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venerdì 8 giugno 2012

E SE NINO AMATO NON FOSSE D'ACCORDO?

Un problema tecnico mi ha fatto perdere il post scritto ieri.Lo ricostruisco sperando di non avere perso i concetti essenziali .




Siamo pochi coloro i quali possiamo attribuirci la paternità di essere stati sempre coerenti ,in questi quasi trent'anni che hanno visto insieme a pochi comunisti, pochissimi democristiani come Nino Amato,portare  fondo una lotta non ideologica e sicuramente non interessata, nei confronti dell'azione della distilleria Bertolino sul nostro territorio i cui effetti sono stati ,a volte, devastanti nei confronti del suolo, dell'aria, dell'acqua e del mare. Pochi nel tempo anche se capaci di coinvolgere,in un momento particolare della vita della città ed esattamente il 14 maggio del 2004,un fiume di popolo , migliaia di cittadini ,che per la prima volta si recarono proprio davanti quei cancelli a manifestare un aperto dissenso nei confronti di chi aveva ,per decenni,operato a volte anche al  disopra delle leggi e col sostegno non certo disinteressato di pezzi dello Stato, di amministratori a diverso titolo e livello sempre pronti ad inchinarsi nei confronti della potenza dell'economia. E la breve storia della distilleria ci fa capire quel che é accaduto nella nostra città e sopratutto quel che potrà accadere. Nasce una piccola distilleria, una specie di "quarara" come fu efficacemente definita all'origine.
E nasce, non a caso, alle spalle della stazione ferroviaria. Da li' partivano carichi di vino e di distillato. Quell'industria avrebbe continuato la sua modesta attività se non fosse esploso un fenomeno divenuto enorme negli anni '70 e cioé la possibilità di produrre milioni e milioni di ettolitri di vino sofisticato . E i milioni di ettolitri di vino prodotti venivano trasformati e sostenuti da un politica che avrebbe dovuto tutelare gli interessi dei coltivatori le cui eccedenze potevano andare alla distillazione. Un fiume di denaro che si riversò nelle nostre zone producendo ricchezza , quasi sempre effimera, che fu distribuita a piene mani non solo ai coltivatori disonesti , ma agli speculatori di ogni risma . Bastava allungarle, le mani, e queste si riempivano ,traboccando.Ma il vino da distillare aveva bisogno di un terminale che non poteva più essere la piccola fabbrica,a' quarara,  di viale dei Platani. Nasce e si espande,cosi',  la distilleria più grande d'Europa all'interno della quale passarono ,compiacenti, sindaci, assessori, deputati, ministri , preti ed arcivescovi . Tutti proni, tutti chini , tutti a dire signorsi'. L'industriale ebbe la strada spianata: autorizzazioni, concessioni ,protezioni politiche sempre e comunque .E tutti coloro che i opponevamo non certo per pregiudizio o per ragioni ideologiche inesistenti ,e tirate fuori ad arte, venivano criminalizzati: siete contro il lavoro- ci dicevano- contro lo sviluppo , la modernità.  Qualcuno,poi,  lo ritrovammo fianco a fianco a noi ,ipocritamente, a sfilare quella sera del maggio 2004 .Si annusava la fine di un'epoca e dunque bisognava riciclarsi .Perché il riciclaggio non é soltanto dei soldi ma anche degli uomini. La sofisticazione fu un processo favorito e guidato dalla mafia. No,non quella dei "fardazza", mafia sicuramente criminale ma folkloristica che serve a qualcuno quale paravento, ma quella  soft, quella che decideva anche degli appalti miliardari, che vestiva con giacca e cravatta, che usava l'aereo per andare nelle città del Nord per concordare anche li' appalti, aprire cantieri , costruire centri commerciali , acquistare hotels e palazzi . Ieri come oggi in forma  diversa ma sempre la stessa nella sua essenza, nella sua natura. E' durato  più di trent'anni questo processo, ma come tutte le cose umane doveva pur concludersi . Dunque - dicevamo- se ne va, chiude