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martedì 2 giugno 2009

DEFILEE' MON AMOUR

ANTEFATTO. Si fu, quasi, sull’orlo di una crisi. Lo scontro tra Bart e Sal fu violento ed inaspettato. Cosa era successo? La scuola per la sua spettacolare manifestazione di fine anno, il defileé di moda nella cornice del Real Cantina all’uopo preparata, cercava un modello. Sal si propose ma, all’insaputa, si era anche proposto Bart che, però, fu da Sal messo di fronte ad una scelta: o dentro la Giunta ma fuori dal palco o sul palco e fuori dalla Giunta. Un giurì d’onore con Antonello, Totò, Saverio e Vituzzu decise: sfilare in una iniziativa riservata e sottoporsi al loro inappellabile giudizio.

L’incontro serale fu preparato nei minimi particolari e nella riservatezza più assoluta. Il locale, quello di sempre, al quale si arriva soltanto se si imbocca specificatamente quella ripida arteria che porta lassù in collina. A partecipare un gruppo ristrettissimo: Bart, Sal, Jhonny, Jò DeSi, Katy, Nella, Nardo e Vito Police Assessore al ramo. La Giuria era arrivata un’ora prima. Il proprietario del locale, figlio di un noto rivoluzionario, quella sera aveva già esposto all’esterno perché si potesse vedere con facilità, la scritta: “IL LOCALE RESTA CHIUSO PER LAVORI INTERNI URGENTI”. Lo scopo palese era di dissuadere altri eventuali ma ignari avventori. Bisognava impedire, senza dare nell'occhio, che si potesse sapere. La manifestazione, di cui ebbero dalla scuola comunicazione preventiva, avrebbe avuto luogo da lì a qualche giorno. La scuola era in grande fermento per la realizzazione di un evento che si concretizza quasi ogni anno da quando è stato introdotto questo nuovo corso di studi. ”Il tempo stringe – disse Jò DeSi che rivestiva il doppio ruolo di “dintra ‘a scola e fora cu iddi” e dunque ambasciatore - e bisogna fare presto”. Scesero in una cantina sgombra da tutte le cianfrusaglie che lì normalmente si accumulavano e dove di già era stato collocato, per la prova, palchetto e pedana lunga almeno un cinque metri. Le luci che si accesero si diffondevano con discrezione mentre la voce calda di Frank cantava “My way”. The Voice toccava il cuore e, dunque, Bart che già vibrava come una corda di violino non potè trattenere una lacrima che scese sul viso per perdersi, poi, cadendo sulla camicia immacolata ultimo scampolo acquistato alcuni anni or sono in Corso Calatafimi da “Fenicia la camicia di fiducia”. La commozione fu tanta perché pensava e ripensava alla sua vita. L’ingresso in politica in una rete di fitti incontri, le entusiasmanti assemblee che preparavano la vittoria della topa, l’entusiasmo del neofita che si trova catapultato, fin da subito, dentro le stanze del cosiddetto potere senza aver mai fatto un giorno di gavetta. Ebbe, immediatamente, un incarico delicatissimo: ovunque si trovasse, sotto, sopra, dentro e fuori dal Palazzo doveva telefonare, avvisare, avvertire, invitare, comunicare, informare, definire, assemblare. Non durò tanto ma durò fino a quando tutto si squaggliò perché il solito guastafeste “di barba e pizzo” così aveva deciso. Distruttivo come sempre. Ma, come nei “corsi e nei ricorsi”, mentre di barba e pizzo declinava irrimediabilmente, lui eccolo quì, di nuovo, pronto, bello, disponibile, eloquente alla stregua (con tutto rispetto) di Daniele lo sciacquino - portavoce di Silvio di cui tesse le lodi ad ogni pié sospinto. Bart presenta lo stesso aspetto gradevole, lo stesso taglio dei capelli non foltissimi, la stessa scioltezza di linguaggio. Addirittura dice al microfono le stesse farfanterie. Calano le luci. La voce di Frank si attenua fino a scomparire dall’audio e si “apre” con l’adagio di Albinone. Partono, per primi, Bart e Katy che fa da accompagnatrice quasi mano nella mano. Lei, uno splendore. Abito lungo, passi lievi, giro da 180 gradi a mettà percorso e mano destra al fianco. Ondeggia e barcheggia esponendo agli sguardi estasiati l’abito cucito dalle studentesse. Una meraviglia. Avanza quasi fino alla fine della pedana. Nuovo giro a 360 gradi, dietrofront e ritorno a passo ritmato con la folta chioma che ondeggia come l'acqua del mare increspato mentre Bart che stava dietro di due passi avanza s’inchina, gira ed espone alla visione pantaloni di lino bleu notte che finiscono a “zampa di elefante” anni ’70. La giacca color crema a righine bleu, camicia aperta, una mano nella tasca e l’altra che sposta leggermente il lato destro lasciando intravedere, sotto la candida camicia aperta sul collo, un tronco non palestrato ma ben plasmato da esercizi necessariamente forzati che ne mettono in risalto non certo la possenza ma l’elasticità muscolare. Accenna ad un passo di danza rendendo evidenti le morbide mocassine, le mani partono dalla vita e si attaccano ai “pettacci”, gira su se stesso, anche lui ondeggia e barcheggia e con decisione aggrizza verso il punto di partenza raggiungendo Katy che gli allunga la mano e gliela stringe come a dire “Tutto occhei Bart, tutto occhei”. Applausi mentre la musica si attenua fino ad estinguersi. Parte la quinta di Beethoven. Musica dura, potente. Da dietro il paravento dovrebbe, ora, uscire Lui. Il luogo é sostanzialmente al buio. Poi, mano mano, le luci si rafforzano e diventano bagliori mentre l'accresciuto volume fa vibrare le teutoniche note. Da dietro il paravento, con scatto da felino, Lui esce. Nella, un passo dietro. Avanzano con il ritmo travolgente della musica. Lui a passi lunghi, larghi e decisi. Giacca fumé senza pettacci, camiciola azzurrina trasparente sotto cui s’intravedono muscoli possenti sottoposti per anni ad un intenso lavoro fatto di pesi e di streacking, pantaloni attillatissimi di raso lucente che facevano risaltare i modellati glutei alla Schwartz. Scarpe Parkinson di Varese, larga cintura con fibia dorata con sopramodellata la testa di un leone con criniera al vento. Una sciarpa di raso bianco gli circonda il collo. La lunga chioma leggermente e delicatamente “mesciata” lo fa apparire come un “vikingo terzo millennio”. Nella lo raggiunge, gli allunga la mano. Lui gira facendo piede-perno sul destro e con un equilibrio da spavento incoccia la mano di lei e con un saltello, gambe divaricate e mani alla nuca gli si para davanti. S’inchinano entrambi mentre parte l’applauso a scena aperta. “Bene, bravo, bis”. Esce la Giuria applaudendo e dichiarandolo vincitore.
Bart si svegliò nel lettino verginale mentre ancora l’alba non era spuntata. Madido di sudore e con gli occhi umidi aveva sognato. Purtroppo, finché c’è Sal per lui “nun ccesci nenti”. Tromba di accompagnamento era e tromba rimane.

