domenica 18 novembre 2012

I GUAI DELL'INGEGNERE LINO IEMI A CASTELLI CALEPIO E A SESTU.SUL RUOLO DELLA POLICENTRO DI PARTINICO O SI MENTIVA IERI O SI STRUMENTALIZZA OGGI


Chi ha seguito fin dall’inizio degli anni 2000 la nostra LIMPIDA  E COERENTE  battaglia è a conoscenza che non abbiamo mai avuto alcuna intenzione di impedire che la Policentro dell’ingegnere Lino Iemi realizzasse un Centro Commerciale a Partinico. Sanno tutti, al contrario, che ci siamo sempre opposti perché il centro non venisse realizzato in contrada Margi dove il PRG destinava le aree non certo per i centri commerciali quanto per l'insediamento delle nostre imprese artigiane e piccolo industriale. Imprese che avrebbero dovuto non solo fornire servizi ma produrre e COMMERCIALIZZARE i prodotti frutto della lavorazione delle stesse. Dunque, in quell’area, SOLTANTO imprese e soltanto il COMMERCIO  del prodotto da loro finito. NIENTE PATATINE O VESTITI PRODOTTI IN COREA O IN CINA O ALTRE PARTI DEL MONDO.Tutti, anche coloro che oggi sostengono per ragioni diverse che il Centro commerciale dovrà sorgere, sono nella conoscenza che nulla abbiamo a che spartire con quanti  hanno voluto impedire la realizzazione della Policentro soltanto PER ALTRE INCONFESSABILI OBIETTIVI.....E, per di più, la storia è ormai talmente vecchia per cui non vogliamo MAI PIU’ ritornare sulla questione se non per ribadire ancora una volta che il progetto approvato prima dal Consiglio comunale di Partinico e poi dalla Regione siciliana, a nostro parere è illegittimo e che la costruzione di QUEL  CENTRO NON RAPPRESENTA, almeno per noi, UN ELEMENTO DELLO SVILUPPO DEL TERRITORIO CHE E’ ALTRA COSA. Dunque scriviamo per coloro che in perfetta buona fede  ritengono che gli investimenti dell’ingegnere e dei suoi nuovi soci, IN MANCANZA D’ALTRO, debba rappresentare un’opportunità di lavoro in una terra come la nostra devastata soprattutto dalla disoccupazione giovanile e a noi chiedono: ”MA VOI COSA PROPONETE PER DARE SPERANZA A CHI SPERANZA NON HA?”. A costoro vorremmo tentare di dare delle definitive riposte ponendo, però, una pregiudiziale e cioè che per noi il lavoro si deve SEMPRE  coniugare con la LEGALITA’. E questo dicono, perfino, coloro che quel progetto ancora oggi sostengono. Tuttavia se volessimo ragionare al contrario  dovremmo dire che anche un  progetto che nasce costruito sulla illegalità PUO’, SICURAMENTE , DARE LAVORO E CREARE RICCHEZZA. Non fu così con la sofisticazione del vino che infestò tutti gli anni ’70 e, indiscutibilmente,  mise nel circuito ricchezza, diede lavoro, produsse per certi versi anche sviluppo: palazzi, ville, strade, opere di urbanizzazione, incremento del commercio locale e tanto altro? Dunque sviluppo seppur temporaneo, seppur “drogato” ma  ricchezza e sviluppo fondati soprattutto sulla violazione delle leggi, sulla corruzione, sul silenzio e l’omertà, sull’ingrassamento della malavita e della mafia. E il prezzo che dovette pagare quel pezzo della società locale che nella sofisticazione non fu implicata? E quale prezzo per l’ambiente e la legalità? Ma per quanti su questi processi si sono allora arricchiti si trattava, ovviamente, di lavoro limpido, opportuno, necessario. E quanti come noi, denunciavano la sofisticazione quale cancro per la nostra economia, soprattutto agricola, i cui effetti col tempo sarebbero venuti fuori in tutta la loro devastazione, venivano messi all’indice, emarginati e “quannu nni finia bbonu” cioè non molestati da notturni, muti, prolungati squilli di telefono,venivamo accusati, appunto, di essere CONTRO LO SVILUPPO ED IL LAVORO. E’ una storia che in forme diverse si ripete dalle nostre parti e che noi ben conosciamo. In definitiva potremmo dire che se il lavoro si può fondare anche sulla illegalità allora, paradossalmente, potremmo e dovremmo fin da domani giustificare il commercio delle droghe pesanti, lo svilupparsi delle piantagioni di marijuana,  l’abusivismo edilizio in ogni dove, il commercio illecito degli armamenti, il gioco e le scommesse clandestine. C’è dubbio che tutte queste attività creano “lavoro ed anche ricchezza”? Ma così, ovviamente, non deve essere PERCHE’ LO SVILUPPO SI DEVE OBBLIGATORIAMENTE E NECESSARIAMENTE CONIUGARE CON LA LEGALITA’che non è soltanto un’espressione verbale, un modo di dire, qualcosa cui  non si crede ma si dice per opportunismo e convenienza. Se, ad esempio, al Comune di  Castelli Calepio in provincia di Bergamo i militari della Guardia di Finanza hanno acquisito le carte relative alla realizzazione del grande centro commerciale “Zerbicenter” che l’ingegnere Lino Iemi dovrebbe costruire e per la ragione che venivano segnalati presunti “molteplici profili di irregolarità nelle procedure” relative alla  trasformazione delle aree da produttive a commerciali (esattamente quel che pensiamo sia accaduto dalle nostre parti) ciò significa che gli organi dello Stato, che hanno IL DOVERE DI VIGILARE ED INTERVENIRE, intendono vederci chiaro perché hanno l’obbligo di verificare il livello di legalità su cui si deve costruire lavoro e ricchezza. Oppure se nel Comune di Sestu in provincia di Cagliari lo Stato sta processando su presunti abusi nella realizzazione del centro commerciale “Corte del Sole”, oltre che il Sindaco, anche tre funzionari del Comune insieme all'ingegnere Lino Iemi  amministratore delegato della Policentro Domus de Janas (si svolgeranno altre due udienze il 28 novembre e il 19 dicembre) allora appare del tutto evidente come lavoro e sviluppo DEVONO  sempre correre in parallelo con la legalità. Dunque sul principio dell’obbligatorio rapporto tra  SVILUPPO e LEGALITA’, per quel che ci riguarda, è questione  anch'essa chiusa e definitivamente acquisita.

