiamo voluto affrontare alcune questioni con una certa apparente leggerezza perché il messaggio potesse arrivare privo di asperità a chi aveva il dovere di comprendere. Abbiamo, per esempio, un po’ scherzato con un recente post sui danni provocati allo stadio comunale dagli allenamenti degli atleti martellisti del professore D’Orio. Oggi non scherziamo più e ricordiamo che quando abbiamo amministrato questa città, al professore D’Orio al quale mi legano anni di amicizia, collaborazione e gestione della Società dell’Atletica Partinico di cui il sottoscritto insieme a Masetto Aiello, Totò Vecchio, Vincenzo Segesta, Nino Bertolino é stato fondatore fin dagli anni ’60 oltre che per tantissimi anni dirigente ed allenatore, non gli ho consentito di potere usare lo stadio per l’attività di allenamento dei martellisti. Non certo per pregiudizievoli ragioni, e D’Orio questo lo sà, quanto per l’oggettivo, irreparabile danno che questi attrezzi provocano sul e nel fondo del campo. E non a caso mi sono sempre battuto, con risultati purtroppo negativi fino ad oggi, per la realizzazione di un campo scuola di atletica leggera da utilizzare soltanto per i lanci considerato che lo stadio La Franca può essere utilizzato, insieme all’attività calcistica, anche per le corse (risistemando la pista) e i salti. Un campo scuola proprio per evitare che gli atleti martellisti, pesisti o giavellottisti oltre che la Società, per gli allenamenti, dovessero sobbarcarsi a sacrifici di tempo ed anche economici recandosi a Palermo. Oggi D’Orio è Assessore ed ha l’obbligo non di sconquassare ma di costruire quel che altri non hanno potuto.
Ma oggi abbiamo assistito ad un gravissimo fatto su cui, lo sappia Lo Biundo, non gli consentiremo di prevaricare. Si tratta dell’incontro che i Consiglieri provinciali Fiore dell’UDC, Briganò dell’ MPA e Marotta di Rifondazione hanno avuto con lui al fine di individuare eventuali opere da inserire nel Piano triennale delle Opere Pubbliche della Provincia. Si discusse, ovviamente, della piscina comunale di via dei Mulini uno dei problemi sul quale ci siamo da decenni fortemente battuti e di cui è a conoscenza il compagno Antonio Marotta. E ne è anche a conoscenza Lo Biundo al quale abbiamo inviato, sulla questione, in data 15 ottobre 2008 (ultima in ordine di tempo) una interrogazione senza aver mai ricevuto alcuna risposta. La delegazione dei Consiglieri, oggi, si é portata sui luoghi e il Sindaco manifestava il suo disconoscimento di quanto all’interno di quell’area di proprietà comunale era stato nel tempo realizzato. Nel contempo (per quanto ho avuto riferito dal compagno Consigliere Antonio Marotta) il Sindaco manifestava anche il suo interesse per la realizzazione della piscina che ad oggi è costata alla Regione siciliana circa 1 miliardo delle vecchie lire per acquisto dell’area e realizzazione della vasca natatoria, seppur ancora allo stato grezzo, e circa 250 mila euro al Comune di Partinico e cioè a tutti i contribuenti per il pagamento del progettista architetto Bazan costretto a ricorrere ai Tribunali per farsi pagare dal Comune .
Poi l’intervista di oggi a Tele Jato. Il Sindaco, forse ritenendo quell’area di sua proprietà pensa che proprio in quel posto, dopo che i suoi discutibili predecessori con un atto illegittimo avevano deciso di farla diventare una pubblica discarica affidandola all’ATO Rifiuti, ritiene che lì si debba realizzare la Caserma per i Carabinieri di Partinico. Una Caserma è indiscutibilmente opera utile che noi comunisti sosteniamo e vogliamo ma non certo da realizzarsi al posto della piscina la cui funzione sociale è assolutamente fuori discussione . Al Sindaco, che a quanto pare ha una scarsa conoscenza del territorio e dei beni che amministra, tuttavia vogliamo suggerire delle aree che sono di proprietà comunale e di cui ci si può servire per la eventuale costruzione dell’opera:
1) area a due passi dall’attuale Caserma e cioè quella della 3° zona PEEP contigua alla scuola materna Rodari e ai campi da tennis divenuta proprietà privata senza che risulti un atto di vendita o di concessione del Comune ai privati;
2) area a ridosso della scuola media “Privitera” che i titolari del Piano di lottizzazione n. 6 hanno dovuto cedere al Comune come area destinata ad attrezzature scolastiche e di cui nessun Assessore all’urbanistica ha, ad oggi, dato notizie ai cittadini sul suo uso. Né risulta alcun progetto per attrezzature scolastiche;
3) area antistante Villaggio Luna 1° Lotto su via Mattarella ed area sempre contigua a Villaggio Luna lato monte e confinante con l'Ospedale e gli impianti sportivi degradati della stessa area PEEP;
4) uso parziale dell’area della piscina senza, però, compromettere la realizzazione di un’opera voluta soprattutto dalla mia generazione che si è battuta perché la nostra città disponesse di campi e palestre e diventasse una CITTA' DEL TURISMO SPORTIVO: stadio comunale con pista per atletica leggera (risistemata), campi da tennis, piscina comunale, campo per l’equitazione ed il galoppo, campo di tiro a volo, Parco sullo Jato con annesso campo di canottaggio, vela, surf , campo di motocross, pista per go-kart, Parco Collina Cesarò con piste per ciclocross.
A fare da contorno bagli, torri, ville rurali, colline, mare, spiagge,beni monumentali di riguardo. Un PATRIMONIO notevole nella mani di una classe dirigente che ha l’obbligo di conoscere oltre che la storia più recente, il pensiero, i progetti, le indicazioni, i propositi,le aspirazioni di una intera generazione di amministratori che ha ritenuto la “Politica” cosa alquanto seria e non certo per vappariarsi ma per sbracciarsi e costruire FUTURO.

Toti Costanzo

martedì 31 marzo 2009

CHI HA PAURA DI PINO MANIACI?

