Video

Loading...

sabato 23 agosto 2008

>>> Cio che è vivo e ciò che è morto del comunismo

Il titolo di questo post (una parafrasi di un famoso saggio di Benedetto Croce dedicato a Hegel) vuole porre al centro dell'attenzione una questione oggi divenuta quanto mai fondamentale per chi, come noi di R.C., non teme di riconoscersi nei valori del comunismo, un'ideologia verso la quale molte persone nutrono diffidenza e spesso avversione.Le critiche rivolte al comunismo sono di vario tipo, ma sostanzialmente possono essere ridotte a tre:
  1. il comunismo ha dato luogo a numerosi e sanguinosi regimi totalitari, primo tra tutti quello sovietico di Stalin;
  2. il comunismo è, più che laico, anticlericale se non addirittura ateo;
  3. il comunismo, dopo il 1989, ha dimostrato di essere incapace di realizzare una vera alternativa al capitalismo e, quindi, di essergli inferiore.

Cominciamo dal primo punto. Moltissimi sono coloro che, per sostanziare e motivare la loro avversione nei confronti del comunismo, sfoderano l'argomento inoppugnabile che storicamente la maggior parte dei regimi comunisti è stata di natura oppressiva e violenta. Ora, nessuno che abbia un minimo di onestà intellettuale e culturale può negare l'evidenza storica, politica e morale dei regimi comunisti che, a partire da quello sovietico, si sono spesso (non sempre) caretterizzati per gli aspetti totalitari e oppressivi che hanno adottato. Tuttavia vorrei far notare che

  1. il cosiddetto "comunismo reale" poco o nulla ha a che fare con la lettera e con lo spirito deli'idea/utopia del comunismo esposta negli scritti marxiani; tanto è vero che nell'U.R.S.S. si è dovuti coniare il termine "lieninismo" o "marxismo-lieninismo", tante e tali erano le difformità del pensiero lieninista (e poi di quello stalinista) rispetto all'originale testo di Marx.
  2. Ciò che è accaduto all'idea comunista è accaduto nella storia a tante altre ideologie e/o fedi anche religiose. Pensiamo, per esempio, a tutte le guerre di religione (non religiose!) che sono state combattute sotto l'insegna del cristianesimo; pensiamo a cosa hanno fatto i colonizzatori christiani nel nuovo mondo e in tutti gli altri continenti: milioni di indigeni morti per violenze gratuite e per sfruttamento schiavistico. Si tratta del più immane genocidio perpetrato da un gruppo dominante (cattolico) nei confronti di una popolazione inerme, rea soltanto di non essere cristiana. Insomma, non esiste solo "Il libro nero del comunismo", ne esistono tanti altri e ciascuno intestato a diverse altra ideologie: da quella liberale a quella fascista a quella capitalistica.
  3. Non si può dimenticare che il termine utilizzato dalla storiografia per indicare un regime totalitario non è quello "comunismo", bensì quello di "fascismo" che, notoriamente, indica un'ideologia di destra, e che ha assunto col nazismo la sua forma storica più grave e pericolosa tanto da dare origine ad un conflitto mondiale di proporzioni immani. Detto ciò, non voglio assolutamente sminuire la gravità dei fatti storici accaduti in U.R.S.S., ma non si può certo dire che il comunismo sia stata l'unica idologia che ha dato luogo a regimi statalisti e illiberali. Anzi, secondo quanto afferma Hobsbwam ne Il secolo breve, negli anni tra le due guerre l'attacco maggiore ai governi liberali è stato sferrato proprio dai regimi totalitari di destra.
  4. Da quanto detto sopra, si può concludere che è errato rifiutare o condannare un'ideologia sulla base di come essa è stata interpretata. Se così fosse, tante altre "fedi" politiche e religiose dovrebbero subire la stessa sorte, a cominciare, come ho dimostrato sopra, dallo stesso cristianesimo cattolico dal quale spesso provengono gli attacchi piu duri al comunismo. Un'ideologia, invece, va giudica per quello che ha voluto comunicare in modo genuino, cogliendone il messaggio universale di fondo.

