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venerdì 30 aprile 2010

MA LA MERDA NON COPRE SOLO LA MAFIA



Una delle qualità essenziali che si richiede a chi intende ricoprire incarichi politico-amministrativi e , dunque, di importante responsabilità è quella di non mentire mai e cioè di dire sempre la verità. Se si vuole ottenere il rispetto dagli altri .Coloro i quali mentono possono anche ottenere il consenso,possono anche tentare processi mistificatori con lo scopo di apparire per quel che non si è, ma la stima sicuramente no. Quella ,soprattutto dalle cosiddette persone “per bene” ,quella la si perde ed anche definitivamente . Questione di tempo. Or dunque è accaduto che a Partinico da due anni si è insediato un governo locale che, come tutti i governi, può essere discutibile nel senso che non sempre la sua azione corrisponde agli interessi generali, non sempre le decisioni ,le scelte ,vengono condivise e ,quindi, coloro che governano possono sempre essere oggetto di critica . Tuttavia se l’azione amministrativa è fatta in perfetta buona fede, allora si può affermare che i governanti vanno criticati ma sicuramente non disistimati e ,quindi ,gli si dovrebbe sempre portare rispetto. Appare evidente , a completamento di questo semplice ragionamento che il giudizio su di una Giunta o su di un Consiglio può anche non essere globale nel senso da coinvolgere IL TUTTO, l’insieme dell’organismo , ma può anche essere espresso nei confronti dei singoli. Ad esempio il giudizio che noi esprimiamo nei confronti dell’Assessore al Bilancio non ha nulla a che vedere con quello , assai severo, col quale giudichiamo l’operato di quello alla cosidetta Legalità. E il “cosidetta” è ,ovviamente, riferito alla idea tutta personale che di questa nutre l’Assessore al ramo . Costei, ad esempio, si è distinta non solo per la nota “vicenda di Via Fermi”, per avere abbandonato all’incuria il bene di via Mario destinato alle “stanze della legalità” di cui si sono perse le tracce ,per il ruolo che ha avuto nell’affossare la Consulta giovanile e smorzare l’entusiasmo di tanti ,per il disinteresse nei confronti del luogo sacro che è il Cimitero e che “va avanti” soltanto per l’abnegazione di quelle poche unità operative di cui dispone ,ma perché negli ultimi tempi ha dato il meglio di sé: in carovana -nel senso che si accompagna ad alcuni funzionari comunali costretti dal dovere a questo tour o meglio mesto pellegrinaggio - ha rallegrato alcune nostre tristi ed uggiose giornate con sopraluoghi ,verifiche,giudizi, annotazioni e mettendo nell’imbarazzo non solo il dott. Coppolino Comandate della P.M. ma soprattutto il Segretario Generale (entrambi costretti a seguirla per dovere d’ufficio) i quali, però, in queste occasioni durante le interviste rilasciate alle emittenti locali ,hanno manifestato un giusto ed equilibrato ruolo di osservatori senza alcun interesse. Mentre l’Assessore l’interesse l’ha, eccome se l’ha, per cui l’abbiamo visto storcere il naso durante la visita ai beni dei Madonia ( c’è qualcuno a cui sfuggono le ragioni di tanto interesse per quella "proprietà"?) proprio mentre in quel sito si lavorava e si davano esaurienti spiegazioni e documenti sull’attività . In altri luoghi, però, si sperticava per entusiamo e soddisfazione . E alla domada: “Assessore quando andrà a visitare il bene affidato al Gatto? ( ANCORA AD OGGI IN STATO DI TOTALE DEGRADO ED ABBANDONO ) ebbe a rispondere :” Presto, molto presto” .Sono trascorse un bel po’ di settimane e " vuatri ‘u viristivu ‘u sceccu ? E mancu ‘u patruni!