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giovedì 10 settembre 2009

PANI , PANELLE E CURSA DI LI UTTI

Partinico, è risaputo, ha quale simbolo un’aquila con sulla parte superiore una corona regale e in quella inferiore una d’alloro. La corona dovrebbe esaltare le nostre opulente ,signorili e regali discendenze. D’altronde i Borboni non ci hanno lasciato un simbolo indiscutibilmente regale che è la Cantina Borbonica ovverossia “'a Cantina du Re?” E se la Cantina fu del Re ,appare a tutti evidente che quanti per tantissimi anni l’hanno lasciata alla mercé di vaccara e picurara oltre che negli ultimi decenni alla mafia da’ casasanta ,ebbero della regalità tutta una loro personale quanto scarsa considerazione.Per cui ,se per tantissimi decenni la Cantina fu il luogo dove indisturbati soggiornavano le mandrie ,una volta recuperata ,risistemata e spruvulazzata da altri perché- avranno detto Lo Biundo e i suoi- non dovrebbe ospitare cerimonie che esaltano l’aspetto profano della religiosità del matrimonio, la gioia per una laurea conquistata col sudore degli studi oppure il ringraziamento per avere scelto di fare parte dell’esercito di Dio? Purché tutto a pagamento .E’ sempre meglio questo-avranno pensato- che la paglia e lo sterco simbolo del mondo contadino che della Cantina se ne servi’ alla faccia di Franceschiello,dell’esperto vitivinicolo Lioj , di quelli che per circa quarant’anni ci siamo battuti per farne il simbolo del riscatto cittadino.E perché no ,anche alla faccia di Gigia Cannizzo che quale Sindaco di questa città pensava ,dopo avere assicurato al Comune la proprietà di quel bene ,che affidando il suo voto di cittadina partinicese a questi “giovani” e insieme al voto anche la Cantina costoro l’avrebbero tutelata avendone cura come si ha delle pupille dei propri occhi. Infatti Lo Biundo ne ha talmente interesse che ,come affermano in tanti che lo testimoniano ,ne è innamorato al punto che non manca occasione in cui non dica:”Picciotti, sia chiaro che la Cantina è cosa mia!” nel senso che pensa di farne quel che lui e qualche suo protettore reputano più opportuno . Se non fosse che l’espressione si presta a qualche equivoco non nascondo che gli direi ,se lo affermasse davanti a me,con determinazione e forza : “Mio caro giovane Sindaco ,puoi stare tranquillo che la Cantina non è cosa tua, ma cosa nostra!” . E ,dunque, suoni, ballitti, schiticchi, e chi più ne ha più ne metta mentre ad amici, zuini ,clienti,richiedenti, pietenti, striscianti e lecchini pensiamo già di affidare a chi il bar,a chi la fornitura dei rinfreschi, a chi le visite guidate ,a chi i catering in un’allegra girandola che si aggiunge agli già avvenuti “ piazzamenti” in società d’affari, assunzioni di esterni alla faccia delle casse comunali , beni confiscati alla mafia a chi ci ha sfacciatamente sostenuto durante la campagna elettorale. Senza provare alcuna vergogna .

Però, va ricordato, che insieme alla corona regale posta sull'aquila , il simbolo della nostra città presenta in basso ,cioè al di sotto dell’aquila ,una semicorona composta da foglie di alloro che gli antenati usavano per comporre le corone da poggiare sul capo di atleti, poeti, filosofi, scrittori .Cioé uomini di spessore, come si direbbe oggi. Ma che oggi ,purtroppo, è divenuta anche simbolo delle funeree cerimonie alle quali sempre più siamo costretti a partecipare. E sono la morte della dignità, del decoro, della serietà ,della nostra debole democrazia locale , della politica , del senso del pudore .

“Vuoi vedere- mi dice un conoscente dopo la strombazzata “Notte bianca” durante la quale le persone disertavano la Cantina, le mostre e i dibattiti, le piazze di Casa santa e via Mattarella e le ville restavano desolatamente chiuse ,per gioire con gli “Amici di Maria De Filippi” e fare la fila davanti la tenda del “Grande Fratello”che diranno che si è trattato di un successo? Che una iniziativa cosi’ va riproposta e rifatta il prossimo anno alla faccia degli sprechi ,della confusione, dell’inconcludenza ,del plebeismo?” Che potevo rispondere? Infatti non ho risposto ma pensavo dopo la Notte bianca durante la quale ,come riporta il Giornale di Sicilia di Domenica 6 settembre –- “ alle 23- dice Schirò dell’Antica panelleria del Corso- ho dovuto chiudere perché ho esaurito tutto nel senso che aveva venduto 400 panini e 4000 panelle, se non fosse opportuno sostituire l’attuale aquila con un bel panino con panelle su cui sopra far troneggiare sempre la corona regale e sotto al posto della corona d'alloro ,la costantiniana scritta “In hoc signo vinces”, simbolo nuovo del nostro tanto atteso risveglio culturale ed anche economico. Sarebbe un’idea da suggerire a Bartolo che alcune malelingue già chiamano “U’ uttaru” solo perché ha partecipato insieme al Sindaco ( il quale dopo la performance del bacio affibbiato con trasporto e vigore religioso alla toponomastica dedicata a Santa Teresa di Calcutta pare che venga chiamato “Totò Dalmazio” nel senso d’avere anche lui delle mistiche “visioni” ) al Palio nazionale della spinta delle botti ,manifestazione originalissima che ogni anno ha luogo in una città del Veneto e dove ci siamo classificati sesti .