Chi ha paura di Virginia Wolf? Vi ricordate? E’ il titolo di un dramma dello scrittore americano Edward Albee che ancora si rappresenta in teatro e da cui è stato anche tratto un bellissimo film con Elizabeth Taylor e Richard Burton che la mia generazione ha visto e rivisto tantissime volte.
E questo interrogativo riveduto ed adattato mi girava per la testa quando ho appreso del rinvio a giudizio di Pino a causa di una lettera anonima con la quale veniva denunciato in quanto eserciterebbe in maniera abusiva la professione di giornalista cioè di comunicatore, informatore, di uno che trasferisce un “sapere”, ponendo interrogativi a se stesso ma anche agli altri. Sorvolo sul diritto che discende dall’articolo 21 della nostra Costituzione cioè che ciascuno ha, appunto, il diritto di manifestare il proprio pensiero e nelle forme in cui lo ritiene opportuno e mi chiedo: ”Chi ha paura di Pino Maniaci? O, meglio: chi ha paura dello strumento di cui dispone e con il quale ogni giorno parla a migliaia di invisibili interlocutori che sono vite, cioè sangue e carne, muscoli, cuore e sentimenti?" E di che parla Pino? Certo, parla di mafia e dei mafiosi nostrani cioè di un sistema costruito da soggetti che esercitano l’attività del parassitismo, delle sopercherie, delle sopraffazioni, della violenza gratuita. Parla di una violenza fisica che intimorisce, condiziona, asservisce, sottomette, incute paura fino ad arrivare persino all’uccisione e lo fa con la stessa disinvoltura con la quale i cacciatori sparano alle prede senza provare un briciolo di rimorso anche se si tratta di animali cioè , come si suole dire a giustificazione, di esseri senza un’anima. Si, Pino parla di questo, parla di questi, di coloro i quali, non hanno alcuna considerazione della vita e, dunque, se si dovessero vendicare di Pino lo farebbero nell’unico modo che costoro conoscono.
Ma chi si vendica usando la Lettera Anonima? E perché ricorrono a questo vile strumento, dietro cui si nascondono, per colpire? Chi ha interesse a chiudergli la bocca nel senso di impedirgli di potere, ogni giorno sempre alla stessa ora, sempre con lo stesso ritmo, sempre con la stessa determinazione e spregiudicatezza parlare di malaffare, malapolitica, di manutengoli del potere, di ipocrisia, di poteri economici forti e condizionanti, di scribi e di farisei della politica? La platea degli interessati non è certamente ristretta. Sono tanti a volere che la coltre del silenzio si estenda sempre di più sulla nostra Società locale, che affari ed affarucci possano rimanere sottotraccia, nascondersi nei meandri di un perbenismo di facciata, di una “politica” di infimo livello in cui emerge, però, la voracità, il camaleontismo, la volgarità, la spartizione delle spoglie di una democrazia ridotto all’osso, di una città spremuta come un limone, usata per sostenere carriere, costruire poteri, alimentare l’egoismo, esaltare l’individualismo, spargere a piene mani il qualunquismo. Ma non é solo questo: anche l’invidia é un sentimento astioso che coinvolge tanti quando non vogliono riconoscere agli altri il diritto di svolgere un ruolo, d’avere la capacità d’incidere, d’essere protagonisti, elementi del cambiamento. E di astiosi è lastricata la nostra vita quotidiana.
Si, è proprio vero. Sono tanti a Partinico e dintorni che hanno l’interesse a volere chiudere la bocca a Pino.

Toti Costanzo

sabato 28 marzo 2009

'NNI IUNCEMU AI VROCCULI

Per allenarlo Nardo tralasciò di occuparsi di verde, sport e di altri settori che gli erano stati affidati dal Sal con tanto iniziale amore ma di cui, pare, che oggi il Sindaco si sia pentito amaramente e come si suole dire “ancora va currennu e grirannu ma cu mi cci purtau, cu mu fici fari!”.
Nardo dopo quasi un anno tutto in salita (e buon per lui che la “signora” è chiusa!) continua ad avere difficoltà di orientamento ed allora ha dovuto fare di necessità virtù ripiegando nell’interesse di sempre e cioè negli allenamenti allo stadio comunale dei suoi martellisti dove il suo contributo, almeno li', risulta soddisfacente. Però questo attrezzo, appunto il martello, del peso di chilogrammi sette e duecentocinquanta grammi viene lanciato a notevole velocità a conclusione di almeno quattro-cinque giri che l’atleta compie con rapidità su se stesso facendo perno su di un piede. E il martello a velocità impressionante parte a razzo, e dopo avere descritto un’ampia parabola precipita e fa pirtusa ‘nto campo sportivu come quando durante la guerra gli americani facevano cadere sulle nostre contrade le granate che davano vita ad una miriade di pericolosi piccoli crateri che sconvolgevano pezzi di sottosuolo. Ovviamente ogni pirtusu provocato dal martello sul campo sconvolge anche l’assetto del sistema sotterraneo che è stato costruito con particolare delicata tecnica e a fior di milioni per consentire il drenaggio delle acque che rende sempre asciutto il terreno di gioco ed impedire la formazione di deleterie pozzanghere che spesso, durante la stagione invernale, rendono il campo assolutamente impraticabile oltre che inagibile. A forza dei pirtusa dei martellanti, ci chiediamo, come e con quali soldi si potrà risistemare il fondo campo?Come é possibile ricostruire il prato verde? Come sarà possibile ripristinare la funzionbalità degli irrigatori? Non pare che questi interrogativi sconvolgano Sal and seven band ,in tutt'altre faccende affacendati, più di tanto e meno che mai Narduzzu che in tal modo non ha più il problema di allenare i martellisti a Palermo. Come a dire: "Il campo sportivo é mio e me lo gestisco io!"
Ma, come dicevamo all’inizio, l’impegno che Nardo aveva assunto con Lui era sì impegno cui non si poteva sottrarre, ma anche interessato nel senso che Lui avrebbe potuto intercedere con Sal e, quantomeno, ritardare il licenziamento in tronco che si profilava sempre più minaccioso.
Si incontravano, Nardo e Lui, di nascosto e al calar della sera ai cosidetti “vrocculi”, cioè una zona scarsamente frequentata se non da qualche rarissima, innocua coppietta e, una volta, campo aperto per la coltivazione di ortaggi.
Lui con tuta mimetica, visiera di lana, scarpe di tela leggera al “pronti…via!” partiva a razzo e Nardo faceva, in contemporanea, scattare le lancette del cronometro. Bisognava percorrere un chilometro esatto in tre minuti e zero cinque cioè lo stesso tempo che stabilì, quale record personale sui “mille” (in atletica leggasi 1 km.), un professore ancora in servizio chiamato, ai tempi del Liceo Garibaldi, “succhio di frutta” ( no, niente a che vedere con il più recente “succhio del discorso”!) in ragione del fatto che prima di ogni gara per “partire” doveva ingurgitare, appunto, una bottiglietta di quel prezioso ed energetico liquido. Ed era, il tre minuti e cinque secondi, il tempo scientificamente calcolato e necessario per partire in velocità dalle retrovie della colonna umana fatta di uomini, donne, bambini, ragazzi ed anche anziani che misurava, appunto, circa un chilometro, attraversarla tutta d’un fiato per piazzarsi davanti la testa del corteo, in primissima fila, dietro lo striscione di “Libera” sostenuto da alcuni Sindaci campani, dal Presidente della Provincia di Napoli e dalla signora Rosina Russo Iervolino che il Palazzo comunale non lo lascia nemmeno se gli fai ogni sera una serenata di dissuasione al canto di ..”Munastero e Santa Chiara….”.
Nardo, tramite telefonino, gli diede il via. Lui scattò fulmineo come un velocista, scavalcò due ragazzi, una giovane signora, una professoressa di Canicattì, tre pensionati al minimo, una fila infinita di studenti di Campobasso, Reggio Calabria e Battipaglia che cantavano in un coro un pò stonato "Avanti popolo…”, tre Sindaci della Locride, quattro Assessori di un Comune del Nord e quattordici funzionari di Rossano Maderno che, a volo, gli chiesero notizie di Gino Chavel (che fu candidato per un posto al Senato in una delle tante dis-avventure di Ciccio Nicolosi) il quale fu ospite di quella comunità per oltre un ventennio combinandone, a quanto pare, di cotte e di crude. L’ultimo tratto lo percorse a zig-zag, tipo slalom gigante, incuneandosi tra aste e bandiere rosse e della pace, ”passando” sopra uno striscione ad altezza d'uomo con impeccabile stile da cento dieci metri ostacolo (alla Ottoz, tanto per intenderci). “Se vuoi farti riprendere - gli dissero Jhonny e Kate - dalla Rai o dalle tivvù di Berlusconi, se vuoi cioè forte visibilità e aspirare a qualche intervista bisogna, ad ogni costo, conquistare la prima fila e prima che il corteo imbocchi Piazza del Plebiscito dove si sarebbe sciolto per assistere ai comizi di rito”. Farsi vedere: questa era la consegna. E allora Lui spintonando, sgusciando, scavalcando, attraversando, salendo e risalendo accompagnato dall’ovvio fiatone ma carico d’orgoglio per la fascia tricolore portata con disinvoltura ed eleganza alla stregua di un Petronius arbiter elegantiarum lì, proprio lì in primissima fila arrivò in 3 minuti e cinque secondi esatti puntuale come l’ultimo treno collaudato da Silvio. Purtroppo né la Rai né il Biscione in quel momento riprendevano ed intervistavano per cui dovette accontentarsi di Pinuzzu la cui provvidenziale onnipresenza (in cielo, in terra e in ogni luogo) lo poté ripagare, seppur molto parzialmente dei tanti sacrifici cui si era dovuto sottoporre. Insieme a ciò, però, la gioia di avere quantomeno eguagliato, in terra di Campania, il record sui “mille” che oggi felicemente divide con “succhio di frutta” e il riconoscimento solenne ed imperituro di Sal, 'Ntrea e il resto della chiurma per quella performance napoletana che non ha eguali nella storia politica della città. E tutto questo alla faccia di Gigia, Giordano, Motisi ed anche di quei quattro gatti di comunisti locali.