“ . Per ritornare e concludere il ragionamento iniziale possiamo affermare, dunque, che un giudizio su di una Amministrazione comunale o un Consiglio comunale può essere articolato e parcellizzato . Fuori da metafora , ad esempio, diciamo che il giudizio che noi diamo sulla Giunta del Sindaco di Partinico non E’ UNANIME ma si articola e si differenzia da soggetto a soggetto. Ad esempio ,noi riteniamo che il Sindaco sia un giovane che secondo quanto affermato dallo psicologo e pedagogista svizzero Jean Piaget ,che fu amico di Danilo e frequentò Partinico ,potrebbe avere ancora non completato il suo sviluppo (evidentemente non quello fisico ) in ragione , secondo lo studioso, di quanto abbiano contribuito su di lui fattori esterni e ,nella fattispecie, l’ambiente e le sue interazioni sociali. In una parola vi è ancora in atto un processo di evoluzione non completato per cui si potrebbe affermare : “Dategli tempo perché il ragazzo si farà” . Tuttavia, a parte qualche punta di arroganza e sicumera e la cattiva abitudine a dare le responsabilità sempre ai precedenti amministratori (come i bambini che si vogliono discolpare ad ogni costo ) siamo convinti che si tratta, in linea generale, di soggetto avviato verso un processo di maturazione e in alcuni casi , forse,ha anche agito in buona fede. Certo ,oggi come oggi, potrebbe senz’altro essere nella condizione di ben gestire un’associazione di caccia e pesca mentre qualche riserva la nutriano per il come si occupa di un Comune come Partinico che una volta godeva di ampio e riconosciuto prestigio e che ,purtroppo, anche con la sua sindacatura è andato a “scinniri,a scinniri”. Ovviamente se volesse recuperare c’è sempre tempo.
Ma se troviamo qualche attenuante per il Sindaco la stessa cosa non possiamo dire di un altro suo Assessore .Costui, allevato politicamente parlando, nella vecchia dicci’ passò subito armi e bagagli non appena quel Partito entrava in declino ed emergeva con forza un Movimento guidato da un personaggio di straordinaria intelligenza ma di sfrenata ambizione al punto di “usare” tutto e tutti pur di arrivare allo scopo che era quello di gestire il potere, costi quel che costi .Eclettico, molto capace e fornito di spregiudicatezza, con qualità di navigatore a vista e nella condizione di intercettare i mutamenti e “tuffarvisi” .Si tratta , come ben si comprende, dell’inventore delle Rete alla quale il Nostro Assessore immediatamente aderiva, vi si identificava, ,ingurgitava, digeriva, assimilava e poi rielaborava adattandolo ai tempi , alle evenienze e alle situazioni . Il Nostro , all’epoca , solo per la sua giovane età non fu possibile “'ntrupparlo” con incarico di responsabilità amministrativa nei primi governi di Gigia Cannizzo (nell’ultimo, ovviamente, non c’era “trippa per gatti” come suole dire il buon Mimmo Consiglio Sindaco sopportato di Terrasini ) in caso contrario avrebbe trascorso anni di goduria immensa deambulando all’interno del Palazzo di città con imperio e determinazione, impartendo ordini, blandendo, ed esercitandosi nel gioco che rese famoso all’inizio degli anni ’60 Franco Franchi quando ci intratteneva in via Roma “vecchia” col gioco “d’a carta vinci e a carta perdi” che altro non era ed è se non un gioco di “illusione”, che serve per gabbare gli allocchi. Per cui dice a tutti “si”, promette anche se non dà, dice e non dice, ammette e poi ritratta. Un vero prestigiatore della parola.Tuttavia ,anche lui ha commesso un errore come quello della brillantina Linetti : é incappato ,ora, nell’incidente della Cantina Borbonica dove HA MENTITO PER LA GOLA ai suoi e agli avversari e trovando , per sua sfortuna lungo la sua tormentata strada non solo due intransigenti galantuomini della sua stessa “maggioranza” ma una forte opposizione e soprattutto personalità che hanno il senso della storia cosi’ come quello della “misura” . Che non hanno bisogno di smaniare ,né di “ammuttari”, perché vengono da lontano e con Peppino hanno condiviso tanto compreso lo slogan “La mafia è una montagna di merda”. Ma la merda, e costoro lo sanno bene , non copre soltanto la mafia. Buon 1° Maggio.
Toti Costanzo

