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lunedì 25 ottobre 2010

24 OTTOBRE 2010: PER LA SINISTRA UNA GIORNATA PARTICOLARE

Ieri è stata una straordinaria giornata per gli uomini che credono nella valori e nella politica della SINISTRA. Si concludeva a Firenze il primo Congresso di Sinistra Ecologia e Libertà che rinnovava al compagno Niki Vendola la fiducia nel continuare a guidare questo nuovo Partito che nasce da una costola, seppur attraverso una forte lacerazione, di Rifondazione Comunista. Un Partito, però, che noi della Federazione della Sinistra non possiamo non pensare e considerare idealmente a noi vicino seppur nelle odierne divergenze rispetto ad alcune questioni, non ultima quella di una eventuale partecipazione al governo del Paese. E il 1° Congresso di SEL non poteva finire in un modo migliore per un comunista se non cantando coralmente “Bella ciao” canto della Resistenza, canto degli uomini liberi e degli uomini liberati. Dunque mentre a Firenze si chiudeva un avvenimento che crea una speranza per l’Italia democratica e progressista, la nostra città viveva con la III Festa di Liberazione una bella giornata, una giornata esaltante che gratificava e ripagava il sacrificio dei compagni della nostra Sezione che con amore e passione hanno dato e danno quotidianamente senso e dignità a parole come “Politica“ e come “Cultura” umiliate e mortificate da un gruppo di sconsiderati che usano la politica per miserabili finalità personali e la cultura come foglia di fico per coprire ogni vergogna di cui la degenerazione della politica è capace.
All’interno di un gioiello urbanistico - l’ex Arena Lo Baido è una nicchia già salvata una prima volta negli anni ’70 da un processo speculativo allora in atto e salvata soprattutto dai comunisti che in Consiglio furono protagonisti di una memorabile battaglia – tentano ancora ad oggi di strapparla all’incuria in quanto bene prezioso per la nostra città. E in quel contesto un pezzo è stato sottratto oggi all'insipienza, dalle cure amorose di due compagni, Nanni Noto e Roberto Simonte che si avvalgono ogni giorno dell’ausilio disinteressato di Bastiano, Simone, Totò e tanti altri cittadini che lo hanno “adottato”, si è proceduto alla inaugurazione del GIARDINO POPOLARE  all’interno del quale è stato anche trapiantato L’ALBERO DI PEPPINO, un olivo che il 25 aprile del 2007 Rifondazione aveva piantato nel Parco del Castellaccio per onorare Peppino Impastato. L’abbiamo dovuto spiantare perché il Parco è diventato indecente ed indecoroso per la mancanza di cura e di attenzione da parte dell’attuale Amministrazione Lo Biundo. Un prezioso bene, un pezzo di ambiente recuperato con grandi sacrifici ma ora lasciato al degrado più ignobile ed infame.
Alle 11,00 una cerimonia toccante per gli interventi di Vincenzo Fedele, Marco La Fata, Fedele Cusumano, Tuccio Lo Biundo e con il sottoscritto per ricordare un pezzo della storia comunista di Partinico, quella degli anni ’50 e’60, che ebbe tra gli altri interpreti seppur solo apparentemente “minore”, SALVATORE BARRA. Salvatore fu un comunista profondamente convinto delle ragioni del suo Partito che amò restandogli fedele (anche se non esisteva più) fino al 15 agosto del 2001 quando, come sostiene Tuccio Lo Biundo amico di tutta una vita, fu ucciso dalla malasanità. Ma Salvatore Barra fu per certi versi un comunista “anomalo” non solo per la sua estrazione sociale (il padre medico ed amministratore DC e la madre  cattolicissima Preside della scuola Media “G.B. Privitera”) ma perché non brigò mai all’interno del Partito, non utilizzò il suo status per ricoprire incarichi istituzionale e perché volle soltanto essere un militante equilibrato, umile e prezioso per un Partito che all’epoca era impegnato in un durissimo scontro con la DC partinicese. Amava la  lettura, i viaggi nei paesi dell’Est anche per capire quel mondo, così come amava la cultura umanistica (lui sapeva di latino e greco come un vero professore anche se studente di medicina più per rispetto nei confronti dei genitori che per convincimento), esperto di musica jazz, sicuramente musica americana (siamo nel pieno delle “Guerra fredda” quando l’America rappresentava per i comunisti “il nemico” da abbattere) ma musica che Salvatore sapeva nata dal dolore e dalle sofferenze dei neri d’America, uomini che uscivano dalla schiavitù, emarginati, relegati ai margini della società. A Salvatore Barra “antico” comunista, cioè comunista della prima ora ma sicuramente moderno nel pensiero e nell'azione, uomo del dialogo, tollerante e sempre disponibile all’ascolto, i comunisti di Partinico gli hanno intitolato la BIBLIOTECA POPOLARE un luogo di produzione culturale, aperto alla città e soprattutto al mondo giovanile. Per ricordarlo e per onorarlo,  perché Salvatore, insieme a tanti altri compagni che non ci sono più, rappresenta le nostre profonde radici. Nel giro di pochi giorni, all’appello lanciato dai Giovani Comunisti/e, hanno risposto una quantità incredibile di donatori: amici, compagni, testate giornalistiche, editori ed anche l’Amministrazione comunale di Borgetto col suo Assessore alla cultura, Franco Davì, che non si ferma mai dal ripetere come la cultura sia strumento di liberazione, qualificazione, di sviluppo anche economico. Un concreto esempio di quando la politica é cultura e la cultura si fa politica!
Il pomeriggio, con il coordinamento di Mimmo Neri, si è discusso di scuola, della riforma Gelmini, degli effetti devastanti sugli organici anche nella scuola di Partinico rilevati attraverso un questionario distribuito giorni prima ai Dirigenti scolastici. Insieme a Mimmo Neri ne hanno parlato non solo Giacomo Russo e Barbara Evola del Movimento dei Precari della Scuola, ma anche il segretario regionale di Rifondazione, Luca Cangemi, professore ed ovviamente precario anche lui oltre che una serie di qualificati interventi: Totò Bono, il prof. Franco Toia, la ricercatrice Cecilia Giordano, Valentina Bonadonna, Gialuca Ricupati. Poi il panino e la salsiccia arrostita, il cous-cous, il tajin, le melenzane alla parmigiana, i dolci,  e il vino, quello delle migliori realtà produttive del nostro territorio quello, cioé, di Nino Cossentino e della Cantina Alto Belice di S. Cipirello. E poi i banchetti informativi delle Associazioni Articolo 3 e Bayty Baytik e la musica reggae dei Toots.
Dunque, una giornata particolare quella di ieri, mentre altri brigavano sulle tessere, si scontravano sugli organigrammi, raccattavano gli aderenti dell’ultima ora, si fronteggiavano così come soltanto i nemici sanno fare e mentre Lo Biundo Salvatore, Sindaco, e la sua corte avranno continuato a pensare come sbarcare giornalmente il lunario alla ricerca di un identità, di un prestigio, di un crisma che nessuno potrà mai dare loro neppure se lo pagano. Si, ieri é stata veramente una giornata particolare, alla fine della quale abbiamo ancora potuto dire ai nostri concittadini che di noi si possono fidare proprio perché I COMUNISTI VENGONO DA LONTANO ......