giovedì 26 marzo 2009

A PARTINICO LOTTA ALLA MAFIA TRA IMPEGNO ED IPOCRISIA

Bisogna essere molto chiari e soprattutto molto franchi e dire quel che si pensa anche se questo può essere discutibile, non sempre condiviso e può anche non fare piacere. La sincerità in politica è un valore da coltivare anche se dalle nostre parti non sempre apprezzato. L’ipocrisia, al contrario, una debolezza dell’uomo, che trova un grande terreno di coltura tra quanti esercitano l’attività della politica e dunque un mezzo molto spesso per apparire quel che non si è o si è molto parzialmente. Oggi, in questa fase della vita della nostra comunità cittadina per la complessità e gravità dei problemi, non ci può essere spazio per le finzioni, per gli ammiccamenti, i sotterfugi, le comparsate. E quanti hanno un ruolo, un potere che esercitano sugli altri devono dare l’immagine di sé, quella reale e non quella posticcia, quella vera e non certo quella finta.
Usciamo dalle metafore ed andiamo direttamente al cuore del problema.
La lotta alla mafia non può essere soltanto una espressione verbale oppure uno stato d’animo che si può come non si può manifestare. E la lotta alla mafia non si esplicita soltanto con le parole ma con i fatti concreti.
Questa amministrazione comunale non ha sviluppato e non sviluppa alcuna azione antimafiosa che non sia o sia stata, fino ad oggi, se non di semplice e folkloristica facciata.
Per cui non basta partecipare a cerimonie, ammiccare con le forze dell’ordine come fece l’Amministrazione Giordano, né vale partecipare a manifestazioni contro la mafia e la camorra a Napoli sgomitando per conquistare il primo posto del corteo, né al ritiro di premi assegnati ad altri per il loro, quello sì, vero coraggio ed impegno. La lotta contro la criminalità organizzata è testimonianza di un impegno concreto e, dunque, bisogna essere conseguenti con gli atti, anche quelli significativi e rappresentativi.
Lotta alla mafia è, ad esempio, onorare chi di mafia è perito dedicandogli, anche simbolicamente una strada, una piazza, un’aula, un bene qualsiasi per ricordarne l’impegno, sublimare il sacrificio della vita, rappresentare un concreto , visibile esempio.
Da circa un anno, ad esempio, giace nelle mani di questa Amministrazione comunale una delibera approvata dal Commissario straordinario Saverio Bonura che ha indicato in alcune vie della città il perenne ricordo di uomini che hanno dato la vita nella lotta alla criminalità in tempi e in modi anche diversi come è stata la vicenda di Peppino Impastato, di Michelangelo Salvia, di Giuseppe Casarrubea o Vincenzo Lo Iacono, di Giuseppe La Franca, di Ninni Cassarà o di Danilo Dolci, che non fu solo sociologo o poeta ma che con la mafia si scontrò e la combatté con determinazione e forza .
Ma non è, certo, soltanto questo. Significa non militare in Partiti che con la mafia sono collusi attraverso tanti dei suoi uomini più rappresentativi; è avere il coraggio di abbattere le stalle di Valguarnera in tempi di scontro e non tentare di preservarle quale simbolo negativo dell’illegalità e della violenza solo e soltanto per pavidità o, ancor peggio, per condivisione di modelli pseudo culturali; è non abusare del potere per esaltare carriere, favorire ascese, consentire privilegi piccoli e grandi, amministrare con oculatezza, non violare la legalità. Mi chiedo: l’uso del maxiparcheggio dato all’ATO rifiuti (ed ancor prima l’area della piscina), ad esempio, per isola ecologia è o non è un abuso, è o non è un atto concreto di illegalità? Lotta alla mafia è operare concretamente per informare l’opinione pubblica se a Partinico il pizzo si è pagato, si paga oppure no, se è diffuso il fenomeno dell’usura, quali proporzioni ha assunto il lavoro nero e cosa fa l’Amministrazione comunale per combatterlo; é costruire una politica della solidarietà per aiutare i deboli e soprattutto pezzi del mondo giovanile ad uscire dall’area del condizionamento mafioso; è controllare seriamente il territorio e in specie le periferie, i beni pubblici , le aree abbandonate per evitare il proliferare del vandalismo che è la porta d’ingresso per azioni sempre più violente che esaltano lo spirito di mafiosità divenendo, col tempo, attiva militanza.
In definitiva lotta alla mafia, caro Sindaco, Assessori ed anche Consiglieri comunali, è questo ed è anche ancora di più.

Toti Costanzo

lunedì 23 marzo 2009

"CATARINA CUNZUMATI SEMU....!"