9 commenti:

Antonino Partinico ha detto...

Grazie per gli auguri del 1° maggio, “festa del lavoro” o per meglio dire “ricorrenza” , grazie per chi, dal lavoro trae una fonte di guadagno ma grazie per tutti quei lavoratori che si trovano in “cassa integrazione” ed ancora grazie per i lavoratori del Consorzio Irriguo diga Jato che hanno perduto (per colpa si una politica dissennata) il proprio posto di lavoro ed in fine grazie per tutti quelli che un lavoro non lo hanno mai avuto e sono alla ricerca continua e quotidiana di esperimentare qualsiasi marchingegno pur di mettere “a pignata”, grazie di cuore.
Ricordo che, da adolescente, per il primo maggio, la Camera del Lavoro, noleggiava il camion di Giarraffo (Taccunello) lo riempiva di lavoratori e ci si recava alla sorgente dell’acqua del Piano del Re, lì, si festeggiava, si arrostivano le sarde, la carne di crasto, i carciofi e quant’altro, erano tempi in cui si socializzava molto, si veniva dalle grandi battaglie nei latifondi e le lotte contadine erano sempre all’ordine del giorno, era un giorno di festa, con i suoi fumi, con gli odori intensi delle sarde e dei carciofi e a conclusione, il rituale comizio tenuto da un dirigente sindacale appositamente venuto da Palermo.
I tempi sono cambiati, al giorno d’oggi, sono poche le famiglie che non hanno una casa in campagna o in montagna o al mare, per cui la festa del 1° maggio, la si suole passare in famiglia, perdendo così, quei momenti di socializzazione che ti portavano all’aggregazione e alla condivisione di quegli alti valori sindacali prima, e politici poi.
Ci sarebbe tanto da scrivere e tantissimo da riflettere, ci sarebbe da fermarsi un attimo, dare le giuste valutazioni al passato e attrezzarsi per il futuro, incominciare a dialogare anche con quelle fasce di sottoproletariato, ma soprattutto con tutti i lavoratori a qualsiasi livello, con il ceto medio, con gli artigiani e con i piccoli imprenditori
Ora se vogliamo portare una nota di ironia, mi stupisco, come mai, per fare grana, “il piffero” non abbia proposto di festeggiare il primo maggio alla Reale Cantina Borbonica? Producendo gli odori intesi delle sarde, dei carciofi e degli stigghioli?

patrocini ha detto...

Prendo spunto dal commento dell'amico Antonino,per esprimere una considerazione: ogni anno in occasione del 1° Maggio mi sono sempre chiesto il perche' della mancata manifestazione che in tempi non troppo lontani si svolgeva ogni anno al "lago".La motivazione data dall'amico (la comodita' di passare le feste in case di villeggiatura),ancorche' abbia un fondo di verita',non mi convince appieno.Mi viene insomma il dubbio che il fatto sia dovuto,come per il resto in questo paese,a poco interesse della gente.Il fatto che chi era aduso ad organizzare l'evento ora se ne astenga e' perche' avra' verificato qualche anno fa una "scarsa partecipazione".Ora capisco la casa di villeggiatura( che tutti hanno? allora si sta bene...e francamente non credo sia cosi),capisco la manifestazione a portella delle ginestre ,storica e di inarrivabile importanza (e quindi molti preferiscono andare la'),ma mi manca qualcosa.E chiedo un parere all'amico Antonino(a proposito,"una vera mente storica" da quello che scrive e dalla conoscenza che ne ha)e al Prof Costanzo.Insomma perche' con tutti gli sforzi di alcuni , in questo paese non si riesce piu' a smuovere la gente?(altro che le ..masse..)e a coinvolgere le persone?
Saluti

Anonimo ha detto...

