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martedì 31 marzo 2009

CHI HA PAURA DI PINO MANIACI?

Chi ha paura di Virginia Wolf? Vi ricordate? E’ il titolo di un dramma dello scrittore americano Edward Albee che ancora si rappresenta in teatro e da cui è stato anche tratto un bellissimo film con Elizabeth Taylor e Richard Burton che la mia generazione ha visto e rivisto tantissime volte.
E questo interrogativo riveduto ed adattato mi girava per la testa quando ho appreso del rinvio a giudizio di Pino a causa di una lettera anonima con la quale veniva denunciato in quanto eserciterebbe in maniera abusiva la professione di giornalista cioè di comunicatore, informatore, di uno che trasferisce un “sapere”, ponendo interrogativi a se stesso ma anche agli altri. Sorvolo sul diritto che discende dall’articolo 21 della nostra Costituzione cioè che ciascuno ha, appunto, il diritto di manifestare il proprio pensiero e nelle forme in cui lo ritiene opportuno e mi chiedo: ”Chi ha paura di Pino Maniaci? O, meglio: chi ha paura dello strumento di cui dispone e con il quale ogni giorno parla a migliaia di invisibili interlocutori che sono vite, cioè sangue e carne, muscoli, cuore e sentimenti?" E di che parla Pino? Certo, parla di mafia e dei mafiosi nostrani cioè di un sistema costruito da soggetti che esercitano l’attività del parassitismo, delle sopercherie, delle sopraffazioni, della violenza gratuita. Parla di una violenza fisica che intimorisce, condiziona, asservisce, sottomette, incute paura fino ad arrivare persino all’uccisione e lo fa con la stessa disinvoltura con la quale i cacciatori sparano alle prede senza provare un briciolo di rimorso anche se si tratta di animali cioè , come si suole dire a giustificazione, di esseri senza un’anima. Si, Pino parla di questo, parla di questi, di coloro i quali, non hanno alcuna considerazione della vita e, dunque, se si dovessero vendicare di Pino lo farebbero nell’unico modo che costoro conoscono.
Ma chi si vendica usando la Lettera Anonima? E perché ricorrono a questo vile strumento, dietro cui si nascondono, per colpire? Chi ha interesse a chiudergli la bocca nel senso di impedirgli di potere, ogni giorno sempre alla stessa ora, sempre con lo stesso ritmo, sempre con la stessa determinazione e spregiudicatezza parlare di malaffare, malapolitica, di manutengoli del potere, di ipocrisia, di poteri economici forti e condizionanti, di scribi e di farisei della politica? La platea degli interessati non è certamente ristretta. Sono tanti a volere che la coltre del silenzio si estenda sempre di più sulla nostra Società locale, che affari ed affarucci possano rimanere sottotraccia, nascondersi nei meandri di un perbenismo di facciata, di una “politica” di infimo livello in cui emerge, però, la voracità, il camaleontismo, la volgarità, la spartizione delle spoglie di una democrazia ridotto all’osso, di una città spremuta come un limone, usata per sostenere carriere, costruire poteri, alimentare l’egoismo, esaltare l’individualismo, spargere a piene mani il qualunquismo. Ma non é solo questo: anche l’invidia é un sentimento astioso che coinvolge tanti quando non vogliono riconoscere agli altri il diritto di svolgere un ruolo, d’avere la capacità d’incidere, d’essere protagonisti, elementi del cambiamento. E di astiosi è lastricata la nostra vita quotidiana.
Si, è proprio vero. Sono tanti a Partinico e dintorni che hanno l’interesse a volere chiudere la bocca a Pino.

Toti Costanzo

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