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lunedì 13 aprile 2015

E I PALADINI S'INCHINARONO AL CAV. NINO CANINO CHE CI HA LASCIATI


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Nino Canino,il Maestro puparo erede di una famiglia che ha legato il suo nome alla tradizione dei Pupi siciliani,se ne è andato a 86 anni lasciando non solo il ricordo delle sue rappresentazioni che hanno fatto il giro del mondo ma soprattutto il sorriso di uomo buono col quale soleva salutare tutti attraversando la città con la immancabile bicicletta.Un ecologista,si potrebbe dire a sua insaputa,oltre che straordinario erede di una cultura fatta di storia,avventura, fantasia,passione per un’Arte sublime che dava vita a chi vita non poteva avere cosi’ come miracolosamente fece mastro Geppetto col suo Pinocchio.I suoi pupi sul palcoscenico si animavano,si trasformavano in uomini e donne d’azione,acquistavano la voce (una voce che era di volta in volta voce di cavaliere,servo,paggio,donzella nobile o popolano)che ti trasportava nel mondo dei Paladini che alimentarono le nostre fantasie di fanciulli che non conoscevano ancora la tivvù e che a quelle rappresentazioni andavano ogni sera per seguire una Storia fatta di azione,gesta generosi,disprezzo del pericolo,infamie e tragedie ,amori ed odi ma che si concludeva,alla fine,con la morte del traditore,del tragediatore,del nemico,dell’uomo cattivo.L’eterna storia del Bene che contrasta ma alla fine sotterra il Male.
Dunque il Maestro Nino Canino se ne va onorato da quanti lo conobbero e lo apprezzarono.E se ne va salutandoci da quella cantina Borbonica vanto di una generazione(Masetto e Sandro Aiello,Toti Costanzo,Jack Speciale,Giulio Bosco,Giuseppe Casarrubea,Tuccio Amato,il maestro Nino Cinquemani,Vincenzo Fuoco e tanti altri) che la vollero strappare al degrado e all’infamia intercettando la straordinaria sensibilità e cultura di un irripetibile sindaco come lo è stato Gigia Cannizzo che la  volle acquisire,sottraendola ad ignobili speculazioni,al patrimonio della nostra città perché restasse memoria di una Partinico splendida,nobile,generosa,materna rispetto a quella arida,dell’infamia,dell’incultura,della politica terra terra,trasformistica e plebea.Nino Canino fu anche animatore di lunghe,indimenticabili,serate estive nei locali che gesti’ Fifo facendo conoscere,soprattutto agli stranieri che li frequentarono,non solo la musica della nostra tradizione popolare o da Fifo creata ma la storia affascinante dei protagonisti di un mondo fantastico che il Cav. Canino efficacemente raccontava e a cui dava vita e che fu,appunto,quello dei Paladini di Francia.I pupi del Cav. Nino e le canzoni di Fifo costituirono un miscuglio di suoni e voci espressione di una cultura che andava oltre la tradizione divenendo straordinario evento come straordinaria è stata,per erti versi,la loro vita di artisti.Il Maestro Canino lascia,oltre ai suoi pupi ormai pezzi rari di una collezione gestita dalla sua famiglia,antiche scenografie e forse anche quel vecchio pianino che riempiva le pause tra un atto ed un altro oltre che una forte eredità costruita ogni giorno con passione e tenacia e che ha formato alcuni suoi allievi dell'ultim generazione come Vincenzo Garifo,Raffaello Longo e Nino Perrone.Tre protagonisti che s’impegnano a proseguire quel cammino che a Partinico iniziò agli inizi dell’800 con don Liberto,il capostipite,la irripetibile avventura del teatro dell’Opera dei Pupi a Partinico.Né possiamo dimenticare come i Canino ebbero a trasmettere la passione  e la competenza non solo a don Gioacchino Cassarà che ne fu allievo ma anche al professore Gino Speciale che rappresento’pittoricamente le gesta dei Paladini.Entrambi costruirono pupi ed entrambi diedero vita a piccoli teatri con cui solevano intrattenere amici,appassionati ed intenditori.Col Cav.Nino Canino se ne va,dunque,l’ultimo della dinastia di una famiglia che nasce da don Liberto proseguendo con donn’Antonino e poi con don Vincenzo (celebri le sue frasi:“Se ne andiedero” e “Vedo un munzillaro di morti che a me’ si avvicinano” ) il quale non appena percepiva in sala la presenza di noi giovani universitari (insieme a Salvatore Console,Toto’ Barra e Tuccio Lo Biundo figlio di don Carru l’irvariu all’inizio degli anni ‘60) che solevamo frequentare il teatro in via Gambino (dietro la vecchia pescheria)esclamava: “Minchia i sturienti s’arricuggheru!“che era come allertare gli astanti di una presenza anomala che veniva ad interrompere quel filo di collegamento sentimentale tra il pubblico ed i personaggi raccontati come i Paladini Orlando e Rinaldo,la pulzella Angelica ed il cattivo Gano di Magonza che,per disprezzo,veniva coralmente ridotto a cane di Magonza.Un mondo bellissimo,semplice,affascinante che non esiste piu’ in quelle forme ma che continua e si tramanda grazie alla passione dei citati allievi del Cavaliere cui oggi la Partinico migliore ha reso dovuto,doveroso,rispettoso omaggio. .
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         GEMMA CONTIN DELLA FAMIGLIA CANINO 

C’è un bellissimo libro scritto da Gemma Contin che fu  anche giornalista del quotidiano “Liberazione” del PRC e moglie dell’on. carinese del PCI,Nino Mannino cugino del Cavaliere Nino Canino per parte di madre.Gemma scrive nel suo libro che abbiamo presentato il 18 dicembre 2010 presso la  nostra Biblioteca intitolata a Salvatore Barra “Amiche mie,donne bellissime”,della famiglia Canino.Vale la pena leggerlo per conoscere ancor piu’ profondamente la storia di questa famiglia di artisti irripetibili ed unici che hanno onorato la vita culturale della nostra Partinico migliore.Lo si trova nella nostra biblioteca e ne consigliamo la lettura.

 Toti Costanzo 

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