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lunedì 26 ottobre 2009

IL RITORNO DEL "PIGLIABOFFE"


Manu manuzza alé”. Vi ricordate quando ragazzini facevamo questo gioco? Due di noi più grandicelli tenevano per mano, l’uno a destra e l’altro a sinistra ,un terzo più piccolo, sostenendolo. Al grido di “manu manuzza alé” il piccolo sollevava le gambette e i due accelerando il passo lo facevano “volare” con grande soddisfazioni di tutti. Nel gioco vi erano tre protagonisti: due attivi ed uno passivo . Che tempi,cari amici lettori ! Tuttavia non dobbiamo disperare perché seppur voi pensiate che , ad esempio, quei tempi siano finiti, chiusi,conclusi ,io affermo che cosi’ non è ! Dunque vi sbagliate, siete poco ottimisti e intanto non siete a conoscenza dei cicli e ricicli della storia. Tutto ritorna anche se sotto forme diverse, in contesti diversi ed, ovviamente, con diversi protagonisti. Ma consentitemi una breve digressione sull’argomento .Quando Sal ,alla fine dello scrutinio finale ,accompagnato da un codazzo osannate e al grido di “ cu aggagna un purpu è so”, “ora è ura” e ”finarmenti ‘ntinagghiamu” ,entrò dentro la Sala degli specchi (Ntrea, per lo stress della campagna elettorale e la gioia della vittoria ,percorreva a impressionante velocità lo spazio che dalla Sala porta alla toilette e ritorno in quanto “sicci avianu raputu i rini” )la stessa che aveva visto ben altri Sindaci senza dimenticare l’eroe dei due Mondi che aveva appena finito di prendere a calci in culo i borboni di Franceschiello,si buttò prostrato su uno dei divani che Gigia aveva fatto restaurare durante la sua sindaca tura non pensando certo che la cosa sarebbe finita cosi’ e cioè con l’ospitare una serie cosi’ innumerevole di deterani plebei. Con uno slalom degno del miglior Tomba fendendo la calca, si lanciarono ed occuparono,contestualmente, l’area antistante accucciandosi ai piedi di Sal come due cocker. L’una , Kate, che per l’occasione si era fatta fasciare da uno splendido kimono a mo di gheisha gorgheggiando sull’aria “Un bel di vedremo” e l’altro,Bart, che ,vestito da dandy ,rivolgeva in contemporanea, il pensiero irriverente a peppone-renzino-pizzetto-signorasempreassessora perché ,finalmente,diventava quello che aveva voluto sempre fare alla faccia loro :non più di fare finta di telefonare per darsi “tono” come suole dire la malalingua del suo padrino ,ma telefonare a qualcuno veramente oltre che ad avere soprattutto “ seggia e maniu” .Dunque Sal ,tra gli urrà dei suoi sponsor ( dietro una tenda ,intanto, “a tti viu e nun ti viu” faceva capolino Mimmuzzu che per l’occasione compariva una volta con la sua faccia giornaliera e un’altra mettendo la maschera con l’effige di Lino perché non ci fossero dubbi che in quella sala aleggiava paterna e protettiva la sua ombra mentre , nel contempo, spingeva in avanti Vitu “un peri nt’a cosar e uno ‘nta poli” ,perché potesse vincere la sua riservatezza di sanpalinaru )prese la parola a mo’ di Giovanni dalle Bande Nere e disse: “Miei prodi,armata inossidabile e vincente di mercenari rotti a tutte le battaglie .Da oggi ”ci ‘nné pi tutti ".Non pilu ma molto ,ma molto di più .C’è “s….. e quasetti ri sita” . Ma voi dovete sputare per terra e ripetere insieme a me :” Giuro d’essere fedele sempre, nella buona e nella cattiva sorte, nel nome del padre Totò vasa vasa, del figlio Antonello e dello spirito santo Lino e giuro d’essere loro fedeli di “ccà a cent’anni!”. Un coro si alzò alto verso il cielo e il “Giuro” risuonò potente come il suono delle trombe nel giorno del giudizio universale. Con una scusa inventata li’ per li’ ,al grido di giubilo si sottrassero ,però, Tanino ed altri mentre Nardo, facendosi spazio al centro, ancora incredulo per quel che gli era capitato in età avanzata , improvvisava una verticale sulle braccia a dimostrazione , mettendosi “a testa sutta e a peri n’tallariu”, a cosa può arrivare la gratitudine per qualche dollaro in più .Le lacrime scivolarono copiose. Jhon-Jhon s’inginocchiò e alzando gli occhi al cielo ripeté insieme a Ntrea che gli guaiva accanto “mea culpa, mea culpa mea maxima culpa per i suoi trascorsi con Giugio e Filippino Faremo”; Jhonny secondo, Jhonny terzo ed Anthony ,che si erano di già autoincatenati con una cima da scalatori delle pareti rocciose, cantavano a squarcia gola il celebre pezzo di Domenico Modugno nella commedia con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia “siamo sempre in tre … “ prepararando , seduta stante, una nota di apprezzamento “senza se e senza ma” da dare alle stampe , mentre Antonella ,timidamente, faceva capolino rifugiandosi dietro le spalle protettive di papà che, per l’occasione, fu costretto ad accompagnarla vestendo l’alta divisa d’ordinanza. Nel trambusto generale nessuno si era accorto che lo zio Crispi, vestito da garibaldino, dopo aver rispolverato un fazzoletto ed una camicia rossa ricordo dei tempi che furono quando anche la sua famiglia, insieme alle nostre , protestava al grido “ Vulemu pane e lavoro” si era piazzato a gambe aperte con “runca e furcuni” d’ordinanza al fianco davanti la porta della Sala . Lo zio Crispi era convinto che dal giorno dopo avrebbe avuto assegnato i galloni di guardia del corpo con lo scopo di proteggere il pargolo, piazzandosi davanti al Municipio per un cosidetto “controllo preventivo” .