Antonino sarà sicuramente stato (e io mi auguro che lo sia ancora) un "vecchio" compagno in caso contrario non avrebbe ricordato in maniera cosi' affettuosa ed anche poetica come i comunisti partinicesi celebravano la ricorrenza del 1° maggio o "chianu du' Re".E questo avveniva prima che si realizzasse la diga sullo Jato dove, poi, ogni anno si onorava quella data con il coinvolgimento di centinaia di famiglie che sentivano ancora allora "la diga" come una cosa che gli apparteneva,frutto delle loro lotte e del riscatto e del mondo contadino e di quello operaio che la diga avevano costruito. Chi ha vissuto quell'esperienza sente ancora sulla pelle quell'atmosfera che ti infervorava , che ti faceva sentire parte di un corpo che sentivi tuo : il corpo del mondo del lavoro che chiedeva sopratutto giustizia e rispetto e per questo anche a Partinico era disponibile a lottare . Le famiglie operaie e contadine trovavano in quel luogo non solo le condizioni per vivere una giornata diversa( ".... era un giorno di festa con i suoi fumi, con gli odori intensi delle sarde e dei carciofi..."scrive Antonino ) ma spesso intrattenuti dalla musica di un maestro come lo fu Totò Riina o di altri musicisti locali e ,a conclusione della mattinata, il comizio come momento educativo in cui "si apprendeva la politica" . Ma i contadini e gli operai ritrovavano in quel luogo le ragioni della loro stessa esistenza di proletari .Certo ,i tempi sono mutati, la diffusione della seconda casa ( ma non solo questo) potrebbe rappresentare una causa che distoglie dalla presenza in quei luoghi .Ma la verità caro Patrocini é che , a mio modestissimo avviso, si sono allentati fino a spezzarsi definitivamente le antiche ragioni che tenevano insieme i lavoratori in un solo corpo facendoli diventare "classe". Una classe che trovava identificazione ed anche forza nei suoi dirigenti che erano visibili, riconoscibili, cosi' come nella sua storia, nelle sue aspirazioni ed idealità .Dunque, la seconda casa non può essere solo e soltanto "la ragione" della dispersione . Le motivazioni vanno ricercate, sempre a mio modestissimo parere, in quel processo politico che ha avuto quale conclusione disastrosa la fine non del "Comunismo" che in Italia non ci fu mai ,e non poteva esserci ,ma del Partito Comunista Italiano che era altra cosa e che rappresentava nell'Europa e nel mondo una delle esperienza più originali ed esaltanti di Partito comunista nato "dal basso" e dunque non imposto dai carri armati e che aveva saputo creare una forte rete protettiva alla democrazia italiana . Una rete che si allenta ogni giorno di più rischiando di disfarsi .Ma il discorso , cari amici, ci porterebbe assai lontano . Toti Costanzo

Antonino Partinico ha detto...