Toti Costanzo

8 commenti:

Evaristo ha detto...

Un resoconto coinvolgente e interessante perchè scritto con il cuore....naturalmente "rosso" e dove il passato, attraverso il presente, si proietta nel futuro!

Toti ha detto...

Ringrazio Evaristo per le belle parole.Toti

Antonino Partinico ha detto...

So benissimo che quanto mi accingo a scrivere non ci azzecca niente con l’inaugurazione della biblioteca popolare intestata a Totò Barra, ma se lo scrivo è solo perché avevamo un amico in comune, un immigrato negro dal nome Katumba.
Katumba oggi ha quasi 55 anni, abbiamo un ottimo rapporto di amicizia che risale a più di quindici anni fa, il 12 dicembre del 99 ha voluto raccontarmi la sua storia personale e poiché da sempre sono stato attratto da storie interessanti, specialmente quelle che provengono dalla povera gente, dei ceti popolari o come in questo caso, da altri continenti. Mi ha interessato tanto che ho voluto scriverla di colpo e approfittando di questo blog, anche se a distanza di undici anni, penso sia opportuno renderla nota e farla conoscere, a quanti ne sono interessati. Evidenziando tutte le peripezie, gli affanni, i sacrifici, i pericoli, che il mio amico africano ha dovuto affrontare prima di approdare in questa nostra città.
Continua………

Antonino Partinico ha detto...

Katumba è un giovane ventenne scampato alla guerra tribale nel suo paese che si trova nell’africa centrale.
Nel cuore della notte la sua famiglia viene trucidata da una tribù rivale, Katumba ha perduto i genitori, i nonni, i fratelli, le sorelle.
Trovandosi solo e non sapendo dove andare, ha camminato tanto finchè si è trovato di fronte ad una immensa distesa d’acqua, è l’Oceano Atlantico e poiché non si era mai allontanato dalla sua terra, nel vedere tutta quell’acqua rimase sbalordito e nonostante giovane alto e robusto, in quell’istante si sentì più piccolo di una formica.
Camminando diversi giorni sulla spiaggia, si accorse che davanti a lui sorgeva una grande città, quindi vi si recò e approfittando del fatto che vi era una nave che stava salpando, salì a bordo e prese la via del mare.
La nave, dopo avere fatto scalo a Casablanca(Marocco) riprese il mare, attraversò lo Stretto di Gibilterra, entrò nel Mar Mediterraneo e si fermò al porto di Palermo.
Continua ………

Antonino Partinico ha detto...

Katumba clandestino riesce a mettere piede sulla terra ferma, mentre è ancora vicino al molo, stanco, spossato, affamato e spaesato, si accorge che un camion stava per lasciare il porto, decise di salirvi sopra e lasciarsi trasportare per una ignota mèta. Il camionista appena arrivato a Bagheria ha fermato l’automezzo in un grande spiazzale sotto una collina, il nostro amico avverte un certo fetore, scende dal camion e si accorge che davanti a lui ci sono montagne di frutti gialli, (frutto che non conosce perché nelle sue terre gli agrumi non vengono coltivati), mentre una gigantesca pala meccanica li stava macerando.
Il nostro giovane pensò fra se! In che mondo sono finito? E’ possibile che la gente coltiva tutta questa frutta per poi macerarla? Questa è una pura follia!
Pensa bene di andare via da quel paese e avendo in lui una grande voglia di camminare e di conoscere altre zone, un bel giorno senza sapere come, arriva a Partinico, è il mese di agosto del 1985, trova un lavoro presso un contadino che è intento a fare la raccolta del pomodoro, la sera, appena finita la raccolta, le ceste “dell’oro rosso vengono caricate su un camion ed insieme al proprietario si avviano per la consegna.
Katumba, seduto comodamente nella cabina del camion trova molto interesse a guardare la strada davanti a se, quando ad un tratto vede un grande bacino d’acqua, è l’invaso Poma ossia la Diga sul Fiume Jato.
A pochi centinaia di metri il camion si ferma, la strada è ostruita da una lunghissima colonna di automezzi agricoli carichi di casse di pomodoro, tutti per la consegna.
Per farla breve, dopo avere pesato il camion carico, il prodotto viene fatto scaricare alle spalle di una fabbrica di trasformazione di pomodoro (costruita qualche anno prima con i fondi della Regione Siciliana e affidata ad un gruppo di incompetenti, o per meglio dire ad una lobby, poco onesti, senza scrupoli), per essere (scafazzato).
Ancora una volta, nel vedere tutto quel ben di Dio che viene distrutto, Katumba non si può dar pace, non riesce a capire perché si distruggono migliaia di tonnellate di prodotti agricoli

Antonino Partinico ha detto...

