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venerdì 20 maggio 2016

LA SEGRETARIA DEL PD, LA BERTOLINO E I COMUNISTI DI PARTINICO








Uno dei più prestigiosi comunisti di Partinico, l’on. Mimì Bacchi, soleva dire riferendosi ad avversari politici di scarso rilievo che “non vale la pena spendere olio per un cavolo”.
E noi non ne spenderemo per le schiocchezze scritte dalla Segretaria del PD (di quale sua parte?) di Partinico, nota per essere una dei tanti reggicoda di un colluso, ricattato ed omertoso non degno di continuare a guidare la vita della nostra comunità.
Una risposta, però, riteniamo meritino quei consiglieri comunali (Amoroso, Russo, Sollena, De Simone e D’Orio) che, seppur critici nei nostri confronti, tuttavia pensiamo abbiano inteso riaprire una più seria discussione sulla “questione Bertolino” e che noi raccogliamo favorevolmente, se non altro per restituire ai fatti storici la loro giusta valenza.
I citati consiglieri comunali hanno fatto riferimento all’azione dell’ultima Giunta del sindaco Gigia Cannizzo, organicamente sostenuta dal nostro Partito, ritenendo che la sua azione relativamente alla delocalizzazione dell’industria non abbia allora raggiunto gli effetti voluti non solo dai comunisti che lottavano per la tutela dell’aria, dell’acqua e del mare fin dal 1984, ma sopratutto dai cittadini che hanno sempre sostenuto quella battaglia di civiltà.
Tuttavia é opportuno ricordare che quella Giunta, seppur ebbe vita per meno di un anno (fine dicembre 1998 - 8 novembre 1999) lasciò una forte impronta della sua azione proprio sulla questione Bertolino, quando a firma dell’assessore comunista che quella Giunta ebbe a presiedere, fu dato incarico (la delibera del 1999 è agli atti del nostro Comune) all’avvocato Armando Sorrentino, legale di parte civile nei processi per l’uccisione di Pio La Torre, perché difendesse il Comune dagli effetti devastanti della distilleria. Così si è arrivati alla condanna al pagamento di 2 milioni di euro di risarcimento alla città per la sua azione nefasta sulla vita dell’ambiente cittadino.
Appare evidente come l’azione dei Comunisti abbia inteso non solo ripristinare la legalità violata e la tutela della salute pubblica, ma soprattutto impedire che la distilleria continuasse ad essere oltre che un pericolo, anche “un tappo” per lo sviluppo urbanistico della città verso il mare.
Questo impedimento, da sempre, abbiamo inteso eliminare, ma non certo perché sull’area lasciata libera di viale dei Platani si possa innestare una gigantesca operazione sui suoli (per esempio anche qualche nuovo centro commerciale di dimensioni più ridotte?) e meno che mai che a Bosco Falconeria si possa costruire un nuovo mostro ancora più pericoloso del precedente che non sarà, ovviamente, una nuova distilleria che, con la fine degli incentivi comunitari, non ha alcuna ragione economicamente sostenibile.
E allora hanno ragione il Gruppo consiliare “Cambiamo Partinico” e Rifondazione Comunista quando si pongono e pongono alla città l’interrogativo se questa nuova struttura industria non si legherà al ciclo dei rifiuti in Sicilia dal momento che il governo Renzi (nonché quello Crocetta) ha già annunciato la costruzione di 6 termovaloizzatori per bruciare i rifiuti prodotti nella nostra isola.
A quanti, spregiudicati, carrieristi ed arrivisti pensano di cavalcare la distilleria come hanno fatto con la Policentro, diciamo con forza che sulla loro strada, ad impedire ulteriori vergogne, troveranno sempre i comunisti di Partinico e la città migliore.
PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA
Circolo “Peppino Impastato” di Partinico

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