Sala Rossa

3 commenti:

SKODA LUX ha detto...

Questo Post somiglia alla storia vissuta da Peppone quando sognò, di notte nel sonno - mentre di giorno da sveglio era sindaco impotente, perchè notoriamente nelle mani di un burattinaio - di essere il sindaco di Partinico.Ricordo che questa storia costituì un commento postato sul blog Liberamente. Chi se la ricorda esattamente ? Era una storia intelligente e molto ironica !

QUIRINO J.C. ha detto...

UNA COSA SERIA. L'Ospedale di Partinico è a rischio crollo?
Negli ultimi due anni la Protezione civile ha stanziato circa cinque milioni di euro per le verifiche sui palazzi a rischio crolli. E i risultati dei test antisismici che arrivano a singhiozzo nella sede di via Abela non sono esattamente confortanti. Sotto la soglia di sicurezza, a Palermo e in provincia, ci sono nove strutture sanitarie: i padiglioni indicati come "medici", "discinetici" e "Spinelli" dell´ospedale Enrico Albanese presentano indici di collasso fra lo 0,2 e lo 0,6, cifre lontane dalla soglia di sicurezza assoluta (la fatidica quota 1). Le perizie, in questo caso, sono state affidate a metà aprile del 2007 e trasmesse al dipartimento nel maggio del 2008.

Ancora più bassi (sotto lo 0,1) i parametri di resistenza del cemento registrati in alcune strutture di altri ospedali: l´Aiuto materno, il vecchio padiglione del Cervello, il poliambulatorio Biondo e l´edificio De Luca del presidio Pietro Pisani e il "Civile" di Partinico. Allora, l'Ospedale Civile di Partinico è a rischio crollo?
Salarossa che dice in proposito ?

CAPPIDDAZZU PAGATUTTO ha detto...

Sal ha nominato, oltre al Comandante della Polizia Municipale,avv. Coppolino, anche il Direttore Generale, avv. Paolo Barranca, che - se ben ricordiamo - costui si era offerto di farlo a costo ZERO subito dopo l'insediamento del sindaco aiu primi di luglio 2008. Saremmo curiosi di sapere quanto costerà al Comune ( cioè a tutti noi ) il nuovo incarico di Direttore Generale del quale proprio non se ne avvertiva la mancanza. Oltre ai 13 Capi Settore, pagati tutti con il massimo previsto di circa 16.000 € annui, quest'ulteriore balzello sui portafogli dei partinicesi proprio non ci voleva! ED IO PAGO !