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venerdì 4 gennaio 2013


PUBBLICHIAMO UN ARTICOLO TRATTO DAL GIORNALE ON-LINE LINK SICILIA " CHE CONDIVIDIAMO 

Sicilia? Per il PD di Roma è una colonia


di Gabriele Bonafede (3/1/2013)


i



Le elezioni primarie del PD in Sicilia sono state un mezzo terremoto politico.
Candidati giovani e giovanissimi hanno
sconfitto notabili e navigati politici. Eppure,
i Mattarella, i D’Antoni, gli Speziale e tanti
altri hanno avuto per lo meno il merito di
mettersi in gioco. Invece il PD di Roma 
cosa fa? Impone una lunga serie 
di candidati “bloccati” nelle liste 
grazie al “porcellum”. Nei fatti, 
i capi del PD di Roma trattano la Sicilia come terra di conquista. 
E vanno giù duro. Da indiscrezioni e articoli su altri quotidiani (specialmente
Repubblica) si evince che da Roma arriva un diktat di tipo sovietico: ci saranno ben
11 nomi su 32 imposti da Roma, alla faccia delle primarie siciliane.
Insomma, per il PD di Roma la Sicilia colonia era e colonia deve 
rimanere. Autonomia? Carta straccia. Tra i nomi pubblicati si notano 
una serie di personaggi che avrebbero raccolto solo briciole alle primarie. 
Vediamo chi sono, e rabbrividiamo.
Cominciamo con il veneziano Davide Zoggia, già trombato a casa sua 
nelle elezioni provinciali di Venezia del 2009 da una candidata leghista.
Allora che fa? Invece di correre di nuovo si fa raccomandare dai capi del PD
per un seggio sicuro, e non in Veneto ma in Sicilia! Insomma, noi siciliani
dovremmo eleggere un veneto. Siamo al paradosso. Che se lo eleggano loro
se proprio gli piace! La Sicilia è una regione autonoma e dovrebbe avere solo
candidati siciliani, invece il PD romano è disposto a perdere la faccia e molti
 voti, pur di garantire un seggio a un uomo di partito che proviene da una
regione che non ha nulla a che vedere con la Sicilia, ma che ha il “merito”
d’essere gradito a Roma.
Altro nome che lascia basiti è quello di Beppe Fioroni, accusato
da Lusi (l’allegro cassiere della Margherita) di avere intascato somme
della Margherita, ex-ministro del traballante governo Prodi del 2006-2008
e anche lui tutto tranne che siciliano o giovane: è nato a Viterbo nel 1958.
Proseguiamo con Ignazio Marino, figlio di un siciliano di Acireale, 
ma che è nato a Genova nel 1955. La presenza di Ignazio Marino
quale sicuro senatore in Sicilia per mettere da parte siciliani ben votati
alle primarie ci sembra francamente una scelta opinabile.
Non è finita, dulcis in fundo troviamo su vari giornali il nome di 
Carlo Vizzini. Pare debba essere garantito nella “quota socialisti”.
Per cui il PD di Roma, pur di garantire un posto sicuro a uno che oggi
sarebbe socialista, ma che è stato di tutti i partiti e di tutte le parrocchie,
compresa quella del PdL di Berlusconi, è disposto a perdere i voti di quei
simpatizzanti che a causa della sua presenza in lista non riusciranno a
votare PD nemmeno turandosi il naso. Oltretutto, il sempiterno Vizzini 
arriverebbe così a essere eletto per la decima volta in parlamento. 
Alla faccia del rinnovamento!
Insomma, i siciliani dovranno eleggere ben 11 parlamentari
 sui 32 previsti nel PD (ma saranno 32 solo in caso non ci sia una 
sconfitta per il centrosinistra) che non solo non hanno partecipato
 alle primarie, non solo sono politicamente opinabili, non solo fanno
 parte di una castapolitica vecchia e decrepita, ma per
 giunta, ed è triste dirlo, nuoceranno allestesse performance
 del PD in Sicilia. Il PD preferisce perdere voti in Sicilia
pur di utilizzare quanto più possibile gli strumenti forniti dal porcellum,
legge creata dalla Lega e dal centrodestra, evidentemente ancora
gradita nellesedi romane del PD.
Così facendo, il centrosinistra perde una magnifica opportunità per far
avanzareil proprio consenso in una prospettiva democratica. 
Quali saranno i risultati di tutto ciò? Facciamo qualche
 esempio per quanto riguarda Palermo e provincia. 
La vincitrice delle primarie a Palermo e provincia, Magda 
Culotta, sarebbe solamente quarta nella lista. Altri siciliani che
 hanno registrato un indiscutibile successo elettorale alle primarie
 (come Davide Faraone, Teresa Piccione, Francesco Ribaudo, 
Alessandra Siragusa, PinoApprendi)
 rischierebbero di non essere eletti in caso di insuccesso elettorale
 del PD in Sicilia, cosa ben possibile visti i “chiari di luna” 
odierni e la presenza della “parallela” lista-Crocetta.
Tutto ciò accadrebbe per fare spazio a un veneto, un genovese,
 un ex-berlusconiano e uomo per tutte le stagioni e tutti i tempi, 
e un personaggio non chiaro,i quali invece sarebbero eletti 
sicuramente anche in caso di sconfitta del PD…
Domani, a Palermo, si riunirà la direzione regionale del PD siciliano
 per “decidere”sulle liste. Più che per decidere sarà probabilmente
 una riunione per ratificare quanto già imposto da Roma. 
E buonanotte a qualsiasi discorso sull’autonomia siciliana.
D’altronde, torna in mente un vecchio andare: “Chi è causa del suo
mal piangase stesso”. Il PD siciliano non riesce a “fare muro”
 per imporre solo candidati siciliani perché è diviso. Dovrebbe
 prima unirsi al suo interno sul tema imprescindibile dell’autonomia 
siciliana e poi imporre i propri candidati elettidemocraticamente 
con le primarie in Sicilia. Quanta strada c’è ancora da
percorrere!

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