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venerdì 17 aprile 2015

OGGI E' ANDATO IN SCENA IN TIVVU' IL PIU' PUTRIDO E BECERO PLEBEISMO LOCALE

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Non so per quale incomprensibile ragione,oggi,mentre ascoltavo su di una emittente non locale una dissennata intervista costruita ad arte dal porgitore di microfono a beneficio di un esemplare dell’antitesi di cultura,signorilità,finezza,modi,stile,chiusi gli occhi come a ricercare rifugio e difesa facendo sprofondare i miei pensieri nel lontano passato.E piu’ mi arrivavano dall’incauto personaggio sconnesse parole di prepotenza,arroganza,minacce,ricatti("Ora basta,li denuncio,li rovino") nei confronti di una categoria di lavoratori quelli del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti che si rifiutavano di svolgere un lavoro che non viene loro regolarmente pagato,e piu’ a fondo precipitavo nei miei ricordi immergendomi in un altro mondo,lontano,certamente non piu’ ripetibile ma che fu entusiasmante,esaltante,pieno di speranze,accogliente, sicuro,speciale.Piu’ la sua voce si alterava e tuonava contro lavoratori e padri di famiglia che chiedono il diritto all'esistenza decorosa ma che rappresentano,secondo i suoi codici identificativi,la catena dei piu’ deboli(oh,come il Queru(e)lante si trasforma e s’inchina,però,davanti i potenti di turno borghesi o con divisa,con fumaloro o mitria,dell’ARS o del senato)minacciandoli ed additandoli alla pubblica opinione quali responsabili della vergogna di cui ogni giorno si copre-sopratutto di rifiuti- la nostra città da quando ne ha direttamente assunto la direzione,e piu’ soffrivo lacerato da un dire meschino e pieno di biliosità.E ignoranza,arroganza e prepotenza si sono impossessati di questa città,ormai da oltre sette anni (senza contare anche alcuni anni precedenti durante i quali non ebbero ruolo da protagonisti ma di conniventi zuini )col sostegno di una allegra congrega che si accontenta anche di poco,di quel che c’è,anche dei resti.Sentivo parole velenose,sconsiderate,cattive,parole che uscivano dalla bocca ma provenienti dal profondo della “pancia”,parole di una persona che ormai non c’è piu’ con la testa,che ha perso la serenità,il senso dell’equilibrio politico(ammesso che ne abbia mai avuto)e che cerca disperatamente ed  in ogni occasione di attribuire le responsabilità dello sfascio della nostra città sempre agli altri.Piu’ la voce del quilibet si alterava e piu’ mi immergevo in quell’atmosfera placida del passato che diffondeva la musica di una canzone popolare,I pirati a’ Palermu,interpretata dalla indimenticabile ed inconfondibile voce di Rosa:”Nna rubbaru lu suli,lu suli arristamu ‘a lu scuru Sicilia chianci!”.Dimenticai l’oggi e mi rifugia nell’ieri.Ritornai nel locale che gestiva Fifo e sentivo un tramestio di sedie che venivano spostate e che disturbava non poco l’ascolto di una delle piu’ belle canzoni siciliane con testo del  grande poeta bagherese Ignazio Buttitta.Una voce si sovrapponeva ad altre:”Donn’Antonino, amuninni,cà accumiciamu!Era la voce di Fifo che chiamava il Cavaliere Nino Canino a prendere posto insieme ad un suo collaboratore dietro il teatrino realizzato per un pubblico di stranieri e di palermitani borghesi che amavano la tavola ma soprattutto la musica,il Teatro dei Pupi ed il suo fascino.Cala il silenzio e nell’area contigua tra il locale al chiuso e la grande arena che fu dei Greco e che Fifo gestiva  trasformandolo in ristorante (il luogo dove per  la prima volta nella nostra città conoscemmo Fabrizio De Andre' ma sopratutto Rosa Balistreri,ospite di Marco La Fata,che ci apri' al mondo del folk siciliano e delle canzoni che raccontavano di operai e contadini in lotta,la vita di sfruttati e il ruolo degli sfruttatori )avevano vita indimenticabili serate che si protraevano,a volte,fino a notte fonda.Si costruiva in quel luogo,che diventava davvero magico,un filo di collegamento sentimentale tra soggetti diversi per storia,cultura,provenienza,collocazione anche politica che si fondevano,amalgamavano diventando un unicum che godeva di parole e musica,che si esaltava nel seguire lo scontro tra i Paladini,il rumore sempre piu’ forte delle corazze e delle armi mentre la voce del Cavaliere Canino diventava sempre piu’ alta,possente,sconvolgente,impensabile che potesse albergare in quell’esile e longilineo corpo che trasformava una persona mite in un gigante che incuteva terrore.Quel mondo fatto di sentimenti, valori,solidarietà,poesia che doveva rappresentare il FUTURO continua a scomparire ogni giorno di piu’ sopraffatto dai colpi mortali inferti dal piu’ putrido e becero plebeismo.

Toti Costanzo  

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