lunedì 24 settembre 2012

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Barometro elettorale/ I moderati siciliani? Sempre forti. Ma Fava…


di Redazione (22/9/2012)


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I dirigenti del Pd siciliano – spalleggiati dai vertici romani –
dicono di aver accettato di collaborare con il Governo di Raffaele
Lombardo per un motivo: perché avrebbero spaccato in varie parti
il blocco sociale del centrodestra siciliano.
Oggi il barometro elettorale proverà a dimostrare – con 
i numeri e non con le parole – che la tesi dei vertici regionali 
e nazionali del Partito democratico completamente destituita 
di fondamento.
Il Pd, che nel 2008 ha perduto le elezioni regionali, ha governato la
Sicilia per quattro anni. Ora siamo arrivati al
dunque. Il 28 ottobre i siciliani saranno chiamati alle urne. Spetterà agli elettori stabilire se in Sicilia non c’è più o c’è ancora una maggioranza moderata.
Una prima lettura dei sondaggi – che comunque, soprattutto in Sicilia, lasciano il tempo che trovano – sembrerebbe dare ragione al Pd.
Uno dei due candidati alla presidenza della Regione – Rosario Crocetta,
 appoggiato dal Pd e dall’Udc – viene dato come favorito insieme
con il candidato di Pdl, Cantiere popolare e La Destra, Nello 
Musumeci. Questi due candidati sarebbero al 28-30 per cento
dei consensi.
Già salta agli occhi la prima contraddizione. I dirigenti del Pd hanno
sempre detto che la loro alleanza con il Governo Lombardo serviva
per distruggere il sistema di potere di Totò Cuffaro.Solo che 
oggi – ‘piccolo particolare’ – si ritrovano a sostenere un candidato 
alla guida della Sicilia con il Partito – l’Udc – dove, piaccia o no,
militano i tanti eredi di Totò Cuffaro…
Non solo. Il 28-30 per cento di voti
 che i sondaggi ascrivono a Crocetta –
percentuale che il Barometro elettorale
 considera puramente teorica – non
costituisce la maggioranza degli elettori
siciliani ma, per l’appunto, solo il 30 per cento.
Se tale 30 per cento basterebbe ad eleggere 
il nuovo presidente della Regione, 
ebbene, ciò è dovuto alla legge elettorale siciliana che, in presenza 
di tre candidati forti, trasforma, di fatto, la forma di Governo da 
presidenziale in parlamentare.
Ma, ironia della sorte a parte, quattro anni di Governo regionale del Pd,
appoggiando, peraltro, un presidente della Regione – Raffaele Lombardo –
nquisito per mafia (altra contraddizione per un Partito che, a quanto pare,
solo a parole
ha sempre cavalcato l’antimafia), sono sempre stati giustificati con la
paccatura dell’area moderata siciliana. Di tale spaccatura i dirigenti
del Pd si sono sempre autodefiniti protagonisti.
Se leggiamo con attenzione lo scenario delle forze politiche 
siciliane a meno di quaranta giorni dal voto ci accorgiamo che 
le cose sono molto diverse.
Intanto, se i Partiti che sostengono Musumeci (Pdl, Cantiere popolare,
La Destra) si fossero presentati insieme – come stava per avvenire –
con Gianfranco Miccichè (il candidato sostenuto da Grande Sud, partito
dei Siciliani già Mpa, Fli e Mps), questo schieramento avrebbe già
avuto la vittoria in tasca con oltre il 50 per cento dei voti di lista.
La dimostrazione che il blocco moderato siciliano 
non è stato minimamente scalfito dai quattro anni di Governo
 Lombardo-Pd e che, anzi, è più forte di prima.
Infatti, rispetto a quattro anni fa, l’Udc è passato con il centrosinistra, ma la forza elettorale del centrodestra non è stata indebolita, risultando ancora maggioritaria.
Se oggi i moderati siciliani si presentano divisi è perché Gianfranco
Miccichè – e non il Pd siciliano – ha spaccato questo fronte (cosa
che ha già fatto nel 2008, subito dopo le elezioni). Questa spaccatura,
oggi, è avvenuta proprio perché le condizioni politiche ed elettorali lo
consentono.Detto in parole più semplici, se Miccichè non 
avesse la certezza di poter competere per vincere le elezioni 
mai e poi mai avrebbe accettato di ‘correre’ contro Nello Musumeci, 
che rimane un candidato forte.
Di fatto, si è verificato l’esatto contrario di quello che i dirigenti
del Pd hanno sempre sostenuto: lungi dall’essersi indebolito, il fronte
dei moderati siciliani si è rafforzato: ed è diventato così forte da consentirsi 
il lusso di presentarsi diviso. 
E questo – lo ripetiamo – 
nonostante il passaggio a 
sinistra di un Partito (l’Udc) 
che oggi in Sicilia vale il 10 
per cento circa.
I quattro anni di Governo Lombardo-Pd non hanno prodotto altri
effetti. In primo luogo, hanno contribuito a riunificate una grande
area politica alla sinistra del Pd. Oggi Sel, Rifondazione comunista,
i Verdi, Un’Altra storia di Rita Borsellino si presentano sotto
un’unica sigla. Sempre a sinistra, ma in un’altra lista, c’è Italia dei Valori.
Se il Governo Lombardo-Pd ha un merito – e questo gli va 
riconosciuto senz’altro – è quello di aver fatto nascere in 
Sicilia una grande area politica di Sinistra oggi molto
 compatta, soprattutto rispetto alle elezioni per il rinnovo dell’Ars.
Come il Barometro elettorale ha più volte ribadito, il candidato di quest’area, Claudio Fava, non è al 14 per cento, ma al 18 per cento, proprio perché usufruisce i un voto ‘naturale’ che gli arriva dallo ‘zoccolo’ della Sinistra siciliana che oggi può ancora contare su un buon 25 per cento.
Mentre i candidati che, sempre secondo il Barometro, restano i
favoriti – Musumeci e Miccichè – ‘viaggiano tra il 25 e il 28 per cento.
Numeri alla mano, se Fava
riuscirà a ‘bucare’ il Pd,
intercettando una quota
onsistente di voto disgiunto
di questo Partito (ovvero
 elettori che potrebbero 
votare il Pd nelle elezioni 
per il rinnovo dell’Ars e lo
stesso Fava alle elezioni per il presidente della Regione)
potrebbe benissimo competere con Musumeci e Miccichè. La
partita è difficile. Ma bisogna crederci, però.



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