Caro Patrocini, a me fa molto piacere dialogare, e ancor di più con quelle persone che hanno voglia (come Lei) di conoscere la storia del nostro territorio, poco mi interessa se sono di destra, di sinistra o di centro, oltre al dialogo, mi piace tantissimo ascoltare, è nell’ascolto, infatti, che ci si arricchisce di conoscenza e di esperienza.
Amico mio, riguardo al mio precedente intervento del (due maggio u.s.) quando scrivevo che sono poche le famiglie che non hanno la casa in campagna, al mare o in montagna, non volevo esagerare nel dire cose che, dal mio punto di vista, non siano vere, anche perché, oggi se non ce l’hai tu la casa di villeggiatura, ce l’ha certamente un tuo familiare o il compare o l’amico.
E’ ovvio che esiste ancora una grande fascia di gente sprovvista di un bene immobile dove festeggiare il primo maggio, ma è pure altrettanto ovvio che le nostre campagne sono stracolme di case, che solo quaranta o cinquanta anni fa non esistevano neppure.
Quando il mio amico dice che “oggi si sta bene”, posso dire che certamente il periodo che stiamo attraversando non è uno dei migliori ma non si vive come mezzo secolo fa.
Inutile dire che sarei felice se la disoccupazione scomparisse, la Sicilia ha il (44,8% della disoccupazione femminile), sarei felice se i giovani trovassero l’occupazione post-diploma o post-laurea, mi piacerebbe vedere tutti i lotti della Diga Jato in funzione, assicurando così l’irrigazione in tutte le campagne e mi piacerebbe vedere vendere bene i prodotti dell’agricoltura, o almeno per una giusta remunerazione, mi piacerebbe che le scuole pubbliche funzionassero come quelle di Reggio Emilia (le migliori al mondo), così come mi piacerebbe avere un’amministrazione comunale che si interessasse dei problemi reali della gente e potrei continuare.
Per quanto riguarda l’organizzazione della festa del primo maggio, bisogna dire che l’allora PCI e PSI erano invitati a partecipare ma l’evento veniva organizzato dai dirigenti della CGIL, solo per fare alcuni nomi: Salvatore Termine – Palicchio La Tona – Pippino Barbera- Mommo Matina – Alberto Lo Iacono- Fifì Rubino – Peppino Fuoco – Gioacchino Lo Medico – Pino Santoro - Peppino Impastato – Vincenzo Sgroi e tanti altri il cui impegno era encomiabile.
Buona parte di questi, oggi, appartengono ad un altro regno, ma l’assicuro che li ricordo tutti con grande affetto, per il loro spirito altruistico, per la grande combattività, per il senso di solidarietà e per la loro abnegazione .
Con ciò non voglio dire che ai nostri giorni non ci siano persone all’altezza dei nomi citati prima, ci sono e sono pochi, pur tuttavia bisogna fare una considerazione, la CGIL ( a Partinico) oggi si occupa solo di fare patronato perdendo di vista quelli che sono i problemi reali dei lavoratori, ma Lei vedrebbe un Totò Bono o una Agata Gugliemino capaci di organizzare tale ricorrenza? I sindacati oggi sono uniti, ce lo vedrebbe un Giovanni Curia della Cisl o un Piero Caleca della UIL, con tutto il rispetto per loro, ma francamente io non ce li vedo e non ce le ho mai viste.
Concludo dicendo che nonostante gli sforzi che fanno tanti volenterosi ( a livello politico e non sindacale ), i risultati finali sono insufficienti, ma mi permetta di aggiungere che se io e Lei partecipassimo a quell’organizzazione forse il movimento raggiungerebbe una visibilità totalmente diversa.
La saluto cordialmente

patrocini ha detto...

Concordo in molte cose con gli amici Antonino e Costanzo,che in fondo nella loro disamina ammettono come i lavoratori non siano piu' uniti tra loro ( dice bene Costanzo: non fanno classe)e certamente non puo' essere colpa di quei pochi che ancora oggi cercano di ..smuoverli.Il fatto e' che la gente e' disillusa,non crede piu' a niente e nessuno, fino a sembrare( o essere?) qualunquista.(sunnu tutti i stessi..)Concordo sul giudizio sui sindacati e loro leader...ma voglio concludere con una considerazione: il mio "allora stiamo bene" era fortemente ironico e riferito al fatto che se ora tutti hanno due case evidentemente si e' ricchi..Certo caro Antonino se l'oggi viene paragonato al dopoguerra ( dunni cu putia si liccava a sarda..)non c'e' dubbio che stiamo molto meglio, grazie a Dio.Ma in un paese dove si possiedono piu' case del necessario non e' ricco se non c'e' lavoro;nel nord industriale lavorano tutti in una famiglia e possibilmente abitano in affitto.Mi creda,ci sono stato e lavorato,questa e' la vera ricchezza di un popolo ,altro che avere le case...Saluti.

Antonino Partinico ha detto...

Non voglio essere qualunquista e (credo di non esserlo mai stato) ma voglio dire a Patrocini e a Costanzo e a chi ci legge che non è certamente qualunquismo quando si mettono in luce alcune cose ben precise, un esempio per tutti, mercoledì (ieri) si è tenuto un convegno al palazzo dei Carmelitani su un tema davvero scottante, (secondo il mio punto di vista) sull’agricoltura e sulla nuova campagna irrigua, avete visto quanti agricoltori erano presenti? La sala era appena piena, probabilmente una cinquantina di persone o forse ottanta e non di più e gli altri diecimila agricoltori che ricadono nel nell’agro del partenicese, dove erano? Non sono interessati? E perché? Siamo sicuri che chi doveva organizzare il convegno lo ha fatto con diligenza? Che abbia utilizzato tutti i canali per la riuscita? Concordo con Patrocini forse la gente è disillusa, ma ha ragione pure il Prof. Sul fatto che scompare il senso di classe.

Antonino Partinico ha detto...