Nino Cinquemani “u russu” è una fonte inesauribile di ricordi, aneddoti, episodi di vissuto, semplici racconti che descrivono un mondo che in parte non esiste più. Un mondo, però, che anche lui ha conosciuto così come, ancora prima di lui, Giuseppe Di Vittorio di cui la Rai ha recentemente trasmesso una sintetica storia della sua vita. Squarci di una realtà cruda, violenta, di un mondo pieno di sopercherie, sfruttamento dell’uomo, diseguaglianze insopportabili ma nel contempo di reazioni ad una condizione ai limiti dell’umano. Un patrimonio utile alla conoscenza soprattutto del passato che, tuttavia, mantiene interamente la sua attualità. Rosa Balistreri, che conobbe miseria e sopercherie, durante la sua permanenza nella nostra città, ci cantava spesso una bellissima canzone che diceva così: ”Viri quant’è dura ‘a vita di lu zappaturi.…”
Oggi proponiamo un’ altro scritto di Nino. Un faro che illumina un aspetto della vita dei nostri contadini e che potremmo titolare: Il “sapere”, strumento della liberazione.
In uno dei lavori teatrali di Dario Fo è rimasta come una pietra miliare la frase: “L’operaio conosce trecento parole ed il padrone ne conosce mille. Per questo il padrone resta sempre padrone". Come a dire che l’operaio per potere diventare "padrone” di se stesso, della sua vita, dei suoi diritti, deve appropriarsi degli strumenti del sapere. Una grande verità che Nino in questa occasione ha così rappresentato.
Toti Costanzo

‘U FIGGHIU DU ZZU’ BASTIANU SINNI IU ‘A SCOLA!
(di Nino Cinquemani “u russu”)

Nell’ ‘800 anche dalle nostre parti le categorie agricole erano così formate : latifondisti, grossi proprietari, coltivatori diretti, mezzadri, giornalieri, annalori, stagliateri e consalora. Consalora erano quelli che dovevano coltivare 10.000 viti nell’arco dell’intero anno e per 4 volte. Se pensiamo che in un tumulo di terra si potevano coltivare 600 viti il conto è presto fatto: ogni consaloro coltivava un terreno esteso 16 tumuli e mezzo e cioè oltre 2 ettari di terreno e per quattro volte durante un anno e cioè oltre 80 mila mq. di terreno vitato. E come veniva pagato dal padrone? Gli toccava un litro di vino per ogni giornata lavorativa. E, dunque, un consaloro per potere sfamare la famiglia riceveva 365 litri di vino all’anno lavorando ogni giorno. E siccome capitava di non lavorare tutti i giorni e per ragioni diverse, quel che gli toccava alla fine dell’anno veniva scritto nel “quaderno degli analfabeti”.
Il “quaderno” altro non era se non una lunga canna di ferla (il tronco asciutto del finocchio selvatico che cresce ancora spontaneo nelle nostre zone) su cui venivano segnati in numeri romani i giorni lavorativi. Ora i numeri erano conosciuti soltanto dal padrone essendo i contadini assolutamente analfabeti ed allora appariva chiaro che chiunque, volendo, poteva imbrogliare per cui ai consalora il vino gli veniva dato, alla fine dell’anno, in una misura sempre inferiore al dovuto.
Un giorno certo zzù Bastianu che lavorava alle dipendenze di don Pitrinu, ebbe un forte sospetto e cioè che il padrone gli dava un quantitativo di vino inferiore a quello dovuto. Chiese spiegazioni a don Pitrinu contestando quanto inciso sulla ferla. Don Pitrinu, ovviamente, aveva il coltello dalla parte del manico e, per acquietarlo, così gli rispose: ”Bastianu carmati. I cunti sunnu giusti ma, comunque, per quest’anno facemu a come fici fici" nel senso di trovare un accordo bonario.
Ma Bastianu non fu convinto e arrivato in casa ancora col sacco sulle spalle, la ferla in mano e il fiasco di vino sostanzialmente vuoto, arrabbiato chiama la moglie e le dice: ”Domani non vado a lavorare. Vado a scrivere nostro figlio a scuola“.
Don Pitrinu, che come appare abbastanza evidente si arricchiva alle spalle dei suoi lavoratori e scialacquava nel senso che sfoggiava la sua ricchezza mantenendo un cocchiere, un cavallo ed una carrozza simbolo di opulenza , non era a conoscenza di quanto stava avvenendo. E infatti due anni dopo il figlio dù zzù Bastianu, che ora teneva il conto delle giornate lavorative essendo nella condizione di leggere la ferla ma anche di registrare tutto sul suo quaderno, si presentò insieme al padre per fare i conti dell’annata. Don Pitrinu anche questa volta tentò la formula di ‘u cu fici fici ma fu a questo punto che ‘u zzù Bastianu disse: ”Caro don Pitrini, sono due anni che mando mio figlio a scuola e ora stu cu fici fici per me non vale più E lei non mi può più prendere per fesso e dunque mi deve dare quel che mi spetta. Noi abbiamo scritto tutto nel quaderno e Salvatore sa anche leggere la ferla. Dunque lei mi deve dare questo e quello, così e così e se permette quest’anno il vino me lo bevo pure io e alla sua salute”.
Don Pitrinu abbianchiau ma di fronte alle prove concrete dovette fare buon viso e cattivo gioco.
Quando ‘u zzù Bastianu se ne andò, don Pitrinu con la testa tra le mani grida ad alta voce chiamando la moglie che era al piano superiore: “Catarina scinni, cunzumati semu.’U figgi du zzù Bastianu sinni iu puru iddu a scola e ora sapi fari i cunti".

domenica 22 marzo 2009

AVVISO

DA DOMANI INIZIA UNA COLLABORAZIONE TRA SALA ROSSA, "CHEN IL CINESE" E "AVVIDDANATU", DUE NOSTRI LETTORI CHE SONO RIMASTI ENTUSIASTI DELLE STRONZATE CHE SCRIVIAMO.
LE TRATTATIVE SONO RIMASTE RIGOROSAMENTE SEGRETE NEL SENSO CHE EBBERO SVOLGIMENTO IN MALASENI SEMPRE DIVERSI E CIO' PER LA SEMPLICE RAGIONE CHE IL CINESE E' SENZA ALCUN PERMESSO DI SOGGIORNO E, DUNQUE, RISCHIA L'INTERNAMENTO NEL CAMPO DI LAMPEDUSA, E L'AVVIDDANATU IL LICENZIAMENTO DAL SUO DATORE DI LAVORO CHE E' AMMANIGGHIATU CON
SAL E LA SEVEN BAND.
SIAMO CERTI CHE LA COSA RISULTERA' GRADITA AI NOSTRI TRE LETTORI CHE CI SEGUONO CON AMORE E DEDIZIONE.