“ Primi però -dice con orgoglio il partecipante consigliere Vito Giuliano- nella pigiatura dell’uva" .

Uva, botti, vendemmia ,pigiatura …Ma non sarebbe un’idea se insieme a matrimoni, battesimi cresime ed altre festicciole , farli esibire ogni anno di questi tempi alla Cantina Borbonica per manifestazioni con lo scopo dichiarato di propagandare la nostra tradizionale vitivinicultura? Una rinnovata riedizione della “Festa dell’uva” per fare uscire il settore dalla crisi in cui è precipitata. Non sarebbe uno spettacolo? E se lo facessimo a pagamento? Pensateci su e, per favore, fatemi sapere.

Toti Costanzo

3 commenti:

Nato Pensy ha detto...

Sindaco leghista cambia nome alla biblioteca intitolata a Peppino Impastato. E scoppia la polemica
ieri, 10 settembre 2009 19:49

L'amministrazione comunale di Ponteranica, in provincia di Bergamo, ha deciso di cambiare l'intitolazione a Peppino Impastato, ucciso da Cosa nostra nel 1978, della biblioteca comunale per dedicarla a Padre Giancarlo Baggi, cultore di storia locale. "Questa decisione non piomba certo come un fulmine a ciel sereno - spiega all'ADNKRONOS il sindaco leghista di Ponteranica Cristiano Simone Aldegani - gia' un anno e mezzo fa, quando l'allora maggioranza di sinistra volle intitolare la biblioteca a Impastato, noi all'opposizione eravamo contrari ma non perche' era Impastato, non perche' era siciliano, ne' perche' era di Democrazia proletaria, ma perche' volevamo intitolare il luogo di cultura per eccellenza del nostro comune a una personalita' locale, padre Giancarlo Baggi".


Una scelta, sottolinea il sindaco, "che non e' legata a nessuna ideologia e la sinistra che ora alza polemiche lo fa solo perche', dopo aver perso il potere, cerca di avere visibilita'". "La delibera per il cambio di nome e' stata approvata a giugno - aggiunge - fui contattato dall'associazione Libera, contraria alla nostra decisione, e abbiamo avuto anche un incontro. Ho portato la questione in giunta, che a maggioranza ha deciso il cambio il denominazione".

"Ho il massimo rispetto per Impastato e centinaia di persone, operatori, gente comune che ha dato la vita per combattere il cancro mafioso", conclude.

''Ho provato fastidio. Una cosa indegna, che offende la dignita' umana, un gesto incivile. Faccio fatica a definirlo. Gente che non ha spessore umano''. Cosi' Giovanni Impastato, fratello di Peppino, ucciso dalla mafia, commenta in esclusiva all'agenzia radiofonica Econews, la rimozione della targa dedicata al fratello. '' Nella scelta del sindaco di Ponteranica leggo solo razzismo, io gli dico 'caro sindaco lei non ha rispetto della dignita' umana, questo e' un gesto incivile'. E' ancora piu' vergognoso che oggi quella biblioteca non sia intitolata a nessuno'', aggiunge.

Anche il PRC di Partinico, la cui sezione locale è intitolata a Peppino Impastato, ha fatto sentire la sua voce in merito.





'' Al piu' presto faremo una iniziativa. A parole si dice che si vuole combattere la mafia, ma da questi fatti si capisce che di chi ha combattuto la mafia non ci frega nulla. Era addirittura intervenuto pure il prefetto, revocando la prima delibera. E allora il sindaco che ha fatto? Ha rimosso la targa senza dedicarla a nessuno. Io non conosco il prelato a cui sara' dedicata la biblioteca ma a lui si poteva dedicare un'altra strada. E' lo stesso sistema che usiamo quando mi chiedono di intitolare una piazza a Peppino Impastato, io chiedo se e' dedicata gia' a qualcuno''. Peppino, aggiunge, ''in parte e' entrato e in parte no nel patrimonio condiviso. Dovrebbe essere scontato e nessuno dovrebbe discutere la scelta di dedicare una biblioteca a Peppino Impastato''.

E poi una provocazione: '' Siamo pronti a leggere il curriculum del prelato - conclude- per fare una battaglia a Cinisi e dedicargli una strada nel nostro paese. Noi non scendiamo ai loro livelli''.

Anonimo ha detto...

molto intiresno, grazie

Anonimo ha detto...

Si, probabilmente lo e