Ma ritorniamo all’argomento iniziale. “Manu manuzza alé”, dicevamo all’inizio .Ma diteci voi: se a Palermo ,a Carini o a Cinisi vi è un incontro per la questione della munnizza, o si discute di ambiente,verde o impianti sportivi che interessano le deleghe di Nardo ,ce lo dite quali possano essere le ragioni che ad accompagnarlo, uno a destra e uno a sinistra e a prendere la parola siano sempre e solo Bart, da poco inteso “pigliaboffe 2”( il perché ve lo spieghiamo in successivo post), e Jhon-Jhon? Appunto a Nardu i due ‘u cunnucinu proprio al grido di “ manu manuzza alè!”

Sala Rossa

1 commento:

Frumenzio ha detto...

SCUSATE L'INTROMISSIONE ...........
Il Consorzio Sviluppo e Legalita' e l'Associazione Libera inaugurano oggi 27 ottobre, alle ore 11, in contrada Don Tomaso, a San Cipirello, la cantina Centopassi. Un vero e proprio stabilimento enologico realizzato dal Consorzio in un bene confiscato al mafioso Giovanni Genovese. I lavori sono stati finanziati dal Ministero dell'Interno, fondi Pon Sicurezza 2000-2006.

La cantina, che sara' gestita dalla cooperativa Placido Rizzotto, e' destinata alla trasformazione di uve di alta qualita', bianche (Chardonnay, Catarratto, Grillo) e rosse (Nero d'Avola, Syrah, Merlot, Cabernet Sauvignon, Perricone) prodotte nei vigneti del Consorzio. Ha una capacita' di 2100 ettolitri per una produzione finale di circa 350.000 bottiglie l'anno.

La prossima primavera vi saranno imbottigliate le selezioni monovarietali Centopassi e i blend della linea Placido Rizzotto. L'obiettivo e' portare al pieno delle possibilita' l'ambizione delle cooperative che animano Centopassi, producendo vini di alta qualita', che interpretino lo straordinario territorio del Corleonese.