la redazione di Sala Rossa

venerdì 20 marzo 2009

E TOTO', MODESTAMENTE, ASSESSORE LO NACQUE

Noi siamo assolutamente convinti che non ci crederà nessuno se diciamo, dopo avere appreso la notizia che il senatore Totò Cintola é stato nominato membro della Commissione bicamerale d'inchiesta sulle eco mafie che lucrano sui rifiuti ,che quel ruolo era già scritto nelle stelle.Si dirà: "O solitu semu! Mizzica, 'a mmiria ci scippa l'occhi a sti 'comunista.E non potendo dire altro ,essendo rosi dalla rabbia,dicono e non dicono che Cintola aveva ,come si suole dire,il destino già segnato. Cioé il senatore non é che ha mai avuto capacità proprie ma "nasciu scricchiatu".
Bell'affare veramente. Adesso comprendiamo perché i comunisti sono col culo per terra nel senso che avendo anche loro abbandonato l'ultimo baluardo ideologico compendiato nelle teorie marxiane del materialismo scientifico ,per dare una spiegazione alle cose piuttosto che rivolgersi alla ragione, si rivolgono al caso, al destino. Picciotti, 'un ccé cchiù munnu!.
Ci chiediamo ,dunque: cosa c'entra il destino con la carriera di un uomo politico? Cosa c'entra il caso con i tormenti, le passioni,le illusioni, gli intrighi, le promesse gli impegni ,i "tutto occhei",i "stai tranquillu", i "poi rormiri cu na mano 'nta mascidda", i" vatinni ca fatta fù" ?
Altro che destino, altro che caso .Per fare questo ci vuole come dice una canzone-poesia di Endrigo:"...un albero ,ci vuole il seme, ci vuole il frutto,ci vuole il fiore ,ci vuole amore, ci vuole amore, ci vuole amore.... " E Totò , nni costa, di seme , frutti, fiori ed amore ne ha sparso tanto più di quanto fecero gli americani con i defolianti durante la guerra del Vietnam.Tuttavia il dubbio sorge ,però, avendo radiografato attentamente il cursus politico del senatore ,dai primordi ai nostri giorni.Per cui l'interrogativo : e non trovate che ,strinci strinci, i comunisti potrebbero avere qualche ragione? O, quantomeno, forsi forsi ,potrebbero non avere tutti i torti?Cioé che il pssato che é anche presente per poi diventare passato per riproporsi,subito dopo, quale nuovo presente procede all'infinito senza soluzione di continuità?
Cerchiamo di capire. Dunque, bisogna ricordare che nel 1974 Totò era consigliere comunale e si trovava di già con le cosidette "mani in pasta".Nel senso che fin da subito ebbe chiaro che fare il comunista( fu una presenza, la sua, ci dicono transitoria e fugace come un meteorite, come "un tocca e leva) non portava a niente e che era assai importante avere subito le idee del "cosa", del "come", del "quando",del "con chi", fare . E in ragione di questo semplice ragionamento con chiarezza e decisione scelse " 'a pampina" ,cioé i repubblicani dell'onorevole che i poco allittrati chiamavano Temperino ( in effetti si chiava Tepedino) e fu fatto dai furbastri di democristiani d'allora( che poi sono sempre quelli di oggi) in quattro e quattr'otto Assessore alla Nettezza Urbana.Quelli della dicci' avevano compreso che ,alleandolo, avrebbero fatto sicuramente un affare ,ovviamente politico, perché é notorio come i peggiori anticomunisti siano quelli che comunisti furono. Bondi, Ferrara, Adornato,tanto per citarne solo alcuni, non vi dicono niente?
Dunque lo considerarono da subito cosa loro e cioé abile arruolato.Si potrebbe dire ,mutuando una celebre frase del più celebre Totò ,che Salvatore Cintola Assessore lo nacque.
E, dobbiamo dire la verità, come Assessore si distinse per tante cose, per tanti impegni, per tante fantastiche trovate come quella di sostituirsi ai netturbini in sciopero e scendere lungo il Corso dei Mille per assicurare la pulizia della città. E' impressionante, é sconvolgente la somiglianza d'azione ( il destino?il caso?il fato?) con quanto ebbe a fare ,recentemente ,il giovane virgulto Bart per dare un esempio ,lanciare un messaggio educativo a quei quattro sporcaccioni che avevano imbrattato il monumento di piazza IPSIA.
Ma torniamo alla Commissione d'inchiesta .Pare che il senatore ,all'atto del suo insedimento, abbia chiesto la parola e cosi' parlò: "Signori,vi prego. Ho da fare una richiesta . Desidero ,umilmente, di potere avere la Presidenza di detta Commissione d'inchiesta sulle eco mafie del ciclo dei rifiuti non solo perché provengo da una città che si é sempre caratterizzata per la quantità di munnizza prodotta e diffusa , e perché dalle mie parti la mafia l'abbiamo a portata di mano nel senso che come la conosciamo noi non la conosce nessuno ma sopratutto perché nel lontano 1974 ,quando scesi lungo il Corso dei Mille a raccogliere le immondizie per dare una lezione ai fannulloni netturbini aizzati dai comunisti, sentii dietro di me l'eco di suoni strani che provenivano dal cine-tarina di don Gaspanu Cavaleri due film venticinquelire .Suoni che mai ebbi a poter decifrare per cui mi restò il dubbio atroce che avesse ragione Totò Barra il quale pare che abbia detto :Picciotti, pirita foru!Dunque furono suoni o furono pirita? Devo sciogliere ,a distanza di decenni ,questo dubbio atroce per potere riacquistare la mia perduta serenità"
L'auletta di Montecitorio si infiammò e non ebbe dubbi. Il senatore Salvatore Cintola di Partinico sarebbe stato nominato ,ipso facto, Presidente della Commissione 'a beddu cori' .
Carissimi, non trovate che per mettere insieme tutte queste coincidenze sia stato necessario ,come si diceva all'inizio, un intervento extra cioé lo zampino quantomeno delle stelle che lassù stanno , immutabilmente e sornionamente ,a guardare?
Sala Rossa

mercoledì 18 marzo 2009

FORZATURE FISCALI, SPRECHI E NUOVI “PIGLIABOFFE”

Quel che sta avvenendo nel nostro Comune è molto grave. E noi abbiamo il dovere di una esplicita denuncia. Da un lato, per esempio, si aumentano i costi dei servizi sociali costringendo le famiglie dei bambini che utilizzano asili e mense scolastiche a pagare di più con l’aggravante di sospendere anche il servizio ad assistenza agli anziani aumentando anche le rette per la Casa di riposo e dall’altro si sperperano i soldi che affluiscono alle casse comunale con azioni di forzatura fiscale alcune della quali assolutamente illegittime. In tal modo perpetuando una politica che ha avuto epigoni non solo l’ex Sindaco Giordano ma lo stesso Motisi. E siccome non siamo abituati a denunciare senza apportare concrete elementi probanti allora quanto denunciato lo esplicitiamo e chiamano i nostri interlocutori a smentire.

LE FORZATURE FISCALI.
Primo: questa Amministrazione ha inviato ingiunzioni di pagamento per le fatture del servizio idirico 1999 IN UNA UNICA SOLUZIONE violando in maniera palese e plateale il Regolamento approvato dal Consiglio comunale, proprio nel 1999, il qual ESCLUDE il pagamento del dovuto IN UN’UNICA SOLUZIONE a meno che ciò non avvenga per scelta del contribuente. In caso contrario il Comune avrebbe dovuto inviare, come per altri anni, i bollettini relativi alla rateizzazione. INVIATIAMO I CITTADINI A NON PAGARE IN UNA UNICA SOLUZIONE SE QUESTO LORO NON VOGLIONO E A NOTIFICARE AL COMUNE LA VOLONTA’ DI VOLERE PAGARE RATEALMENTE.
Ma c’è di più: tutti i ricorsi presentati dai cittadini per la riduzione delle bollette 1999 sono stati accolti dai Giudici di Pace di Partinico con in più, che le ultime sentenze non solo danno ragione ai cittadini ricorrenti, e dunque alle nostre precedenti quanto giuste battaglie, ma CONDANNANO IL COMUNE AL PAGAMENTO DI UNA PESANTE PENALE. Quindi un atto di giustizia che condanna politicamente e moralmente Giordano per avere emesso fatture fasulle e Motisi che non ha avuto il coraggio d’essere conseguente (e questo è avvenuto per documentate quanto interessate sollecitazioni tutte interne al suo ex Partito che, ovviamente, non attenuano le sue responsabilità) con quel che aveva convenuto con i cittadini e cioè la giusta riduzione del canone 1999. A questi cittadini avevamo chiesto il voto per la sua elezione con l’impegno di attenerci alle decisione del Giudice di pace. Il Giudice con sentenza del Novembre 2005 diede a noi ragione ma Motisi ritenne non tenerne più conto ed avallare, cosa scandalosa, quanto Giordano aveva stabilito.
All’ignavo Lo Biundo su queste questioni, ovviamente, non possiamo chiedere di trasformarsi in leone quando leone non é.
Secondo:questa Amministrazione ha inviato ai contribuenti, e sempre per le vicende dei canoni idrici, il pagamento in dodici rate degli anni 2004/2005/2006/2008. Ora, fermo restando l’esosità delle richieste nel senso che si tratta sempre di fatture “gonfiate”, il Sindaco non ha voluto dare alcuna risposta ad una nostra interrogazione che, in ragione della grave crisi economica e per il considerevole numero di anni cui si chiede il pagamento (agli anni citati si aggiungono il 1999/2000/2001/2002/2003/2007 già notificati da Motisi e dal Commissario Bonura) ha rifiutato la rateizzazione in 72 rate e dunque con una minore incidenza sulle scarse risorse delle famiglie partinicesi. Ad ogni buon conto va detto con chiarezza che ai sensi dell’articolo 2934 e seguenti del Codice Civile la fattura del 2004 è andata in prescrizione.

