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domenica 26 aprile 2015

PER RICORDARE RAFFAELLA GIANNOLA,LA PROFESSORESSA CHE FECE AMARE LA FILOSOFIA

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La generazione partinicese nata alla fine degli anni ’20,trovandosi adolescente subito dopo la liberazione,visse non solo l’esperienza ed il crollo del regime fascista ma soprattutto la fine delle devastazioni,il ritorno di familiari ed amici usciti vivi dall’inferno della seconda guerra mondiale e la gioia di cominciare a crescere in un clima di difficoltà economiche ma sicuramente di grande ottimismo  per l’inizio della ricostruzione di un mondo di pace al quale affidare le speranze di una vita certamente migliore.Quei ragazzi e quelle ragazze e le loro famiglie,almeno quelle soprattutto appartenenti alla piccola borghesia locale,compresero come la scuola che rinasceva dalla macerie del fascismo fosse il solo mezzo,l’unica occasione di cui  disponevano per potere aspirare ad una vita migliore che non fosse quella dell’attività nei campi per i ragazzi ,l’esercizio del piccolo commercio e dell’artigianato e,per le ragazze,soltanto l’approdo al matrimonio.La nostra città ospitava di già il Ginnasio nei locali dell’ex Convento dei Carmelitani per cui chi ebbe la possibilità lo frequento’e da li’,finita la guerra,nel 1947 con l’stituzione delle classi di Liceo,pote’ approdare all’Università. Intraprendere gli studi significava formarsi all’interno di un contenitore rigoroso,serio che nulla concedeva alla presenza passiva o per solo censo come spesso accade oggi.Chi veniva dalla classi di piccola e piccolissima borghesia comprese ancor di piu’ che solo lo studio avrebbe potuto radicalmente modificare la loro vita e far consolidare in una città fortemente conservatrice e bigotta un tessuto di ceto culturalmente evoluto,aperto,moderno.Gli studenti di quella generazione che frequentarono il Liceo e poi l’Università-che non furono tantissimi-si rivelarono in linea generale,poi,eccellenti professionisti e,soprattutto quanti avevano scelto l’insegnamento,docenti carichi di umanità,comprensione,passione per la cultura.Fra tanti di questi giovani non si puo’ non ricordare Raffaella Giannola che dopo una breve quanto imprevista malattia ieri ci ha lasciati all'età di 86 anni.
La professoressa Giannola é stata parte di quella classe di insegnanti partinicesi del dopoguerra che furono punto sicuro di riferimento culturale per alcune generazioni di giovani che di lei apprezzarono la vivacità intellettuale,l’umanità,il senso del dovere e ,come ricordava oggi durante l’omelia per i suoi funerali don Pino Provenzano,l’alto senso della solidarietà umana.Non a caso fu una delle fondatrice e sostenitrici del Centro aiuto alla vita(CAV)della nostra città,una istituzione benefica guidata dalla professoressa Maria Geraci che Raffaella  Giannola ha collaborato fino all’ultimo istante della sua vita.Donna attiva,energica e determinata fu anche membro della FIDAPA,un’associazione di donne che sostengono l’impresa femminile quale componente dello sviluppo anche economico della nostra città.Fu madre come lo possono essere le nostre donne che nella famiglia trovano il luogo anche del loro completamento.Madre con la naturale attenzione nei riguardi dei suoi due figli ma sono certo con quella umana,particolare propensione(che è anche una comprensibile quanto caratteristica delle nostre famiglie)nei confronti di Giovanni,il piccolo dai mobilissimi e penetranti occhi verde-celeste che non le somigliava fisicamente ma sicuramente per vivacità dell’ingegno,la genialità nel sapere cogliere il lato umoristico di un avvenimento,l’acutezza dei giudizi,la capacità di delineare tratti caratteristici e caratteriali di protagonisti soprattutto della vita politica cittadina rappresentandoli in modo civile ma efficace e facendolo assurgere,per alcuni anni,quali indiscusso protagonista della vita politica della città senza che per questo ebbe mai a ricoprire un ruolo di dirigente o di  militante di una formazione politica.Le vignette di Giovanni "Guerra" pubblicate su Sala Rossa,attese e divorate dai lettori,valevano piu’ di un convegno,un comizio,un articolo di giornale,un servizio televisivo.Quelle vignette,ne sono certo,venivano apprezzate dalla signora Raffaella Giannola Marchese.
All’inizio degli anni ’60 la professoressa Giannola fu docente e Preside dell’Istituto Magistrale“Bagnera”.Molti della mia generazione che amoreggiavano con le alunne di quella scuola trovarono la sua materna e solidale comprensione.La comprensione di una donna di cultura che fu anche ed indiscutibilmente sempre donna “moderna”.Alcune di quelle sue alunne che oggi sono madri e nonne parlando di lei  continuano a chiamarla “la MIA professoressa che mi fece amare la Filosofia”.
Toti Costanzo

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