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domenica 11 maggio 2014

QUANDO CON GIACOMINO VITALE," L'ACQUALORU", RUBAMMO L'ENERGIA ALL'ENEL



Non sapevo che se ne fosse andato anche se ,incontrandolo,a volte mi manifestava preoccupazione per il suo stato di salute .L'ho appreso dal necrologio che campeggia in tante parti della città:la famiglia Vitale-Costa... Lui era stato per tanti anni dipendente del nostro Comune e la sua nota competenza nel settore dell’acquedotto comunale ne faceva un punto di forza di quel servizio.Giacomo Vitale,Giacomino,era anche un “acqualoru”,un operaio dell’acquedotto che non passava inosservato e non solo per la sua loquacità e spumeggiante personalità ma perché lo trovavi disponibile SEMPRE.Ovviamente mi riferisco alla sua disponibilità di dipendente comunale che non si sottraeva ad una spiegazione quando, ad esempio, gli veniva posta una domanda sulle ragioni della mancanza dell’acqua in un quartiere o perché ,a seconda della “manovre”,l’acqua in un punto  dello steso quartiere arrivava e in altro no.Da consigliere di opposizione registravo come la stragrande maggioranza dei dipendenti,manifestassero una smaccata anche se comprensibile dipendenza dall’assessore o dal sindaco di turno ,spesso sempre pronti a nascondere una scomoda verità sulla non funzionalità dei servizi, mentre verificavo quando se ne manifestava l’occasione,come Giacomino al contrario fosse un dipendente rispettoso delle gerarchie ma sostanzialmente libero,disponibile a non nascondere certe "misteriose" verità che quel settore spesso nascondeva .Come tutti gli uomini di questo mondo tuttavia, aveva anche i suoi limiti e le sue debolezze.Ma era un lavoratore generoso.Mi piace ricordare questo operaio del nostro Comune, e che oggi non c’è più, cosi’ come mi piacerebbe che venissero ricordati altri dipendenti,a diverso livello,che per decenni hanno assicurato nel modo più decoroso possibile la vita amministrativa della nostra città.
Ma mi piace ricordare Giacomino Vitale per un fatto che,quando si manifestò,ebbe a stupirmi e di cui spesso nell'incontraci, ricordavamo.
Era un infuocato mese di agosto del 1999 ed ero vice sindaco di Gino Geraci che proprio in quel periodo era andato negli Stati Uniti a fare visita alla nostra comunità di partinicesi.Ero il primo amministratore comunista nella storia della nostra città dopo la brevissima esperienza del PCI che,però, da esterno ebbe a sostenere negli anni ’60 prima la sindacatura di don Pietro Virga eletto indipendente e poi della Giunta del dott. Mimi’ Cataldo che ruppe col suo Partito.Era la DC dei dissidenti Mimi’ e Ciccino Cataldo eletto senatore ,Totò Governanti,il dott. Gino Garofalo,don Nitto Buffa indimenticabile guida della nostra “fanfarra” che era stato candidato alle elezioni comunali del 1964 seppur non eletto.E di tanti altri democristiani che mettevano in discussione l’unità ( e per certi versi anche un certa arroganza)della DC ufficiale.
In tutto il quartiere a valle e a ridosso della distilleria in quell'estate del 1999 non arrivava acqua.C’era la giusta protesta e disperazione dei cittadini.Mi trovai a fronteggiare l’evenienza essendo,in questa occasione,dalla parte dell’Amministrazione comunale.Negli anni ’70,da consigliere insieme ai compagni del PCI tra cui don Cola zio di Gino Geraci,eravamo stati protagonisti di una memorabile battaglia per la mancanza dell’acqua in tutto il quartiere “Passannanti” cioè il versante a valle della città,lato Palermo.Dopo una settimana di animazione politica guidammo al Comune 300 donne che invasero la sala consiliare,facendo letteralmente fuggire il sindaco Angelo Geraci fratello di Gino e nipote di don Cola incapace a far fronte a quella “furia” femminile che divenuta coscienza politica si trasformò in una vera azione rivoluzionaria.L’intervento dell’allora Commissario di Pubblica Sicurezza ,che s’impegno’ alla soluzione della questione e con la nostra garanzia ,ebbe a risolvere definitivamente il problema.Dunque nell’estate del 1999 manca l’acqua in tutta la zona a valle lato Trapani.Chiedo a Giacomino cosa si poteva fare. Mi dice.” Senti, la precedente Giunta comunale del sindaco Enza Maria Romano nei pressi del “Castiddazzu” ha realizzato un terzo serbatoio che attualmente è strapieno d’acqua.I lavori sono stati realizzati e collaudati ma perché l’acqua possa arrivare nelle condotte serve che venga attivato il servizio di energia elettrica .Sebbene l’amministrazione da mesi abbia fatto richiesta di collocare il contatore ,e di conseguenza attivare l’impianto ,ad oggi l’Enel non ha voluto provvedere né c'é stata alcuna reazione da parte degli uffici 
Incredulo lo guardai stupefatto.”Giacomino-gli dissi- se tu fossi al posto mio cosa faresti? “Semplice -mi rispose-:andrei sul luogo ed anche senza il contatore collegherei i fili e attiverei l’impianto.Ma fare questo significa assumersi la responsabilità di “rubare” la luce all’Enel”.
Mi assunsi la responsabilità di "violare" la legge .Di primo mattino io e Giacomino ci recammo al terzo serbatoio .Sotto la mia preoccupata (non perché fottevamo la luce all'Enel ma per eventuali pericoli alla persona) collegò i fili e mettemmo in funzione i motori.Un fiume d’acqua si riverso’ a valle con piena ed ampia soddisfazione dell’assessore,di un gongolante Giacomino e sopratutto dei cittadini.Di li' a poco l'Enel collocò senza fiatare ! 

Toti Costanzo   

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