GLI SPRECHI.

Su quelli perpetrati da Giordano non riteniamo che si debba spendere una parola in più di quel che abbiamo, per anni, denunciato e documentato.
Di quelli di Motisi per evitare d’escluderlo da una discutibile gestione amministrativa, tanto per intenderci, facciamo soltanto un esempio per tutti.
Giugno 2006. Il dott. Giacomo Grillo viene da Motisi destituito (la destituzione coincide, CASUALMENTE, con l’uscita dalla Giunta del Partito della Rifondazione Comunista che per ragioni di giustizia lo aveva notoriamente e fortemente sostenuto) dal suo incarico di Comandante la Polizia Municipale in quanto secondo un azzeccagarbugli interpellato da Motisi, il dott.Grillo non disponeva della qualifica di “Agente di Pubblica Sicurezza”. Ma mentre destituiva Grillo nominava quale Comandanti, a tre mesi a tre mesi, alcuni Vigili con una decisione illegittima e, cosa ancor più grave, ufficialmente contestata dalla Responsabile del Servizio Personale, la dott.ssa Maria Grazia Motisi, in quanto la qualifica dei Vigili non è categoria “D” ma “C”. Cioé il Vigile urbano non può assumere la funzione di Comando in quanto manca del requisito specifico della legge. Ad ogni buon conto una cosa è certa: il Comune dovrà, oltre al normale stipendio, pagare a quei Vigili l’indennità di Comando.
Ma Motisi fece anche di più. Nel mese di Agosto del 2007 rinominava quale Comandante la signora Giuseppina Di Marco che, risulta, non accolse con piacere quella nomina ma dovette accettare anche se per ragioni di salute non potè assolvere a quell’incarico neppure per un giorno. Quell’incarico si esplicitò fino al Marzo 2008. Ad ogni buon conto EBBE, GIUSTAMENTE, DIRITTO IN RAGIONE DI QUELLA NOMINA, ALLA SUA INDENNITA’ DI COMANDANTE. Va aggiunto che la signora Di Marco, tuttavia, nemmeno lei disponeva, come Grillo, della qualifica di “Agente di Pubblica Sicurezza”. Dunque Grillo, su parere dell’azzeccacarbugli di fiducia del Sindaco, veniva destituito dal suo incarico in quanto non “Agente di PS” mentre alla signora Di Marco veniva affidato il Comando pur non disponendo dello stesso requisito.
Ci sono dubbi, allora, sul fatto che Grillo veniva destituito per miserabili ragioni non rese, ovviamente, mai esplicite né da Motisi né da altro suo collaboratore e di cui dovrebbero ancora ad oggi provare vergogna?
Il Sindaco Lo Biundo. Questo Sindaco ha ancora tanto tempo per sprecare. Ma già l’inizio è avviato.
Facciamo due esempi precisi. Restiamo sempre nel campo dei Vigili Urbani. All’interno del Comando attuale vi sono due Vigili che dispongono dei requisiti per ottenere il Comando essendo in possesso di una laurea. Uno laureato in Ingegneria Ambientale e un’altra in Economia e Commercio. Quest’ultima, la dott.ssa Indelicato fu, opportunamente, nominata Comandante durante la Gestione Commissariale di Bonura. Basterebbe dare l’incarico a uno dei due (nessun dipendente si può sottrarre ad una nomina!) e il Comune risparmierebbe almeno 30/40 mila euro l’anno.
Invece Lo Biundo che fa? Per nominare un Vigile urbano attualmente in servizio in un Comune del nord , nipote di un avvocato abbastanza conosciuto in città (a chi deve essere fatto, con i soldi dei contribuenti, questo favore?) si ricorre al solito trucco sperimentato da Giordano. Si inventa un illegittimo “Avviso” per il reclutamento di un Comandante con il quale stipulare un contratto esterno di diritto privato. Vi potremmo anche dare nome e cognome di questo giovane Vigile ma per rispetto della persona non lo facciamo.
Ma Lo Biundo non si ferma qui. Mantiene i 13 Servizi (li avrebbe potuto già ridurre a 7/8 risparmiando almeno 90 mila euro l’anno così come avrebbe realizzato risparmi eliminando tanti inutili Uffici) e , piuttosto che affidare l’Ufficio Legale ad un Avvocato di cui il Comune dispone con un risparmio notevole di risorse, lo affida ad un dipendente che potrebbe guidare certamente altri Servizi ma non questo in quanto non in possesso della laurea in Giurisprudenza e della relativa abilitazione alla professione.
E qual’è la ragione per cui il Settore viene affidato a un dipendente che Avvocato non è?
Perché quasi TUTTI gli incarichi professionali, in tal modo, vengono assegnati ad ESTERNI. Cioè il Comune per difendersi, piuttosto che affidare le pratiche al suo Avvocato, è così ”costretto” a pagare professionisti esterni. E si tratta di parcelle per diverse migliaia e migliaia di euro racimolando ,in cambio, un pò di clientiela elettorale che certamente non guasta. D’altronde, a poco, non ci saranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo?
Ci fermiamo quì.
Caro Assessore Bartolo Parrino, per il rispetto che ti porto non ti voglio paragonare (almeno fino ad ora) all’amico Filippo Aiello che fu Assessore di Giordano e si dovette beccare, da parte nostra insieme ad una efficacissima rappresentazione che ne fece Giovanni Guerra, l’appellativo di “pigliaboffe” di Giordano. Perché, quando si dovesse presentare una nuova occasione piuttosto che andare in tivvù a pietire la comprensione delle mamme cui avete chiesto l’aumento di 48 centesimi per la fornitura di un modestissimo pasto con lo scopo di risparmiare qualche decine di migliaia di euro, devi dire al Sindaco che le “boffe”, seppur morali, se li vada a pigliare lui con l'aggiunta di manifestare un barlume di rispetto per le poche risorse del Comune frutto di notevoli sacrifici dei cittadini di Partinico.