e il "tappo" che ha impedito lo sviluppo della città verso il mare finalmente salterà. Non vedremo più a distanza di chilometri quei fumi inequivocabili, il mare di S. Cataldo finalmente liberato dal fango ,il mare color del vino finalmente diventare azzurro, limpido dove possano ritornare a crescere ricci e patelle, viole e saraghi , schiere di aiole attraversare quello specchio per perdersi entro gli atri delle grotte scavate in  migliaia di anni dai flutti del mare . E sulla bianca sabbia poggiarsi "i pettini" e " intanarsi" i polpi. Dunque se ne va e allora facciamo alla imprenditrice anche ponti d'oro, purché chiuda, purché si possa scrivere la parola fine. Ma chi non conosce gli imprenditori d'assalto  poteva convincersi che con l'ultima distillazione sarebbe finita un'epoca e , finalmente , calare il sipario. Perché se il tempo trascorre inesorabilmente gli interessi sono sempre quelli ,la politica sempre quella della "quarara" che trasformo' ,sconvolse, devastò . Perché quella politica degli anni '70 non é mai morta.Non ci sono più i vecchi? Ma ci sono i giovani allievi ,in tutto identici a quelli di prima tranne che nell'abbigliamento . E' cambiato il loock, ma non sono cambiati gli uffici tecnici, gli amministratori dei suoli, gli imprenditori acuti come lo é indiscutibilmente la nostra signora dell'industria del distillato. E sempre la stessa é la mafia .No, non la mafia dei Lo Piccolo o soltanto quella ma quella della giacca e cravatta e degli aerei che vanno e vengono sempre dal Nord ,quella che coltiva amicizie, che frequenta salotti buoni , quella che se é il caso, si trasforma di volta in volta anche in antimafia .E se la distillazione muore e , dunque, muore il Re, viva il Re. Finisce la distillazione ma comincia un nuovo ciclo ,quello dell'energia.E il mondo ha bisogno di energia.Anche le nostre città hanno bisogno di tanta energia . Si esauriscono i giacimenti petroliferi che hanno visto popoli farsi la guerra , paesi a capitalismo avanzato contro quelli in via di sviluppo? .E allora? Il vento va bene   ma poco producente, il sole é costoso e, al più,  lo lasciamo nelle mani di qualche giovane politico rampante che cosi' mescola politica ed affari (se fosse in vita il senatore Pino Avellone gli avrebbe detto come disse ad un suo allievo-emulo: "Beddu meu! A tua unné strata ca spunta picchi' nun s'ammiscanu l'affari cu 'a politica ! ").Oppure lo lasciamo a qualche anziano imprenditore d'altri tempi. Basta girare per le nostre contrade per capire quel che accade.Ma l'energia per produrla ha bisogno di materia prima da trasformare. Le biomasse.Vanno bene i residui della lavorazione della legna? Al Nord vanno pure bene perché ci sono i boschi . E al Sud vanno bene vinacce e sanza ? Certamente si ,ma vanno in esaurimento. E se provassimo con i rifiuti? Perché buttarli in discariche che, tra l'altro, vanno a chiudere  (chiude ,per il nostro ATO PA1, anche quella di Siculiana) mentre lenta e costosa é la raccolta differenziata. Si potrebbe ? Pensiamoci su .Intanto portiamo avanti un'idea progettuale generica . Quale idea progettuale ?. Non importa. Questo Consiglio comunale -ovviamente ci riferiamo in particolare alla maggioranza che sostiene l'Amministrazione- vota tutto a scatola chiusa .E' come dire: " A chisti cci poi vinniri puru  'a atta  'nto saccu!".E allora facciamogli votare una convenzione che sancisce un accordo con quelli che vogliono il progresso, i posti di lavoro a tinchité sia in contrada Margi che a Sant'Anna e Bosco Falconeria . Quelli che come negli anni'70 ci dicevano che loro erano la modernità e noi i conservatori . Alla faccia di questi quattro cialtroni di comunisti che dicono sempre NO. E se Nino Amato non fosse d'accordo? Ma tu gira il quadro dall'altra parte e sei a posto.
Toti Costanzo

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