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lunedì 21 giugno 2010

CARO SAVERIO SETTIMO, NON SONO D'ACCORDO. DOBBIAMO SAPERE CHI DEVE GESTIRE L'ACQUA


Quando Saverio Settimo durante l’assemblea di coltivatori, convocata dalla CIA di Partinico al Palazzo dei Carmelitani lo scorso giovedì, esplicitò il suo pensiero l’applauso non mancò. E Saverio aveva ancora una volta sostenuto, come in altre occasioni, che “l’acqua cu' naruna runa a nutri unni n’teressa abbasta ca’ abbiviramu”.
Ora è abbastanza comprensibile come ai coltivatori che aspettano d’avere l’acqua per tentare di salvare le produzioni, soprattutto stagionali, non vogliono sentire che questo in quanto si tratta di una categoria assai frastagliata ed individualista e in più stretta nella morsa di una grave crisi di produzione e di commercializzazione. E se consideriamo che di già la stagione irrigua avrebbe dovuto avere inizio, le tubature sottopressione, le perdite sistemate, il Consorzio di bonifica Palermo 2 con i suoi uffici funzionali e con la macchina operativa pronta ad intervenire - e niente di tutto questo c’è – ci si può rendere conto della grave situazione in cui è finita l’agricoltura della Piana del partinicese già ormai da almeno quattro anni, cioè da quando questo carrozzone con un’atto d’imperio ha esautorato dal suo ruolo la trentennale gestione della Cooperativa Consorzio irriguo Jato, strumento che bene o male riusciva ad esplicitare un servizio dignitoso, sicuramente economico e indiscutibilmente democratico. E le ragioni del fallimento del Consorzio di bonifica Palermo 2 si legano non alla mancanza di mezzi o di personale quanto ad una reale capacità a costruire una macchina operativa utilizzando le risorse umane notevoli ed anche qualificate di cui dispone e che funzioni nell’arco dell’anno, macchina che deve essere pronta ad entrare in attività non appena si dà inizio alla stagione irrigua. Il fallimento, su questo versante anche del Governo Lombardo e dei suoi sostenitori quelli palesi e quelli semi occulti , così come il mantenimento ancora a distanza di 15 anni dall'approvazione delle legge istitutiva di un Commissario straordinario piuttosto che di un democratico Consiglio di amministrazione del Consorzio - è palese, evidente, eclatante. Questo Governo che pomposamente i Cracolici, i Lupo, i Lumia, i Papania, i Cardinale hanno definito con frettolosità sospetta “il governo delle riforme” altro non è se non una edizione già vista della capacità di pezzi di classe dirigente di usare a piacimento lo strumento del trasformismo e dell’ascarismo con lo scopo di tenere sempre nelle loro mani la gestione del potere quì ed ora mantenendo la Sicilia in una condizione di continuo sottosviluppo e di ricatto dei lavoratori a diverso titolo facendo marcire i problemi di una società che non decolla e resta ai margini dei processi di sviluppo italiani ed europei. Ma quel che va addebitato alla ”politica locale” (c'é qualcuno nella condizione di spiegarci il ruolo che hanno avuto i Sindaci del nostro territorio che dell'acqua dell'invaso usufruiscono?) in questa vicenda e che si manifesta in occasione soprattutto di assemblee di coltivatori esasperati ma sempre più delusi, è l’incapacità palese (per alcuni si tratta della volontà) di battersi perché l’acqua dell’invaso non solo sia disponibile per i coltivatori ma soprattutto che torni, ovviamente nelle forme possibili e con il coinvolgimento funzionale, a mio modesto parere, anche dei tecnici del Consorzio di bonifica, nella mani degli stessi coltivatori della nostra Piana e cioè con una gestione democratica che non può prescindere dalla restituzione alla Cooperativa Consorzio irriguo Jato di un ruolo che porti anche alla soluzione della vicenda dei 13 ex dipendenti costretti da mesi ad una lotta che non trova ascolto ed interlocutori ai quali si concedono 51 giornate che altro non sono se non la mortificazione della loro esperienza di lavoratori e di padri di famiglia. Dunque Saverio (e come lui certa “politica locale”) se da una parte ha ragione quando sostiene che bisogna avere l’acqua per le campagne e subito, dall’altro sbaglia quando non individua IL SOGGETTO che l’acqua debba GESTIRE con razionalità, con continuità, efficienza, responsabilità. E sicuramente non può essere il Consorzio di Bonifica Palermo 2. Sono certo che anche questa stagione, seppur tra difficoltà, stenti e mugugni sarà avviata con i tubi che scoppiano, l’acqua che si perde, pezzi di territorio che crollano, con contadini che l’acqua l’avranno ed altri no, avendo perso, però, ancora una volta l’occasione di rimettersi nelle mani le risorse fondamentali utili allo sviluppo della nostra agricoltura. Ma se la gestione democratica rappresenta ancora ad oggi un obiettivo che, a quanto pare, soltanto il consiglio di amministrazione della cooperativa "Consorzio irriguo Jato" persegue, tuttavia non possiamo non vedere come l’azienda e AMAP l’acqua la prelievi giornalmente, vendendola a peso d’oro alle città costiere quando questa parte dal potabilizzatore Cicala per arrivare fino a Villabate passando per Palermo. Un business miliardario alla faccia du zù Sariddu Turdu, Franco Paparatti, Danilo Dolci, Fifiddu Rubino, Nino Cinquemani “u russu” e dei Partiti socialista e comunista che quella grande battaglia per l’affrancamento dei contadini di Partinico portarono avanti fin dagli anni ’60. Un pezzo di storia, storia di lotte e di sacrifici anche di vite umane perse durante i lavori della diga, che si va a fare fottere nella logica del dio denaro come soleva dire Cola. E’ questa la Sicilia Nuova di Lombardo, Micciché e Cracolici, bellezza! Che poi é sempre quella stessa che da decenni abbiamo conosciuto.

Toti Costanzo

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