Toti Costanzo

domenica 8 marzo 2009

FELLONI, A ME LA SCOPA

Le grida arrivarono fino a via Cappellini dove in zona dimora lo zio di Sal, Crispi, che avvertito si precipitò temendo per il nipote del cuore, dopo avere però sganciato il forcone ereditato dal nonno che l’ebbe in dono, come la maggior parte dei partinicesi, dai Cistercensi che distribuirono per primi la terra ai contadini e successivamente utilizzato nei momenti storici quali, ad esempio, l’arrivo di Garibaldi con i Borboni cacciati, appunto, a furcunati. Rocco arrivò per primo e con i suoi Vigili, ma non poté varcare l’accesso al Palazzo perché sprangato dall’interno. Giangrande presentatosi con i suoi “lanciò” le scale scorrevoli fin sopra il soffitto alla ricerca di un varco. Il passaggio casuale ma provvidenziale di un dipendente comunale andato in pensione negli anni ’70, segnalò la presenza sul tetto di un boccaporto che portava direttamente presso la Sala degli specchi dimora del Sindaco. Un boccaporto sconosciuto ai più ma di cui si servivano alcuni dipendenti comunali incalliti viziosi che da quel passaggio, ed utilizzando una scala secondaria, dopo aver lasciato giornale e cappello nell’ufficio per giustificare una presenza, erano soliti fare visita ad una gentile signora denonimata “la biondina“ che organizzava matiné e, come si suoleva dire, teneva sonu. Tenere sonu era un modo convenzionale utilizzato dai fedigrafi che avevano scarsa dimestichezza e con il lavoro ma soprattutto con i doveri coniugali. Un pò come quanto è successo di recente con l’Istituto dei sordomuti che faceva “da copertura” ad una confortevole garçonnier alla faccia nostra e dei contribuenti. Dall’interno le voci, intanto, arrivavano, fino al bar Montreal mentre un terribile trambusto provocato da spostamenti rapidi di sedie e tavoli creavano quell’atmosfera che si realizza all’interno di una nave quando si ha mare forza nove e cioè di suppellettili che si spostano con grande velocità da un lato all’altro provocando scricchiolii delle pareti e paure. Passi veloci si udivano come di inseguimenti o, ancor meglio, come di una caccia all’uomo. ”Felloni, felloni che non siete altro. Voi mi volete far fare la fine del sorcio ma vaviti a manciari l’uvita. Voi mi volete togliere l’onore, il segno del mio potere che è la scopa, ma io vi manciu ‘u cori. A me la scopa, a me lo straccio, a me il pulilampo”. Il riferimento era chiaro a quanto avvenuto ieri mattina presso la piazza IPSIA e che aveva visto protagonisti, al solito, Bart, Jhonny e Kate che, appunto con scopa, stracci e pulilampo, avevano ripulito tutto reiterando la sceneggiata della pulizia della vasca del burdillicchio che aveva consentito ad Antrea di potere sbeffeggiare l’Assessore del quale fu detto “cé e non c’é “ come quando da ragazzini giocavamo a tivitti. Rocco e Giangrande rompono gli indugi e irrompono scardinando la porta. La scena che si presenta ai loro occhi non si potrebbe raccontare ma per amore del diritto all’informazione, dobbiamo. Nardo, con fascia spugnosa asciuga sudore che circondava la sua nuca di attempato tennista, teneva stretto tra i denti un coltello da sub, nella mano destra un marruggio e nell’altra faceva roteare un pericoloso “martello” (attrezzo in uso nell’atletica leggera di cui è stato anche esperto un giovane consigliere comunale) inseguendo, di volta in volta, Bart, Jhonny e Kate. Bart, novello Yuri Chechi, con rincorsa e spinta volteggiò sopra tre sedie ed un tavolo atterrando sul lungo divano posto ai lati dell’ingresso nella Sala degli specchi. Da lì, rimbalzando, trovò prima rifugio dietro il busto di Vittorio Emanuele e poi con un semicarpiato arrivò fin sotto il tavolo da lavoro (si fa per dire) di Sal. Jhonny, che si faceva sempre più nicu nicu e chiamando sempre ad intermittenza “mammaaaa” si nascondeva dietro il Sindaco che tentava con ogni espediente di frenare l’irruenza da un fiume in piena di Nardo. Di Kate, che sicuramente era presente, non c’erano inspiegabilmente, tracce. Rocco alzò, casualmente, lo guardo verso il soffitto e si accorse che restava pericolosamente aggrappata al lampadario. Come ebbe a fare resta un mistero per tutti. Rocco e Giangrande si misero, come si suole dire, ‘nto menzu. Arrivò pure la materna Benina. Chiamarono Peppe che teneva Bart sotto controllo. Si addivenne, dopo lunga e difficile trattativa, ad un accordo: una manifestazione alla presenza di tutte le autorità civili, militari e religiose durante la quale a Nardo venivano consegnate ufficialmente scopa, straccio e pulilampo accompagnati da un simbolo in minitura oro 18, l’emissione di un francobollo e, quale risarcimento danni morali, consentirgli il 2 giugno in occasione della festa della Repubblica, di ripulire da solo tutti i monumenti cittadini, compresa la fontana degli otto cannoli in fase di restauro. In questo impegno si farebbe anche ricorso ai buoni uffici e alla collaborazione di Giacomino dell’ATO (A mmia Tutti l’Ossa) mentre si firmò un protocollo per cui si dava a Bart e Jhonny la possibilità, a loro scelta, di presidiare a turno villa Falcone e villa Margherita.

Per consolare Kate le fu promessa l'assunzione di una comandante della Polizia municipale con la quale avere almeno qualcosa di cui parlare.

Nelle matinate Rocco, non potendone fare a meno, aprì e chiuse però velocemente un verbale (come quando la buonanima di don Nitto apriva e chiudeva i concerti della fanfara dicendo con fare deciso: “Picciò, una larga, una stritta, tri e tri” ) ed emettendo una contravvenzione nei confronti di Nardo soltanto per “sciamazzi notturni”. Giangrande, suo malgrado, dovette relazionare al Comando provinciale, Crispi fu convinto a ritornare a casa e rimettere a posto il forcone mentre la piazza e il Palazzo restavano presidiati da una serie di papanzichi, che non vollero andare a dormire se prima il Presidente della protezione civile non li avesse ufficialmente inquadrati nell’Associazione di volontariato. In questo modo, anch’essi, davano senso e scopo alla loro presenza. Quando sorse il sole Partinico si presentò quale quella di sempre cioè: ieri più di oggi e meno di domani.

Sala Rossa

martedì 3 marzo 2009

MENTRE LINO STURIA, A' POLICENTRU PIGGHIA 'A VIA!

