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mercoledì 21 ottobre 2009

PARTINICO: LA NOSTRA IDEA DI CITTA'

Trovo assolutamente legittime e giustificate le preoccupazioni espresse dai residenti della zona sottostante la Collina Cesarò e in particolare coloro che abitano sopra e sotto via Benevento proprio in linea con “il costone” a rischio crolli e su cui da anni si discute per la sua messa in sicurezza e che ad oggi non trova alcuna soluzione mantenendo, così, immutato il rischio nei confronti di una notevole parte della città costruita negli anni la dove non si doveva costruire. Ma non bisogna piangere sul latte versato anche se responsabilità politiche vi sono e sono di quanti governarono durante la cosidetta prima Repubblica massacrando il territorio, speculando sulle aree, devastando il sottosuolo ricco di sorgenti che davano tanta acqua alla nostra città al punto che i nostri concittadini solevano ripetere a mò di rimprovero: ”Semu supra l’acqua ma Mattarella sa purtau a Casteddammari” e aggiungevano che dopo Castellammare, l’acqua del nostro territorio (vedi le sorgenti di “Mirto” e “Cannizzaro”) finirono per approvvigionare soprattutto Balestrate ed anche la città di Alcamo. Di questo argomento ne ho parlato in altre occasioni e ne ho anche scritto recentemente su Sala Rossa sostenendo quel che abbiamo, come comunisti, sempre sostenuto che la città doveva espandersi verso nord, cioè verso il mare, ed oggi avremmo meno pericoli per i residenti della fascia che va dal Viale Aldo Moro fino a lambire l’Ospedale civico, più aree a protezione e della Collina e della sottostante città, acqua dalle sorgenti. E avremmo una Partinico che più che rintanarsi a sud verso la Collina, allungandosi ad ovest e ad est lungo gli assi Partinico-Alcamo e Partinico-Montelepre, la nostra città si sarebbe affacciata sul Golfo di Castellammare assumendo, in ragione del suo vasto territorio che arriva a ridosso di Trappeto e Baletrate fino ai confini con Alcamo, l’identità di città meno agricola e più legata al mare elemento indiscutibile di evoluzione e civiltà, dinamismo economico e sociale e con la costruzione di una politica del turismo fondata sul “territorio reale” e non su ipotetiche quanto inesistenti linee che non siano quelle di aggrapparsi disperatamente alle immagini e alle taumaturgiche prerogative di Beati e Santi.
Ma è andata così e ci siamo anche chiesti se ad impedire lo sviluppo verso mare non si stata, probabilmente, anche per l’ingombrante presenza della distilleria che rappresentava un presidio, un ostacolo lungo la SS113 prima che venisse costruita la circonvallazione ad ovest lungo la quale, poi, si incominciò a costruire fino ad arrivare, seppur in maniera sporadica, verso il mare anche a ridosso della baia di S. Cataldo. Si tratta, però, di una edilizia spontanea, confusa, diffusa ma senza alcuna razionalità urbanistica anche per la presenza di un Piano Regolatore che non ha favorito, di certo, questa “idea di città”. Oggi c’è la necessità di rivedere e ristrutturare il nostro PRG e chiederci: “Cosa ne facciamo di tutto il territorio di Partinico che da Borgo Parrini si estende, nello specifico, lungo la fascia-direttrice nord-est-ovest arrivando fino ai confini dell’appendice con la borgata di Alcamo marina? Non si tratta di problemi di poco conto e dico che la nostra città, culturalmente sul piano urbanistico, non è purtroppo ancora attrezzata per porre sul tappeto una questione così complessa e delineare una città per i decenni a venire. Ad ogni buon conto una questione si pone con urgenza anche se dubito della capacità di interlocuzione ed ascolto di chi, oggi, governa la città e buona parte di quanti praticano, nelle forme istituzionali, “la politica”. Mi vorrei, mi voglio, sbagliare. Tuttavia alla città più attenta e sensibile, a quella che si domanda “dove dobbiamo andare” è giusto sollecitare un’attenzione ed anche un impegno per iniziare una discussione, per uscire dall’immobilismo del pensiero, rompere la coltre del silenzio, risvegliare una coscienza civile collettiva. Dunque pongo la “questione” e se si vuole, incominciamo ad aprire la discussione con chi ci stà.

Toti Costanzo

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