Passiamo al secondo punto. Marx, è vero, ha scritto che la "religione è l'oppio dei popoli". Ma sarebbe ingiusto, oltre che culturalmente scorretto, travisare questa affermazione, cosa che è avvenuta troppo spesso sia nelle fila di chi al marxismo si è ispirato, sia in quelle di chi lo ha avversato. Quello che Marx voleva denunciare col suo giudizio era l'uso politico, che sempre si è fatto nella storia, dello strumento religioso. Il potere della classe sacerdotale nelle antiche civiltà, quello della chiesa nel medioevo, per arrivare all'alleanza trono-altare durante la Restaurazione non lo ha certo inventato Marx né si può attribuire alla storiografia di sinistra la colpa di aver alterato i fatti della storia. La religione, di fatto, cioé storicamente, è stata (ed ancora è) instrumentum regni . Volerlo negare significa agire in malafede. Ora, è proprio da questo punto di vista che la religione (non la religiosità, che è un fatto privato interno alla coscienza di ogni uomo) è stata considerata (giustamente, dico io) un modo per controllare e guidare le masse, Basti pensare, per fare un esempio più vicino a noi, a quanto ha inciso il ruolo della Chiesa nell'ascesa politica della Democrazia Cristiana nel secondo dopoguerra. Per non parlare delle attuali ingerenze del Vaticano sulle scelte legislative dei nostri governi su temi come i diritti delle coppie di fatto, la fecondazione assistita, i sostegni alle scuole private (leggasi "cattoliche"), etc.. Terzo punto. Dopo il crollo del muro di Berlino il mondo è cambiato. In bene o in peggio? E' importante rispondere onestamente a questa domanda , se si vuole dare un sereno giudizio sul ruolo del comunismo nella storia.Chiedomoci inoltre: la caduta dei regimi comusti ha veramente significato anche il fallimento dell'ideologia comunista? Sì, perché come ho cercato di spiegare sopra, una cosa sono le "intepretazioni" del comunismo, un'altra cosa è il valore universale e di fondo del comunismo. Da quest'ottica risulta chiaro che bisogna rifomulare alcuni giudizi frettolosi che hanno plaudito alla vittoria del capitalismo. Forse, coloro cho lo hanno fatto sono stati in buona fede, perchè hanno creduto che capitalismo fosse uguale a liberalismo e a democrazia. In realta, oggi come ieri il capitalismo fa paio con individualismo cinico e sfrenato. Nessuno si illuda che la vittoria dell'economia capitalistica possa rappresentare l'inizio di un'epoca migliore caratterizzata politicamente dalla libertà e dalla democrazia ed economicamente dall'aumento del benessere mondiale. La doccia gelata a queste aspettative viene dall'attuale processo di globalizzazione, gestito dai grandi gruppi di potere economico, che continuano a sfruttare cinicamente l'80% della popolazione mondiale, mantenendola a livelli economici di pura sussistenza. I fenomeni migratori, ormai diventati di portata biblica, costituiscono il naturale effetto di un'evidente ed immorale sperequazione nella distribuzione delle ricchezze mondiali. Tra le vittime del capitalismo sfrenato, ai proletari ottocenteschi si sono aggiunti nel corso dello scorso secolo le enormi masse di diseredati che in tutto il mondo muoiono di malattie, di fame e di sete, mentro l'occidente capitalista e industrializzato spreca ogni istante ingenti risorse.Ma veniamo al comunismo, a che cosa esso ha rappresentato e rappresenta ancora oggi dal punto di vista della weltanschauung sociale, morale ed economica che esso propone in alternativa a quella capitalistica. Innanzitutto ricordiamo che il comunismo è un'ideologia politica di sinistra, che significa, per chi lo avesse dimenticato, progressista e , se occorre, rivoluzionaria. Per questo il comunismo è stato e sempre sarà dalla parte dei più deboli, di quelli che subiscono lo sfruttamento a la strumentalizzazione da parte di un gruppo di potere. Solo chi subisce un'ingiustizia sta dalla parte del cambiamento, del progresso e del miglioramento della realtà. Essere di sinistra prima di tutto significa riconoscersi in un ruolo socio-economico e prendere atto di appartenere alla classe dei più deboli. Da questo caratteristica nasce la peculiare ansia di giustizia sociale e non solo politica che è strutturale al pensiero politico comunista.La destra, al contrario, raccoglie coloro che occupano posizioni di potere economico e politico di preminenza e che, di conseguenza, non hanno alcun motivo di voler cambiare lo statu quo; non a caso sono definiti conservatori. Per questo parlare di una destra progressista è contraddittorio, un ossimoro politicoOggi, come e più di ieri, non nonostante, ma proprio a causa della fine dell'era del comunismo reale, occorre affermare le ragioni del comunismo, quello ideale, che si è sempre opposto al capitalismo dilagante. Il pericolo che oggi corriamo è quello di trovarci in un mondo "ad una dimensione", senza più dialettica, nel quale non esistono più antidoti politici capaci di contrastare la piovra economica della globalizzazione capiltalistica. Il pericolo è per tutti, non solo per le sinistre ma anche per i governi liberal-democratici che, favorendo l'affermarsi di poteri transnazionali e transcontinentali, hanno dato vita ad un moloch di cui hanno perso il controllo. Per questo è grave registrare, non solo nel nostro Paese, l'arretramento di partiti di sinistra che non sono mai scesi a compromessi con le forze antagoniste, anche a rischio di sembrare anacronistici. Spero che questo mio intervento non venga letto solo dai compagni, ma anche da coloro che non la pensano come noi di R.C; non servirà a far loro cambiare idea politica, ma servirà almeno a dimostrare che le nostre scelte politiche non sono dettate né dalla convenienza né dall'opportunismo, bensì da una profonda e meditata scelta etico-politica. In tempi come i nostri non mi pare poco.

Mimmo Neri

Nessun commento: