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martedì 10 febbraio 2009

LETTERA AD UNA "PROFESSORESSA" (di don Totò da Milano)

EGREGIA PROFESSORESSA alla Piemme, alle Poggi ed anche al Camposanto, Le inviamo questa lettera frutto di una articolata e sofferta lacerazione interiore durata alcuni giorni alla fine dei quali ci siamo convinti, come dicevano i nostri avi, che "testa ca' nun parra si chiama cucuzza". E allora ci rivolgiamo a Lei per manifestare tutto il nostro entusiasmo e rispetto nei confronti dei suoi notevoli ed apprezzabili propositi esplicitati nell'occasione della recente Conferenza stampa e che Le fanno sicuramente onore. La qual cosa ci spinge, con la presente, a rilevare ed esplicitare.
Noi ci siamo permessi di attribuirLe, attraverso questa lettera, il titolo di "Professoressa" parafrasando una Lettera ben più prestigiosa e scritta tanti anni or sono da certo don
Milani, dopo avere seguito con animo sospeso, pendendo dalle sue labbra, quanto da Lei dichiarato con profonda, visibile, palpabile, toccante emozione durante quella Conferenza: "I Vigili urbani - Lei disse - educheranno i cittadini al pù rigoroso rispetto delle leggi!"
Parole che dal Palazzo municipale uscirono rimbalzando come palle di fuoco che, dopo avere attraversato valli e contrade, superato fiumi e monti, toccarono il cuore di ciascun popolano. Lei non ebbe modo di sentire ma Le assicuriamo che migliaia e migliaia di mani batterono all'unisono per manifestare assenso, condivisione, osanna ed infine prolungatissimi oooolééé.
Così come Lei non ebbe ad accorgersi, presa com'era da grande, immensa emozione, con quale affetto fraterno, solidale, imperituro pendevano in contemporanea dalle sue labbra non solo Bartolo, che all'occasione tirò fuori il meglio del suo repertorio e nella fattispecie "l'occhio di triglia", ma soprattutto Salvo e Giovanni. Estasiati, poi, Tanino, Antonella, Nardo e perfino Vito che, come é noto, sostengono quanti lo conoscono bene, é "santu c'un sura" nel senso di non provare alcuna emozione tranne quando partecipa all'annuale processione di San Palino o quando ospita "'a Marunnuzza ri Mastri". Oppure (ma questa é la solita, vecchia cattiveria di un noto personaggio del passato oramai "scacato")quando parla di Policentro. Eppure, nell'occasione, anche Vito fu fortemente toccato e commosso, fin quasi alla umidificazione delle palpebre.
Gentile "Professoressa" ci consenta manifestarLe la nostra devozione soprattutto per avere rassicurato la moltitudine di giovani della nostra città e del circondario che, quanto sostenuto da alcune malelingue dal senno uscite, non risulta a verità. Infatti non é assolutamente vero che Lei sconosce l'esistenza della Consulta Giovanile, cos come non risulta a verità che Lei non abbia mai presentato, in questi lunghi, faticosi ma entusiasmanti otto mesi (come gli otto cannola di Piazza Duomo) alcuna proposta o ,come si suole dire, "progettualtà" in direzione della nostra amata gioventù. Cosiì come non é vero che sconosce l'associazionismo giovanile (tranne quello della contiguità), quello culturale e quello politico perché é a tutti nota la quantità d'incontri che Lei ha concretizzato con loro in questi mesi. Al punto che qualcuno fu costretto a chiederLe di sospendere le sedute per evitare il rischio di una overdose, cioé un eccesso di partecipazione corale fruttuosa ed altamente produttiva.
E non importa se nella foga della proposizione verbale, e citando gli innumerevoli interventi delle maestranze comunali operate nel sacro luogo dove riposano in pace i nostri cari, Le sfuggì di dire, a proposito di loculi, aree cimiteriali da assegnare, spazi da coprire che bisognava trasferire (ci creda, sono sue testuali parole) le "salme decedute". Poca cosa rispetto alla mestosità del projet financing di cui Lei ebbe ad essere custode e proposto da un'ATI locale con lo scopo di realizzare l'illuminazione votiva e non votiva avendo quale contropartita, per alcuni decenni, la semplice riscossione della tassa sui defunti. Finalmente - si ebbe a dire - avrebbero goduto anche loro di quella giusta illuminazione che non hanno goduto, così come noi non godiamo,"in vita".
Un pò come fecero i suoi antesignani politici della prima Repubblica (allora si chiamavano diccì, pissì, pisdì) e ancor prima che Lei nascesse e dunque non avendone memoria, quando costituirono una società di comodo (come diremmo oggi? politica e affari? corsi e ricorsi?amici, parenti e affini tutti insieme a "mungere" appassionatamente?) e affidarono a questa l'illuminazione votiva che altro non era se non un lungo, miserevole filo elettrico che, come quello di Arianna, collegava i loculi tra di loro con una "lampuzza votiva" che, appena appena aveva la forza di rischiarire. Un vero e proprio affare pagato però dai cittadini con annuali balzelli. Anche voi volete fare così?
Gentilissima prof., noi siamo certi che con la sua illuminata guida la nostra Piemme che quel volgaraccio di Nniria in Piazza del Progresso recentemente definì, in un impeto di bavosa quanto ingiustificata rabbia, "puntuneri", farà il salto di qualità nel senso che il percorso da loro rigorosamente controllato non sarà più Piazza S. Giuseppe - Piazza Garibaldi ma Piazza S. Giuseppe - Piazza Garibaldi e ritorno. Ovviamente con qualche puntata fino al Monumento ai Caduti.
Carissima, sappiamo che la sicurezza della nostra magra e miserevole esistenza Le stà a cuore al punto di convincerLa a collocare lungo gli assi viari più importanti, potenti telecamere che ci riprenderanno ad ogni istante della giornata. Lei giustamente comprende che si potrebbe configurare quale violazione della privacy nel senso che può scovare e sbiugnari gli alliscia balati cronici, contare quante volte acchiananu e scinninu 'nto Cassaru gli sfaccendati, i nullatenenti, i nullafacenti, i pensionati al minimo, i lagnusa ed anche qualche comunista e quantu calia, simenza e nuciddi amiricani vende u' zzu Pitrinu, ma tuttavia si potrà dare, finalmente, una chiara e precisa risposta alla "vexata questio" e cioé: "Ma é vero oppure no che anche i Vigili Urbani entrano ed escono dai bar per prendere ogni tanto un sorso di caffé?"
Con devota osservanza, simpatia e stima.

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