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giovedì 25 giugno 2009

“METTO LA FASCIA ED INAUGURO QUELLO CHE ALTRI HANNO REALIZZATO”

“Ringrazio il dottor Sindaco Lo Biundo…”. Disse proprio così e con una certa emozione, la signora intervistata da Tele Jato che, si è appreso, essere palermitana ma residente da qualche tempo nel nostro Comune e che, a suo dire, nel 1976 avrebbe iniziato un’attività nel primo impianto che si prestava per il pattinaggio attiguo al pallone tensostatico. Questa attività, la signora e altri suoi collaboratori tutti di Palermo, intenderebbe continuare in quell’area che agli inizi degli anni ’70 era abbandonata così come lo erano e lo sono tutt’ora il resto di quelle che circondano l’insediamento abitativo dell’IACP (le cosidette “case dei contadini” perché costruite soprattutto per i braccianti agricoli e proprio a due passi dalla dimora dell’Assessore Pantaleo) con l’esclusione di quella concessa all’Associazione “Borsellino” di cui Presidente è, o è stato, l’attuale consigliere provinciale ex AN, Vincenzo Di Trapani. Per quest’area va fatta un’altra, amara, considerazione: una iniziativa che guardammo con simpatia perché rappresentava un esempio di impegno di un pezzo di mondo giovanile, seppur di destra, che l’adottava per onorare i morti di Nassyria ma che di lì a breve si manifestò per quel che non doveva essere e cioè capitalizzare, per interessucoli elettorali, quel che poi si rivelò e cioè solo e soltanto modesta propaganda. Infatti quel piccolo spazio è lasciato al degrado e al più totale abbandono e costituisce vergogna non solo per i promotori ma soprattutto per l’attuale Amministrazione comunale che non solo mantiene nel degrado tutto il contesto di quell’insediamento abitativo popolare ma, per coerenza insieme a tutto il resto del verde partinicese, anche il “Parco del Pino” costato centinaia di milioni e realizzato proprio di fronte il tensostatico. In quel Parco, realizzato dall’ultima Giunta Cannizzo, fu possibile (ma solo dopo la sfiducia al Sindaco in quanto il sottoscritto nella qualità di assessore si era fermamente opposto) che si potesse speculare utilizzando un “trucco” classico dell’era diccì: una ditta, per aggiudicarsi i lavori, presenta un ribasso spropositato, si aggiudica così l’appalto e poi, con la complicità di qualche ufficio che accoglie una non giustificata perizia di variate, riassorbe tutto il ribasso ed il gioco è fatto. Ma la storia dell’area dell’IACP della zona “Pino” va raccontata perché, per certi versi, è una storia senza fine che si ripete come la sequenza ripetuta di un film già visto. Un film di malapolitica, di disfunzioni, di speculazioni e che si accentua ogni giorno di più. Né si possono giustificare gli interventi economici di una società privata (quale Ufficio del Comune ha dato l’autorizzazione ad intervenire? Come è possibile che un privato intervenga con lavori di manutenzione su di un bene comunale?) costituita da cittadini che sistemano la pista a loro spese cui la Giunta, però, con una procedura che viola leggi e soprattutto anche un recente Regolamento del Consiglio, ha concesso l’uso dell’impianto che verrà utilizzato A PAGAMENTO. Cioé un bene pubblico, un bene di tutti costruito con i soldi pubblici potrà essere usato soltanto se si pagherà un contributo non al Comune ma ad un privato. Dunque l’Amministrazione comunale piuttosto che tutelare l’interesse dei giovani, specie quelli del quartiere, affida “direttamente” il bene e per di più come in un film di Fantozzi il Sindaco, addirittura, con tanto di fascia tricolore e anticipato dagli ossequiosi seppur imbranati soliti servienti, taglia il nastro come se avesse inaugurato la cattedrale di Notre Dame de Paris e non certo un bene da loro non realizzato con l’aggravante che lo hanno lasciato al colpevole abbandono per un anno intero. Così come è abbandonato lo stadio comunale, l’impianto della terza zona PEEP e quello del Villaggio Luna. Tanto per citarne soltanto alcuni. Ma ritorniamo alle vicende di quell’area contigua agli