Segue ………..
Il primo pensiero che gli viene in mente è quello che in questo mondo a lui sconosciuto le persone sono tutti pazzi, e continua a dire fra se, che se tutta questa ricchezza anziché distruggerla, fosse portata in Africa, sicuramente si potrebbero salvare milioni di vite umane e probabilmente non ci sarebbero più le guerre fra tribù.
Nella via di ritorno, si accorge che nella diga c’è una grande dispersione d’acqua e pensa a come questo bene, (preziosissimo nelle sue terre), viene conservato in mille modi, mentre qui i fiumi sfociano al mare, le dighe non trattengono l’acqua e lo spreco è incalcolabile.
Ad un certo momento anche a Partinico sente un odore nauseabondo che cresceva sempre di più, sapeva di uova marce, un area irrespirabile, un fumo che penetrando nei polmoni certamente non è il toccasana per la salute, ansi si corre continuamente il rischio di un cancro ai polmoni o alle vie respiratorie.

Il giovane negro chiede notizie intorno e scopre che c’è uno stabilimento il cui unico lavoro è quello di bruciare il vino, per Katumba è impossibile capire, egli pensa a quante centinaia di migliaia di contadini lavorano la terra tutto l’anno per produrre il vino solo per bruciarlo, mentre nel cuore dell’Africa potrebbe valere quanto l’oro, scotendo la testa a sinistra e a destra continua a dire: è uno spreco, sono pazzi, sono pazzi.
Continua ……..

Antonino Partinico ha detto...

Poco dopo arriva Natale e con suo grande stupore, vede la gente impazzita a comprare prodotti di ogni genere da mettere sotto l’albero, cose inutili, stupidaggini, cose che spessissimo dopo averli ricevuti in dono, non vengono neanche guardate e finiscono rotti o buttati sprecando così tanti soldi inutilmente.
Il giorno dopo Natale, Katumba, camminando per le vie del paese si accorge di quanto ottimo cibo è stato buttato nei cassonetti dell’immondizia ed il suo pensiero vola, attraversa il Mediterraneo, attraversa parte dell’Africa e si ferma nella sua tribù che con i soli avanzi del periodo natalizio potrebbe felicemente sopravvivere per chissà quanto tempo, invece di cibarsi di radici di alberi o di sporadiche verdure che raramente si trovano nel deserto.
Guarda le strade illuminate con luci psichedeliche provocando uno spreco enorme di energia elettrica ed ancora una volta pensa al suo popolo, che quando va via il sole, piomba il buio più pesto e per rivedere la luce bisogna aspettare il giorno dopo.
Katumba continua a non capire perché le persone si mettono in fila per giocare al “lotto” o ad altre lotterie sprecando fiumi di soldi mentre il suo popolo non trova il denaro per comprare una manciata di legumi.
Non riesce a capire perché lussuose e sfarzose ville, dove tutto è sprecato e perché milioni di persone vivono ancora nelle capanne, soffrendo il caldo di giorno ed il freddo di notte.
Ancora oggi Katumba non riesce a spiegarsi il perché di tutto questo spreco.
Quando ci si incontra, spesso parliamo di Totò Barra e della sua grande apertura mentale e soprattutto del modo come sapeva ascoltare.

E’ storia vera! Raccontata il 12-12-98
Antonino Partinico

Fiorenzo ha detto...

Grazie, Antonino Partinico, del racconto realistico che ci hai voluto fare conoscere con il tuo stile semplice, spartano e, pure realistico, crudo e vero.
Quindi, Katumba era un amico comune tuo e di Totò Barra, l'intestatario della biblioteca popolare.
E questo tuo racconto, condensato e stampato su pergamena, potrebbe benissimo arricchire le opere della biblioteca raccolta nel settore disciplinare "PER MEDITAZIONE "!

Comunque, conplimenti !