Cosa ne pensate di Leonardo da Vinci? Una domanda, la nostra, ai limiti della banalità considerato che di Leonardo tutti possiamo convenire ed essere d’accordo con la descrizione che ne fece tal Anonimo Gaddiano nel 1542 e che sostanzialmente dice così: ”Fu tanto raro ed universale…Assai colse in Matematica et in Prospettiva non meno, et operò di Scultura, et in Disegno passò di gran lunga tutti gli altri. Hebbe bellissime invenzioni…fu nel parlare eloquentissimo et raro Sonatore di lira.... e fu valentissimo in tirare et in Edilizia d’acqua e tanti altri ghiribizzi né mai co l’animo suo si quietava ma sempre con l’ingegno fabbricava cose nuove”.
Dunque, come è noto, Leonardo fu inventore, progettista, costruttore, ingegnere, suonatore, buon parlatore, scultore, pittore e tante altre cose ancora. In una parola: un genio.
Ma perché si cita Leonardo? E a che proposito?
Bisogna sapere che noi incalliti e un pò decrepiti comunisti ci commuoviamo sempre quando siamo in presenza di uno scritto che tesse le lodi dell’Uomo e ne magnifica gli intendimenti. Ad esempio, quante volte abbiamo pianto e gemito davanti le gesta di Federico II,Alessandro Magno, Carlo Magno.E quanto abbiamo sospirato e pianto soprattutto per le gesta di Magno Magno. Quest’ultimo, personaggio scoperto da Pinuzzu che lo presentò in un memorabile servizio giornalistico e ora molto conosciuto nelle nostre lande, nacque dall’innesto di un insieme di ex diccì che davanti al disastro della seconda Repubblica ora gridano a gran voce: ”Tu riciamu nuatri cà era megghiu ‘u tintu canasciutu ca ‘u bbonu a canusciri?” (traduzione: vi potevate tenere noi), è stato preso a modello dai tanti giovani concittadini che, in un modo e in un altro, dopo essersi intrufolati di riversu quagghiu nella “politica” e al grido di “giovani è bello!”, del Comune stanno per sucarisi puru ‘a micciusa.
Qualcuno con fare e dire plebeo sostiene che, alla fine, non lasceranno nemmeno i chiodi appesi alle pareti. Ovviamente a Partinico c’é sempre quello che deve eccedere nei giudizi esagerando, come sempre si esagera nella nostra città, anche se un filo di verità c’è sempre. Infatti non pensate che “Sal and seven company” stiano esagerando con le tasse sull’acqua, sui rifiuti, sull’addizionale, sui panini dei bambini, sui vecchietti ospiti nella casa di riposo ai quali a detta del popolo ci stannu sucannu puru ‘u sangu? Si esagera, ma intanto si apprende da Pino tiggei, e tanto per continuare una tradizione, che anche a Sal hanno pignorato ‘u tavulinu (“Quant’è bella, quant’è bella ‘a città ‘i pulicinella”). Pare, per non aver pagato i detersivi. Per cui l’avvenimento ci ricorda un precedente degli anni ’60 quando in un memorabile comizio ‘o tiatrinu l’onorevole Mimì Bacchi denunciò lo spreco di sapone che si consumava presso l’allora “vecchio” ospedale di Largo casa Santa le cui spese erano a carico del Comune di Partinico. L’onorevole, con la foga e la verve che lo contraddistingueva, ebbe ad esclamare: “Ma come è possibile davanti ‘a grascia ru paisi, ca’ sulu ‘o spitali si lavanu da’ matina ‘a sira?” Apparve a tutti evidente che qualcuno degli amministratori d’allora, sul sapone, ci facia ‘a fava! Il che non significa che a distanza di decenni, mutatis mutandis….
Dunque ritorniamo a Leonardo e scopriamo una cosa che ci ha fortemente emozionati costringendoci a rivedere i nostri pressappochitici giudizi, le nostre volgari illazioni, l’avere pensato per un sol attimo che tutti i “poteri economici” sono gli stessi, che tutti “i padroni” sono gli stessi. No, non è così e noi, come al solito, 'nni pigghiamu a’ solita cantunera di pettu! Ecco perché nessuno ci vota più perché, come si suole dire, unni nzirtamu una!!
Ma trascriviamo lo scritto che ci sorprese, ci commosse, piegò le nostre certezze.
Leggiamo ad alta voce: ”Ogni impresa dell’uomo si ispira nel suo realizzarsi ad un modello. La ricerca instancabile del miglioramento è il motore del progresso, la forza che spinge l’uomo verso traguardi sempre più grandi. Grazie alla volontà, ai suoi sforzi i desideri dell’uomo tutti i suoi desideri con il tempo si realizzano….E quando abbiamo pensato di dare personificazione all’ingegno, è venuto spontaneo ispirarci ad un maestro che ha rappresentato la genialità umana nel suo pieno dispiegarsi: LEONARDO DA VINCI. Di Leonardo vorremmo cercare di imitare, con umiltà e rispetto, lo spirito che ha animato ogni sua opera: la volontà di osservare ed interpretare la realtà, la ricerca di una dimensione razionale delle cose e dei sistemi, il pragmatismo ma nello stesso tempo l’immaginazione e la capacità creativa. Questo è il patrimonio che Leonardo ha lasciato al mondo, da questo anche GRUPPO POLICENTRO trae forza ed ispirazione ”.
Lo avreste mai creduto? Non è sublime questo scritto? Non esalta la capacità dell’homo novus che Leonardo incarnò e che ha ispirato il personaggio di cui immediatamente diremo?
Non ci crederete, siamo sicuri che ci darete dei visionari, che siamo i soliti comunisti mistificatori e violentatori della verità. Ebbene sì questo scritto porta la firma di
LINO IEMI Presidente del GRUPPO POLICENTRO.
Lino Iemi il mastino del Nord, il manager dal piglio decisivo, la forza della volontà realizzatrice, il dinamico manager che va e viene da Partinico come quando noi andiamo e veniamo da Ciammarita,che lascia la mafia fuori dalla sua porta. LINO IEMI ,l’uomo verso il quale si sono inchinati frotte di amministratori, pseudo tali, arrivisti, opportunisti, mistificatori, speculatori, truffaldini, scagnozzi, profittatori, acchiappa cosi ‘nta llariu e, perfino, qualche cane di bancata, havi 'ncurpuratu Leonardo Da Vinci e a lui si ispira.
Chi l’avrebbe mai pensato e detto? Lino il duro, dall’animo leonardiano!Lino il bulldog della nordica Brianza capace di modellare, cesellare e, chissà, forse di nascosto come Leonardo, suonare la lira (sì, la LIRA forse la suona bene!) oppure la chitarra e cantare “O mia bela Madunina..”
Tuttavia ci si consenta almeno una considerazione strettamente personale: ma voi pensate che Leonardo per progettare un’opera, seppur eccelsa, vi avrebbe impiegato come Lino ALMENO DIECI ANNI? Cu stu passu mentre ‘u mericu Lino sturia, 'a Policentru pigghia a via!
E dunque? Dunque mentre Lino va e viene da Partinico e incontra tutti compresi chiddi 'mmiscati cù nenti (la stragrande maggioranza) il Giornale di Sicilia di Sabato 28 febbraio pubblica un avviso di SICILIA OUTLET VILLAGE che ricercava una serie di figure professionali da utilizzare nella struttura che sta sorgendo nel Comune di AGIRA (Enna) in una posizione quasi al centro dalla Sicilia e che servirà una clientela potenziale di 3 milioni di acquirenti. Agira è a meno di un’ora da Palermo, Catania, Ragusa, Siracusa, Agrigento, Enna e Caltanissetta.Agira 25mila mq. di coperto ,2200 posti-macchina, 100 boutiques con punti di ristoro,2 alberghi.
E il nostro Outlet partinicese? E le nostre migliaia di posti di lavoro? E il nostro sviluppo, il nostro Eden, il sogno di mezza estate di Enzucciu Briganò e di una serie infinita di allocchi?
Una cosa,però, è certa: o i siciliani vanno ad Agira o a Partinico.
E i siciliani sceglieranno , intanto, Agira che comunque apre prima ed é sicuramente più vicina . E poi si viri!
Sala Rossa