MA ABBIAMO ANCHE IL DOVERE DI RISPONDERE A QUANTI CI DICONO: VOI COSA PROPONETE PERCHE’ A PARTINICO AL POSTO DELLA POLICENTRO SI CREINO NUOVI  POSTI DI LAVORO?
NOI NON PROPONIAMO NIENTE SE NON QUELLO,  ANCORA AD OGGI, CHE PROPONEVANO ALCUNE ORGANIZZAZIONI ARTIGIANALI E COMMERCIALI NEL 2003 esplicitato in un documento che riportiamo integralmente e a firma di COSAR-ARTIGIANI PARTINICESI-COMMERCIANTI PARTINICESI-CONSORZIO DEL GOLFO-COMITATO PER LA DIFESA E LO SVILUPPO DELL’IMPRENDITORIA LOCALE. Costoro sostenevano, DIVERSAMENTE DA QUEL CHE  DICONO OGGI, due cose:
1) che la costruzione della Policentro a Partinico avrebbe provocato l’estinzione di 3500/ 4000 posti di lavoro, cioè un disastro economico e sociale;
2) che se l’area D2 di contrada Margi, fosse rimasta nella disponibilità dell’imprenditoria locale avrebbe avuto, quale effetto, la creazione di questi NUOVI POSTI DI LAVORO:

COSAR:                                                  250 unità
- ARTIGIANI PARTINICESI                 100
- CONSORZIO DEL GOLFO                 350
- LIBERI COMMERIANTI                   100

                            per un totale di      800 NUOVI POSTI .

Poi, come sappiamo, i rappresentanti di questi imprenditori si accordarono con l’ingegnere Lino Iemi brianzolo e vice presidente (Presidente l’onorevole Lupi del PDL) della Compagnia delle Opere  collegata al Comunione e Liberazione, e le cose andarono come sappiamo.
PER CONCLUDERE. CONSIDERATO CHE COLORO I QUALI OGGI SONO DIRETTAMENTE INTERESSATI ALLA COSTRUZIONE DEL PROGETTO DELLA POLICENTRO IN CONTRADA MARGI SONO GLI STESSI CHE IERI NON LA VOLEVANO, NON RESTA, allora, CHE DIRE: MA COSTORO, IN QUEGLI ANNI, HANNO  MENTITO ALLA CITTA’ CARPENDONE LA BUONA FEDE SOLTANTO PER INTERESSI PERSONALI? SE COSI' FOSSE SAREBBE COMPRENSIBILE MA NON DA GIUSTIFICARE  NE’ POLITICAMENTE E MENO CHE MAI MORALMENTE. ED ABBIAMO IL DIRITTO DI CHIEDERE LORO DI, ALMENO, NON STRUMENTALIZZARE PER FINI ELETTORALI QUEL CHE RAPPRESENTA UN NEO NELLA VITA E NELLA STORIA DI PARTINICO SPACCIANDOLO PER SVILUPPO E, PER GIUNTA, AMMANTATO DI  LEGALITA'.
Toti Costanzo

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