A proposito del 1° maggio, come ho avuto possibilità di dire prima, cioè quando i lavoratori si recavano a festeggiare al Piano del Re e successivamente alla diga, non mi voglio soffermare sul valore simbolico, sindacale e politico che aveva la ricorrenza ma voglio evidenziare un altro aspetto.
Alla fine del comizio, “la Casta partenicese dell’allora PCI” giusto per fare alcuni nomi, composta da: Vincenzo Fedele , Ignazio Speciale , Marco La Fata , Mimì Bacchi , Gioacchino Drago Vito Salvia e parecchi altri, a bordo di più macchine si recavano in Contrada S. Anna dallo “ zu Pippino Mazzanobile” dove era consuetudine trovare il padrone di casa con il suo mezzadro Sig, Bagliesi.
Appena in loco, si dava avvio all’arrostitura del consueto agnellone e si sprofondava in qualche fiasco di vino appositamente preparato, si scherzava, si raccontavano diversi episodi politici accaduti in Consiglio Comunale e soprattutto si parlava di Cola Geraci che pur non avendo molta cultura, riusciva sempre ad essere eletto senza bisogno di fac-simili bloccati, diventando così un rompi capo per la Casta.
Mi rendo conto che “forse” sono andato un pochino fuori tema, che questa storia non interessa a nessuno, ma mi piace fare un tuffo nel passato ed annegare negli antichi ricordi.
Antonino

patrocini ha detto...

Caro Antonino, quella che racconti e' storia altroche'(anzi quando puoi vai oltre e metti al corrente chi per eta' o altro non sa certe cose) , e forse la conoscenza del passato aiuta a capire il presente.Non ci sono piu' certi leader o non c'e' piu' un popolo da guidare?A ognuno lecito pensarla come crede.Ma forse puoi togliermi una curiosita':nel gruppo che ricordi c'e' Marco La Fata , Fedele , e non Costanzo; una dimenticanza o il Costanzo ha aderito successivamente ?Mi sembra che i tre dovrebbero essere piu' o meno coetanei.
Saluti

Antonino Partinico ha detto...

Caro Patrocini, pensavo che quanto raccontato nel post precedente, non interessasse nessuno, un po’ perché, è come se fossero passati mille anni luce e un po’ perché i giovani d’oggi sono (credo) apatici, pur tuttavia, in effetti, qualcuno è stato dimenticato come per esempio: il Dott. Nino Geraci emigrato poi a Verona, il Dott. Vito Console (grande pediatra) emigrato a Milano all’Ospedale Niguarda , i suoi fratelli Benito e Salvatore il primo a Bologna ad insegnare matematica e il secondo andò ad insegnare a Catanzaro, Iginio Di Martino anche lui si è trasferito a Milano in qualità di Ins. elementare e tanti altri.
Il periodo che racconto è quello degli anni 60 e il Prof. Non era ancora comunista ansi era il Presidente della FUCI che il quel periodo si trovava allocata in Via F.sco Crispi di fronte all’attuale negozio dei La Spia, se la memoria non mi inganna, si è iscritto al PCI nei primissimi anni 70 e quindi non ha potuto far parte di quella Casta.
Quello è il periodo quando (esattamente il giorno delle Amministrative del 70) “pizzetto” ebbe a dire, davanti a Pino Avellone, dentro i locali del Maggiore Guida, che doveva annientare i comunisti delle sezioni 27 – 28 e 30, le uniche sezioni dove i comunisti erano in maggioranza.
A distanza di quarantenni debbo convincermi che c’è riuscito.
Allora le feste dell’Unità si facevano con cadenza annuale e debbo dire che riuscivano più tosto bene, poi successivamente negli anni 80 sono venuti Antonello Venditti e Gino Paoli entrambi allo stadio comunale, c’era molta inventiva, addirittura se ne organizzò una in piena estate (85) sulla spiaggia della Ciammarita con tanto successo.
E’ ammirevole il fatto che in questi giorni si stanno raccogliendo le firme contro la privatizzazione delle acque, ogni tanto si vede qualche cosa, certo è meglio accendere una candelina che dare spazio all’oscurità.
Saluti Antonino