alloggi popolari. Fu, all’inizio degli anni ’70, che si ebbe da parte del PCI uno scontro assai duro con la solita Giunta democristiana sempre sostenuta dal PSI e da Cintola, il famigerato CAF locale. E infatti con Cintola, allora Assessore all’Urbanistica, abbiamo avuto un forte scontro in quanto, solo perché proposto dai comunisti (un po’ come fa Lo Biundo quando non risponde alle nostre continue interrogazioni. D’altronde non sono, oggi, nello stesso Partito e, dunque, Lo Biundo non è alunno di quella stessa “scuola politica?) non intese accogliere la possibilità che offriva il CONI, fin dal 1970, di fornire al Comune un “progetto tipo” e soprattutto il finanziamento di 70 milioni per la realizzazione di una palestra coperta solo che l’Amministrazione mettesse a disposizione l’area. Da Consigliere comunale e da vice Preside della scuola Archimede insieme ad alcune famiglie, di fronte alle resistenze non giustificate degli amministratori, raccogliemmo “casa per casa” oltre 2000 firme nel quartiere “Arlecchino” per costringere gli Amministratori a capitolare. Per la nostra scuola significava, finalmente, avere nelle adiacenze la palestra coperta e per il quartiere del “Pino”, oltre che una struttura sociale assai importante, la possibilità di risanare un pezzo di periferia. Non intesero ragioni e, dunque, si persero quei finanziamenti. La giustificazione fu: quell’area è di proprietà dell’IACP e, di conseguenza, non può essere utilizzata dal Comune. Ovviamente si trattava di una misera giustificazione tant’è che non passò tempo e caddero i veti per cui una delle solite imprese locali “ammanigliata” (se non ricordo male fu piastrellata con fondi dei famigerati cantieri-scuola per disoccupati che allora andavano per la maggiore nel senso che erano nelle mani della mafia locale e di piccoli speculatori “fatti” a impresari) realizzava sull’area una parte piastrellata che fu, immediatamente utilizzata dai ragazzi del quartiere e come pista per il pattinaggio e come area per il gioco del calcio. Su quella parte piastrellata, caro Giovanni Pantaleo che i soliti comunisti realizzarono la prima “Festa del quartiere Pino”: in una bellissima sera d’estate ebbe lì svolgimento un triangolare in notturna di pallavolo con bancarelle, piazza illuminata, distribuzione di bibite e pane e panelle, musica e ballo popolare. Un esempio di come era possibile, con poco anche se a nostre spese, animare pezzi di periferia. Poi, appunto nel 1976, la prima iniziativa organica di uso della struttura per il pattinaggio. Una esperienza che si ripeté nel 1999 (caro Sindaco sarebbe utile, anche per te, avere una seppur minima conoscenza della microstoria della tua città per evitare di dire spesso sciocchezze) con la ultima Giunta Cannizzo la quale con il sottoscritto Assessore allo Sport consentì il proseguimento dell’iniziativa anche in inverno concedendo l’uso del primo piano del maxiparcheggio (si, proprio il parcheggio che Lo Biundo ha concesso all’ATO rifiuti che ne ha fatto un immondezzaio) alla società sportiva partinicese che, prima, era costretta ad allenarsi a Giardinello. Lo scopo era quello di permettere agli atleti d’avere un luogo idoneo e al riparo. Ma queste, come altre esperienze nel mondo dello sport locale, purtroppo e sempre per ragioni economiche, non hanno una lunga durata. Lo sanno tutti coloro che lo sport lo organizzano che i costi sono enormi, sacrifici tanti e risorse poche. Né le famiglie sono sempre nella condizione di pagare alla società sportiva un ticket mensile. Purtroppo succederà anche questa volta mentre Lo Biundo e la sua corte di fantozziani servienti si preparano ad inaugurare un’altra opera (dopo averla spolverata un poco) realizzata, ovviamente, sempre da altri precedenti amministratori e recitando la solita poesia imparata a memoria: “E’ da decenni che questo bene è abbandonato (sic!) e così come noi lo abbiamo scritto nel nostro programma abbiamo fatto, faremo, diremo, bla, bla, bla, bla…..”.


Toti Costanzo

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